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Omosessuali e genitori

di Antonella Trentin
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In Spagna, Inghilterra, Svezia è già realtà. E in Italia? Per ora è tabù. E il nostro sondaggio rivela che la maggioranza dei cittadini è contraria. Abbiamo sentito che cosa ne pensano politici e religiosi, omosex e giudici. E chi, lesbica o gay, un figlio lo vorrebbe proprio. O ce l'ha già

In Spagna, Inghilterra, Svezia è già realtà. E in Italia? Per ora è tabù. E il nostro sondaggio rivela che la maggioranza dei cittadini è contraria. Abbiamo sentito che cosa ne pensano politici e religiosi, omosex e giudici. E chi, lesbica o gay, un figlio lo vorrebbe proprio. O ce l'ha già

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Accade nella Spagna di Zapatero: due atlete del basket, Cathy Boswell, 43 anni, e Silvia Lara, 31, pochi mesi dopo essere diventate “moglie” e “moglie”, grazie alla nuova legge sui matrimoni gay dello scorso giugno, hanno annunciato di volere un bambino. Sarà Silvia a portare avanti la gravidanza con la fecondazione assistita. In Inghilterra una legge analoga è stata approvata il 31 dicembre scorso. Dal 2004 i gay possono essere genitori in Germania e in Canada. In Olanda e Svezia è così da anni. Ma in Italia, per ora, l’idea che due persone dello stesso sesso possano adottare o crescere un figlio resta tabù.

Lo conferma il sondaggio realizzato per noi dalla Swg di Trieste: l’80 per cento degli italiani è contrario. In realtà La gaia famiglia, per dirla con un saggio sui genitori omosex di Margherita Bottino e Daniela Danna (Asterios), non è un fenomeno così raro. Dalla ricerca su 3.500 gay di Marzio Barbagli e Asher Colombo, Omosessuali moderni (Il Mulino), il 19 per cento delle lesbiche e il 10 per cento dei gay dopo i 35 anni hanno dei figli, perlopiù nati da precedenti matrimoni con un etero. Sempre più coppie lesbiche, poi, cercano un figlio tutto loro, con la fecondazione assistita all’estero, visto che nel nostro Paese è proibito. E da un anno è nata Famiglia arcobaleno, un’associazione che tutela  i genitori omosessuali e i loro figli.

Una nuova realtà da accettare o da rifiutare? Lo abbiamo chiesto a politici, esponenti gay, esperti, e anche a coppie omosex che già hanno, o vorrebbero, un bimbo.

Gianna Schelotto, sessuologa

«Coppie gay con un figlio? Sono favorevole. La famiglia è cambiata, ormai non ci sono più ruoli stereotipati. Una madre può essere autoritaria e dettare le regole come un papà; mentre un padre può essere giocherellone e accogliente, bravo in cucina. Due padri o due mamme possono condizionare l’orientamento sessuale dei figli? È  falso. Basta pensare al fatto che gay e lesbiche sono cresciuti in famiglie eterosessuali».

Don Leonardo Zega, giornalista  

«Parlare di genitori dello stesso sesso è un controsenso. Il sostantivo “genitori” deriva dal verbo “generare”,  che indica la creazione di un essere umano da parte di un uomo e di una donna. Dunque pensare che le coppie omosessuali possano avere un figlio è un tentativo di forzare la natura. Paternità e maternità non possono essere vantate come pretese».

Daniela Danna, autrice del saggio La gaia famiglia

«In Italia ci si chiede ancora se è giusto che gli omosessuali abbiano dei figli? Ma via! In Spagna, Inghilterra,  Olanda, Svezia, Canada e in vari Stati degli Usa possono tranquillamente adottare un bambino. Figli che crescono sereni, felici, come ha dichiarato l’associazione degli psicologi statunitensi. Certo, questi bambini, più degli altri, rischiano di perdere l’affetto di uno dei genitori se la coppia si divide, ma allora fissiamo per legge diritti e doveri di queste nuove famiglie, senza nasconderci dietro a un dito».

Gianni Vattimo, filosofo

«Credo che oggi sia giusto dare la possibilità a un uomo, solo o con un compagno, di adottare un bambino: la storia che una famiglia dev’essere fatta per forza da un padre e una madre è una assurdità. Cosa dovremmo fare, allora: obbligare tutti i vedovi e le vedove a risposarsi? Tanti bambini sono cresciuti sani ed equilibrati in famiglie con un solo genitore».

Daniela Santanchè deputato e responsabile del dipartimento Pari opportunità di An

«Sono contraria: un bambino ha diritto ad avere un vero padre e una vera madre. Non si può spingere il desiderio di maternità e paternità oltre ogni limite, altrimenti si pensa solo a soddisfare i propri sogni, non le esigenze naturali di un bambino».

Anna Finocchiaro, deputato Ds, ex ministro delle Pari Opportunità

«È impossibile contestare a una donna, anche lesbica, il diritto di avere un figlio attraverso un rapporto occasionale o con il seme di un donatore. Altrimenti bisognerebbe proibire per legge l’esistenza di ragazze madri. Non mi pare opportuno, invece, che una legge dello Stato sancisca il diritto di tutte le coppie gay all’adozione. Ma non sono per un divieto generale: bisognerebbe valutare caso per caso».

Platinette, conduttore di Radio DeeJay

«Mi rendo conto che un figlio, per  un gay, possa essere un desiderio. Ma per me non lo è mai stato. Se sei omosessuale, se la tua vita va in un certo modo, cosa ti importa di ripetere gli stessi schemi della famiglia tradizionale! Sotto sotto, sento puzza di conformismo. Però credo che una coppia omosex molto motivata abbia il diritto di  dimostrare il proprio amore verso un bambino, magari passando prima attraverso l’affido. Se la coppia provasse di essere capace, allora sì, potrebbe aspirare all’adozione».

Franco Grillini, presidente onorario Arcigay

«Nessuno può decidere se sia giusto che una donna faccia un figlio da sola e lo allevi insieme a un’altra donna. Se vuole, lo fa, punto e basta. Per gli uomini è tutto più difficile, anche se fior di ricerche dimostrano che nei Paesi dove l’adozione è consentita i gay si sono dimostrati genitori capaci. Per questo sono favorevole all’adozione per i single».

Asher Colombo, docente di sociologia all’università di Bologna

«Le indagini che ho condotto per il saggio Omosessuali moderni dimostrano che le coppie gay sono molto più accettate che in passato. Quindi il pericolo che i loro figli soffrano per una discriminazione, a scuola o nella cerchia degli amici, è sempre più ridotto. Del resto, trent’anni fa, prima della legge sul divorzio, c’era un  pregiudizio sociale nei confronti dei figli dei separati, mentre ora la loro condizione è considerata normale».

Melita Cavallo, giudice minorile ed ex presidente della commissione adozioni internazionali  

«Non sono d’accordo. Rispetto le unioni dei gay, e credo che agli omosessuali vadano riconosciuti tutti i diritti di cittadinanza, ma quando si parla di adozioni metto al primo posto il bambino. Ricordo il caso di una ragazzina che avevo dato in affido alla sua maestra. Tempo dopo, la piccola mi ha rimproverato: “Giudice, io voglio  bene ad Anna, ma avrei preferito una famiglia normale, con una mamma e un papà!”».

Saremmo due ottimi papà

Giampiero Pinna, 42 anni, e Maurizio Pelosi Lopez, 36, sono una coppia solida e hanno un sogno coraggioso. «Ci piacerebbe fare i papà» dice Maurizio. «In passato ho lavorato come educatore in un campo estivo per l’infanzia, dove c’erano anche bambini con handicap, ed è stata una delle più belle esperienze della mia vita». «Come genitori siamo già collaudati»  avverte Giampiero. «Abbiamo aiutato una nostra amica divorziata a crescere il suo bambino».

Noi, lesbiche e mamme felici
 Giuseppina e Raphaelle, 43 e 42 anni, hanno una bimba, molto amata. «L’ho partorita io con la fecondazione artificiale, perché Raphaelle non rimaneva incinta» sorride Giuseppina. «Vogliamo vivere la maternità con orgoglio, senza nascondere nulla a nostra figlia e neppure alle maestre. Se dirà che ha due mamme, dovranno prenderla sul serio». Giuseppina e Raphaelle non sono sole: fanno parte della prima associazione di genitori omosessuali in Italia, www.famigliearcobaleno.org.

Un figlio? È il nostro sogno di coppia

Mauro Simonich, 44 anni, e Davide Talamini, 41, sarebbero disposti a rivoluzionare la vita se  una legge permettesse loro di adottare un bambino. «In un futuro vicino, forse, non sembrerà così strano che due uomini allevino un figlio» dice Mauro. «Un bambino può crescere sereno e equilibrato anche in una coppia gay» spiega Davide. «Accanto a sé avrebbe comunque figure maschili e femminili: i genitori, ma anche nonne, zie, maestre».

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