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Pacs: per amarsi non serve sposarsi

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Ogni giorno vediamo in tv coniugi che litigano, figli infelici, mogli tradite. Una coppia di fatto può essere unita quanto e più di una che ha scelto il matrimonio. Perché non deve avere gli stessi diritti?

Ogni giorno vediamo in tv coniugi che litigano, figli infelici, mogli tradite. Una coppia di fatto può essere unita quanto e più di una che ha scelto il matrimonio. Perché non deve avere gli stessi diritti?

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«Entro il 31 gennaio del 2007 il governo si impegna a presentare il disegno di legge sulle coppie di fatto». Così ha ribattuto il ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini, nuotando egregiamente nel putiferio scatenato dopo il suo primo annuncio di una versione italiana dei Pacs, la legge che in Francia stabilisce diritti e doveri delle coppie non sposate.
Sdegno immenso, accorate difese della vera famiglia, proclami di politici e di politiche, di prelati e di papi. Insomma un coro si leva unanime contro la negazione dei valori familiari che vanno difesi con le unghie e con i denti. Che Paese sorprendente è questa nostra Italia!
Accendi la tv di domenica pomeriggio e affondi nel circo dell'orrore coniugale. Insulti tra mariti e mogli, sevizie psicologiche a figli soli, fontane di acidi tra amanti e mogliere. I matrimoni riusciti? Benedetti, certo! Ma troppo spesso ecco mariti “santi” e legittimi che giostrano  amanti come yò yò. Signore vere che nel salotto buono sventolano fiere i cognomi del coniuge, ma che nella Spa che sgonfia la boccona vantano collezioni di bagnini. Anche invernali.
Truppe di bambini col cuore azzoppato affollano studi di psicologi e psicoterapisti. E poi si urla allo scandalo nazionale se due persone che si amano e vivono insieme, magari da 20 anni, vorrebbero far rispettare i loro diritti di cittadini!  E cioè la reversibilità della pensione, l'eredità legittima che spetterebbe a qualunque degna compagna, e il contratto d'affitto dopo la morte di uno dei due.
Ma soprattutto vorrebbero giustizia per i loro bambini, figli nati da una coppia che ha deciso di non sposarsi, ma che magari si sentono profondamente felici. Alt: nessuno dice che quelli venuti da un matrimonio giusto non possano essere figli amati e rispettati, né che nozze ufficiali non possano ospitare sposi che si rispettano nell'amore.
Per carità! Rimane però primordiale che una legge fatta per eliminare diversità e ingiustizie si guadagni tali minacce e censure. Insieme agli sdegni dei nostri politici cristiani, si sono aggiunti  i cattolici dell'Ulivo, così detti teodem, che hanno firmato un documento in cui parlano di “clima di ostilità nei confronti dei valori del cattolicesimo”.
Ma (ricordo bene?) i valori del cattolicesimo non parlano forse di amore verso il diverso, di lotta alle ingiustizie e di forte condanna alle discriminazioni? Insomma, abbiamo tanto da urlare sull'Islam che sovrappone ingiustamente la religione allo Stato, e adesso siamo proprio noi a dimenticare che lo Stato italiano laico deve rispetto anche ai bisogni dei laici. Non sarà che qualcuno stia strumentalizzando il cattolicesimo per accendere la solita peste politica che farà belli i vincitori di uno o dell'altro trenino? Si mormora molto, anzi moltissimo, che proprio i più scatenati e celebrati difensori della famiglia cattolica (una, sola e infrangibile) vivano in realtà convivenze molto ufficiali. Che altri, o gli stessi, abbiano uno, due, magari tre matrimoni alle spalle.  Ma non è proprio il Vangelo a dire: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra?”.

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