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Ragazzi, parliamo di sesso

di Silvia Calvi
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Ancora oggi è un argomento difficile da affrontare. Ma una famosa psicologa ci guida a trovare le parole giuste

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Ancora oggi è un argomento difficile da affrontare. Ma una famosa psicologa ci guida a trovare le parole giuste

«Anche a me crescerà il seno?» ; «I gay hanno figli?»; «Io sposerò mia sorella!». Se la curiosità dei nostri figli verso il sesso, il corpo e l'amore è sana e naturale, oggi più che mai è importante dare loro le giuste risposte a seconda dell'età. Senza confonderli o giudicarli. E, allo stesso tempo, proteggendoli da ammiccamenti e contenuti erotici in cui oggi, tra tivù e Internet, possono facilmente incappare. Ne parliamo con Anna Oliverio Ferraris, psicoterapeuta e docente di psicologia dello sviluppo dell'università della Sapienza di Roma, che ha appena scritto una guida sul tema: Tuo figlio e il sesso (Bur).

Sappiamo di doverlo fare, eppure via via che i nostri figli crescono il solo pensiero di parlare di sesso con loro ci imbarazza. Perché? «Perché è un tema che ci mette in gioco. Noi adulti abbiamo una vita sessuale e temiamo che i bambini ci facciano domande molto personali. E poi non sappiamo che parole usare, quanto scendere nei dettagli, se aspettare che chiedano o se anticipare delle spiegazioni. In genere sono i piccoli, per primi, a voler sapere come nascono i bambini o cosa vogliono dire parole come fecondazione artificiale o eiaculazione. Ma io suggerisco anche di fare attenzione: se un bambino di 5 anni assiste a una scena d'amore in tivù, forse è il momento di incoraggiarlo a esprimere le sue curiosità».

E se vuole sapere "cosa fanno” la mamma e il papà? «C'è qualcosa di simbolicamente incestuoso nel raccontare anni'50 anni'70 oggi aspetti intimi della propria sessualità ai figli, siano essi bambini o adolescenti. Con parole adeguate all'età, basta spiegargli che ognuno ha la sua intimità. E che si può discutere di questi argomenti senza parlarne sul piano personale. Proprio come un bambino non dovrebbe dormire nel lettone, c'è una sfera che riguarda esclusivamente la mamma e il papà».

E quando capita che, a 8-9 anni, maneggiando il computer o il tablet, finiscano in qualche sito pornografico? «Se i genitori non attivano un sistema di "parental control" al pc di casa, è sicuro che prima o poi succederà. Il problema? Certe immagini sono troppo forti, perfino violente e possono interferire con uno sviluppo sano della sua sessualità. Perché, se all'inizio proveranno repulsione, poi ci ripenseranno, torneranno a cercarle. Ma senza la maturità emotiva e sentimentale, certe scene possono produrre sulla loro psiche gli stessi effetti di uno stress post-traumatico. Quindi, o mamma e papà cercano di parlarne o, se non se la sentono, possono prima chiarire i loro dubbi con uno specialista. Vietato lasciar correre».

Come comportarsi, invece, con i figli adolescenti? «Occorre mantenere aperto il dialogo, anche rispetto a temi importanti come la contraccezione, le malattie sessualmente trasmissibili, la pedofilia. Questa è l'età del cambiamento, delle forti emozioni, ma anche della confusione. In cui possono succedere tante cose: innamorarsi dell'amica del cuore, chiedersi «Sarò gay?», entrare in competizione con il compagno “che l'ha già fatto”, millantare avventure inesistenti, detestare il proprio corpo. Certo, è anche l'età della curiosità verso il porno: ma se in casa si parla e ci si confronta in maniera aperta e profonda, magari sfruttando i contenuti di un libro o di un film, non si permetterà che l'educazione sessuale dei propri ragazzi sia affidata all'hard».

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