Perché corro la maratona di Atene. Una storia di ambizione e amicizia

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Gli atleti al via della Maratona di Atene del 2010 (Maratona) 

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di

Annalisa Monfreda

Un'amica mi ha convinto a imbarcarmi in un'impresa. E io le ho creduto. Perché è importante, anche da grandi, regalare e farsi regalare ambizioni, e provare a ridefinire i propri limiti e aspirazioni

Un'opinione di:
Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

Correrò la maratona di Atene.

La domanda che negli ultimi mesi mi sono sentita porre più di frequente è: «Perché Atene?».

Quelli che non si sono mai avvicinati al mondo delle maratone mi chiedono come mai non abbia iniziato da una gara di culto e popolare come quella di New York. Mentre gli esperti si chiedono perché mai abbia scelto come prima maratona una delle più ardue. Che inizia con ben 32 chilometri di salita tutta filata.

Potrei rispondere perché è l’autentica. La gara che ripercorre il tragitto da Maratona ad Atene compiuto, secondo la leggenda, da Filippide per annunciare ai greci la vittoria sui persiani. E al quale Pierre de Coubertin si è ispirato per definire la gara olimpica che chiude trionfalmente tutti i giochi: la maratona, appunto.

Però non corrisponderebbe a verità.

La risposta è che io non ho scelto proprio un bel niente.

Questa maratona è stata il regalo di un’amica, la mia compagna di banco del liceo. Grazia è stata un’atleta molto promettente da ragazza, e una grande sportiva nel resto della sua vita. Quattro anni fa, ha corso la maratona di New York praticamente senza preparazione, vivendo di rendita sul suo passato da campionessa di corsa campestre e il suo presente di appassionata a ogni sport. Cinque mesi fa, il giorno del mio compleanno, si è presentata a casa mia con una scatolina verde.

L’ho aperta. Al suo interno c’erano 11 cartoncini colorati. Ognuno recava scritto una parola o un disegno. Un piccolo rebus che mi conduceva dritto alla soluzione finale. Al terzo cartello, "Impegno", che seguiva i due, "Coraggio" e "Determinazione", ho capito cosa mi stava regalando: l’iscrizione a una maratona assieme. Al quinto cartello, che recava la stilizzazione di un tempio greco, ho capito di quale maratona stavamo parlando: Atene, l’autentica.

maratona di Atene

In quel momento ho pensato che fosse semplicemente pazza. Che stava guardando il mondo attraverso la lente del suo corpo e che non avesse idea degli scogli e delle difficoltà di un corpo normale. Di chi non si è mai dedicata seriamente allo sport, anche perché non aveva alcuna speranza di eccellere. Man mano che passavano le ore, però, ha iniziato a farsi strada dentro di me un'altra considerazione. L’iscrizione da parte sua alla Maratona, per giunta a una delle più difficili, era un’investitura: tu puoi farcela.

E, involontariamente, cominciavo a crederci pure io. Così ho iniziato ad allenarmi. Con ostinazione, precisione, e tutto l’impegno che ci vuole quando non hai un briciolo di talento. Cinque mesi dopo posso fare solo due considerazioni.

1) Regalare e ricevere in dono ambizioni è una cosa bellissima.

I nostri sogni non si avventurano mai in spazi lontani dalla nostra immaginazione. I sogni che gli altri fanno per noi, invece, ci conducono su terreni inesplorati, ci portano dentro film che non abbiamo mai girato nella nostra testa, ci fanno scoprire parti di noi di cui non conosciamo l’esistenza.

Regalare ambizioni è quello che fanno i bravi genitori e i bravi maestri quando siamo bambini. Ma da grandi raramente si riceve in dono un’ambizione. Siamo così presi dallo scavare dentro noi stessi per riscoprire i nostri reali desideri soffocati da strati di bisogni, necessità, convenzioni, stereotipi, che non ci avventuriamo mai nel campo dei desideri degli altri. Usciamo di rado dall’orizzonte della nostra immaginazione. 

2) Coltivare un’ambizione in due è un’esperienza potentissima.

Perché a essa si sommano la competizione e la responsabilità, producendo un mix esplosivo. Fin dai tempi del liceo sono stata legata a Grazia da una grande amicizia ma anche da una particolare forma di competizione: la voglia di raggiungerla se era davanti a me; la mano tesa per aiutarla a raggiungermi se ero io davanti a lei. Nei compiti in classe, agli esami di maturità… adesso nella maratona.

È la competizione più costruttiva che io abbia mai provato, quella che ti fa migliorare, e che nasce quando hai la fortuna di voler bene e crescere accanto a persone più gentili, più intelligenti, più talentuose di te. E poi c’è la responsabilità. "Quando l’amicizia è una responsabilità" diceva l’ultimo cartoncino nella scatolina verde. Ed è la frase che mi è risuonata continuamente in testa durante gli allenamenti più duri degli ultimi mesi.

Stavo correndo per me e anche per lei.

Perché so che non sarebbe arrivata in fondo senza di me. Mi avrebbe aspettato per tagliare il traguardo e non volevo rovinare il suo sogno. Oggi penso che se corri due volte, per ambizione personale e per ambizione di coppia, è impossibile non farcela. Ma saprò dirvelo meglio domenica.

Titoli di coda

Avrei voluto raccontarvi che correndo ho ritrovato me stessa, ma la verità è che non mi sono mai persa. Ho solo corso nell'orizzonte di qualcun altro e mi è piaciuto. Ma finita la maratona, tornerò a occuparmi con ostinazione dei miei sogni. Che, nel frattempo, potrebbero anche essere cambiati...

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