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Piccoli accattoni crescono

di Carlo Giorgi
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Gli ultimi dati sono impressionanti: nelle nostre città vengono segnalati quotidianamente 600 casi di baby mendicanti. Bambini che, invece di andare a scuola, chiedono l'elemosina per strada. Già a 5 anni. Ecco le loro storie

Gli ultimi dati sono impressionanti: nelle nostre città vengono segnalati quotidianamente 600 casi di baby mendicanti. Bambini che, invece di andare a scuola, chiedono l'elemosina per strada. Già a 5 anni. Ecco le loro storie

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Ana ha 9 anni e un fermo di polizia all'attivo. Quando è stata presa, chiedeva l'elemosina per le strade di Milano. Per il Comitato minori stranieri del ministero del Welfare, nel nostro Paese sono almeno 7.500 i bambini non accompagnati. Quelli, cioè, che vivono da soli e sono costretti ad attività illegali: elemosina, furto, prostituzione. I dati appena pubblicati da Telefono Azzurro rivelano che la prima emergenza è proprio l’accattonaggio: delle 4 mila chiamate che l'associazione riceve ogni giorno al numero 114, quasi 600 riguardano i piccoli come Ana. E come gli altri che abbiamo incontrato nelle due principali città italiane.

Milano Stazione Centrale. L'autista del bus per l'aeroporto di Malpensa tira un calcio nel sedere a Luciano: «Quanto hai guadagnato oggi?». Luciano, 10 anni, si volta e sorride. Poi riprende a chiedere l’elemosina ai viaggiatori in attesa sul marciapiede. «È qui da un anno e mezzo» mi racconta l'autista. «Da me viene per cambiare la moneta: lui mi dà i centesimi, io gli do le banconote». Tre giorni fa ho chiamato il 113 per segnalare che il bambino stava mendicando da solo a un semaforo. Luciano è un piccolo nomade romeno. Me lo racconta lui stesso quando gli offro una bottiglia d’acqua al vicino chiosco di kebab: «La mia città si chiama Costanza. In Romania andavo a scuola, qui no. Vivo con la mamma a Sesto San Giovanni, in una fabbrica». La fabbrica in cui vive Luciano, scopro più tardi, è l’enorme ex area industriale Falck: un rifugio di diseredati. Entro spingendo un vecchio cancello. Rovine a perdita d'occhio, cemento dissestato in terra, enormi capannoni in muratura e metallo. Non è un posto dove abitare. Qualcuno riempie una tanica d'acqua, una mamma culla la figlia che piange. Un ragazzino di 14 anni in bicicletta frena e mi dà il benvenuto nell’unico modo in cui forse si rivolge ai gagé, i non rom: «Ciao, hai 50 centesimi?». Le baracche di legno, cartone e cellophane si affacciano su una strada sterrata. Il primo topo che vedo è grande come un coniglio. All'ora del tramonto ne strisciano a decine tra le gambe dei bambini. Per fortuna, penso, le donne portano i piccoli con sé quando vanno a mendicare. Se li lasciassero qui, sarebbe molto peggio.

La fabbrica dell'elemosina apre i battenti ogni mattina alle 6,30. Mi apposto dietro un'edicola, osservo la processione di decine di persone che dal cancello di metallo si dirigono alla vicina stazione di Sesto. Qualcuno si infila in metropolitana, altri scelgono la ferrovia. Compro il giornale e aspetto sulla banchina con loro. Li seguo su un treno e scopro che andiamo a Lecco. Arriviamo alle 8,54. È una giornata di sole. Due ragazzine si incamminano sicure per i vicoli fino alla basilica di San Nicolò. È il loro posto di lavoro: ci rimangono fino a dopo pranzo chiedendo l’elemosina in un parcheggio. La maggior parte dei minorenni, però, mendica sottocoperta. La metropolitana ha molti vantaggi. La polizia non ti insegue per evitare che la tua fuga finisca tra i binari. E hai sempre un nuovo pubblico a cui rivolgerti: ogni due fermate cambi vagone, così prima del capolinea hai mendicato su tutto il treno.

Roma Piazza del Popolo. Francesca ha un bel vestito a fiori e lunghi capelli pettinati. Ha anche 5 anni e un bicchiere di plastica in mano. In tre giorni la incontro tre volte, sempre sulla linea A del metrò. È con la sorella maggiore, che avrà al massimo 12 anni ma si muove come un’adulta, con fisarmonica e amplificatore. Lei suona, Francesca passa col bicchiere. «Come si dice a chi ti dà una moneta?» le domando. «Ciao» mi risponde e corre via. Chiede a un viaggiatore di farle vedere cosa ha nelle tasche e ci infila una mano. Un anziano la interroga su dove sia la mamma. Una suora indugia a salire sul vagone con gli occhi fissi su di lei. Le bambine scendono sempre alla stazione di Cornelia: qui trovano i genitori. Scaricano le monete guadagnate, si riposano e ripartono. La più grande si adagia sulla panchina e chiude gli occhi stanca morta. È passato mezzogiorno: lei suona da ore, i suoi coetanei tornano a casa da scuola. Trastevere è il nido delle anime romantiche. La sera trovi giocolieri, tedeschi con la camicia a fiori, romani in libera uscita. Ci sono anche due bambini rom di 7 e 10 anni che mendicano nei ristoranti: il maggiore suona, l'altro chiede l’elemosina fra i tavoli. In via della Cisterna un cameriere li caccia, poi si giustifica di fronte ai turisti che protestano: «Lo faccio per voi. Due giorni fa hanno derubato un cliente». Seguo gli spaventosi ladri bambini. Si fermano in una tabaccheria a comprare delle penne e in un bar a prendere un panino. Dopo averlo mangiato tranquillamente seduti all’interno, salgono sull’autobus per la Magliana. Meta: il campo di via Corridoni, con ogni probabilità. La giornata di lavoro è finita, si torna a casa dalla mamma.

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