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Pietro vuole dire la sua…

di Anna Scarano
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In Francia 6 donne su 10 vanno a lavorare, in Italia le donne occupate sono il 46,9 per cento e il 18 per cento abbandonano il lavoro con la nascita del primo figlio. In pratica, le francesi fanno figli e sono allo stesso tempo le donne con il più alto tasso di attività lavorativa in Europa...

In Francia 6 donne su 10 vanno a lavorare, in Italia le donne occupate sono il 46,9 per cento e il 18 per cento abbandonano il lavoro con la nascita del primo figlio. In pratica, le francesi fanno figli e sono allo stesso tempo le donne con il più alto tasso di attività lavorativa in Europa...

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Ho ricevuto e volentieri pubblico questa lettera:

«Cara Anna, so che ogni mese esce Il Bambino di Donna Moderna. Lo so perché Rita, mia mamma, lo legge. So anche che l'Italia, il Paese in cui sono nato, ha molto a cuore la famiglia. Proprio per questo voglio parlare di mia mamma. Lei non ha un lavoro e uno stipendio fisso, e non credo sia la sola a trovarsi in questa situazione. Dotata di temperamento artistico, usa l'arte per aiutare le persone in difficoltà e negli anni passati ha tenuto corsi di diverso tipo per adolescenti disadattati, anziani nelle case di riposo, detenuti: insomma il suo lavoro ha parecchio a che fare con il sociale. Ora, però, la sua agenda è meno affollata di incarichi e proposte di lavoro e io mi sento un po' in colpa perché, da quando sono nato, lei deve riuscire a fare tutto (commissioni, appuntamenti, corsi e lezioni) mentre io sono al nido. Certe volte è proprio affannata e l'affanno aumenta quando io mi ammalo: se non sto bene non può lavorare, perché deve badare a me. Non ho nonni che mi possano tenere e la baby sitter non può rientrare nel... come si chiama?, budget famigliare (così hanno detto una volta mamma e papà). Io comunque sono bravo, perché mi ammalo pochissimo, quest'inverno solo la varicella e un paio di influenze. Però vorrei aiutare di più la mamma, se lo merita perché mi racconta le favole in modo superlativo, e le disegna anche (a dire il vero anche papà). Allora io, bambino tecnologico del Terzo Millennio, mi sono messo in contatto con Xavier e Katrine, due amici che ho incontrato su Facebook. Il primo vive in Francia, la seconda in Germania. Ecco cosa ho scoperto. Xavier mi ha detto che nel suo Paese le coppie che lavorano e che devono trovare una sistemazione per i loro figli possono contare su un contributo pubblico per assumere un'assistente materna a domicilio. In pratica una baby sitter che in molti casi si occupa di più bimbi a casa sua. Lo Stato, poi, paga fra i 150 e i 200 euro per figlio (fino ai tre anni d'età) al mese. Katrine, invece, mi ha scritto che nel suo Paese i genitori ricevono per i figli 154 euro al mese fino a quando compiono i 18 anni. Lei voleva mettermi in contatto con Edgar, un bambino svedese, perché sembra che lì le famiglie stiano ancora meglio, ma l'ho fermata. Ero già abbastanza depresso. E non ho nemmeno potuto ribattere che io, però, avevo il bonus famiglia previsto dal governo, un contributo una tantum fra i 200 e i 1.000 euro a seconda del reddito (il massimo è 35.000 euro) e della composizione del nucleo (ndr: attenzione, la richiesta per il 2008 scade il 31 marzo). Mamma ci ha provato per il 2007, contando sul fatto che il reddito di quell'anno non aveva superato i 2.500 euro. Niente da fare. Lei è una lavoratrice autonoma con Partita Iva, e il bonus lo danno solo alle lavoratrici dipendenti o disoccupate. Però le spetta la Social card, 40 euro al mese per fare la spesa nei negozi convenzionati. Che dire? Avevo una mezza idea di chiedere una sorellina, ma credo proprio che rimarrò un figlio unico. E che da grande nessuno si azzardi a dirmi che i figli unici sono troppo viziati!».

Pietro, 2 anni e 8 mesi

Care lettrici, le parole della mamma di Pietro (è lei che in verità ha scritto la lettera) sono forti e fanno riflettere perché danno voce a chi, indirettamente, paga le conseguenze delle difficoltà in cui spesso ci si ritrova a crescere un figlio. E per il futuro? In Francia le nascite hanno raggiunto la quota di due figli per donna, unico Paese europeo oltre all'Irlanda a raggiungere l'obiettivo previsto dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000. Prossimi al traguardo Svezia (1,85 figli per donna), Finlandia e Gran Bretagna (entrambe 1,84), Danimarca (1,83) e Olanda (1,70). L'Italia è ferma a 1,34. In Francia 6 donne su 10 vanno a lavorare, in Italia le donne occupate sono il 46,9 per cento e il 18 per cento abbandonano il lavoro con la nascita del primo figlio. In pratica, le francesi fanno figli e sono allo stesso tempo le donne con il più alto tasso di attività lavorativa in Europa. La spesa destinata alle politiche famigliari in rapporto al Pil (Prodotto interno lordo) in Italia è dell'1,1 per cento contro il 2,5 della Francia e il 3 per cento della Germania e della Svezia.

 

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