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Prima un figlio poi mi sposo

di Sabrina Barbieri
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C'è chi arriva in chiesa con il pancione. E chi diventa mamma di uno o più bambini senza pensare al matrimonio. Cambiare l'ordine delle cose oggi non è più un problema. Anzi, è molto chic

C'è chi arriva in chiesa con il pancione. E chi diventa mamma di uno o più bambini senza pensare al matrimonio. Cambiare l'ordine delle cose oggi non è più un problema. Anzi, è molto chic

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«Sto preparando l’abito per il matrimonio. Che emozione!» dice Federica Panicucci, dolce viso della tv. Si sposerà questa primavera («la data è ancora un segreto») con il deejay Mario Fargetta dopo sei anni di convivenza e dieci di fidanzamento. Ma il vestito che le mette i brividi non è il suo. È quello di un’invitata speciale: Sofia, la bambina che la coppia ha avuto sei mesi fa. Eh sì, anche la futura signora Fargetta appartiene alla folta schiera degli sposi con bebè. Niente a che vedere con le nozze riparatrici di antica memoria. Qui si tratta di scelte ponderate: prima si decide di fare un figlio (o di metterlo in cantiere come Brad Pitt e Angelina Jolie), poi si dice sì. Possibilmente per sempre.

«Per secoli il matrimonio è stato un punto di partenza» commenta Alessandro Rosina, docente di Demografia all’università Cattolica di Milano. «Oggi, invece, non c’è più un prima e un dopo. L’ordine delle cose può cambiare senza creare problemi». Anzi, se cambia fa tanto chic. Visto che a rovesciarlo ci hanno pensato anche il superdivo Tom Cruise e Katie Holmes: matrimonio annunciato per ottobre, figlio atteso fra poche settimane. Perché la flessibilità, oltre a sconvolgere il mercato del lavoro, scompiglia anche i percorsi della vita.

Come mai succede? Come mai si anticipa il figlio e si rimanda il sì? La strada verso il matrimonio è affollata di genitori preoccupati.

«Molti partono con l’idea di convivere» spiega Rosina. «Al Nord e al Centro, addirittura il 25 per cento delle donne nate alla fine degli anni Sessanta ha avuto come prima esperienza di coppia una convivenza. Poi, sempre più spesso, queste storie portano un figlio: 15 bambini su 100 nascono fuori dal matrimonio. A quel punto arrivano le nozze». E così la tradizione prevale sulla voglia di trasgressione. «Almeno il 65 per cento dei conviventi che si sposano lo fa per il proprio bambino, perché il piccolo non si senta diverso dalla maggioranza dei suoi coetanei» aggiunge Mauro Pecchenino, sociologo e fondatore dell’Osservatorio sulla famiglia e la persona. Vogliamo chiamarlo neoconformismo? «Sì, sicuramente c’è una buona dose di perbenismo» continua il sociologo. Del resto in mancanza dei Pacs, i tanto discussi patti civili di solidarietà, la scelta è quasi obbligata.

Ma c’è anche chi va a nozze senza pensare troppo alla legge che non c’è. «Mi sono sposata due volte. La prima perché io e Nicola non sopportavamo il termine “compagna” e “compagno”» confessa la giornalista Daria Bignardi. «La seconda (con Luca, da cui aveva già avuto Emilia, ndr), per allegria, per amore e perché dopo i quaranta ci si sposa più per togliersi lo sfizio che per altro. La promessa, quella vera, si fa in silenzio, guardandosi negli occhi. E fare un figlio è un progetto di vita in comune, molto più che sposarsi».

L’evidente crisi del matrimonio è provata dai dati: le unioni di fatto, in Italia, sono 550 mila, addirittura il doppio rispetto a 10 anni fa. Ma ci sono segnali in senso opposto.

«Anche se tutto, a un’occhiata superficiale, sembrerebbe confermare il contrario, dal mio osservatorio vedo che sta tornando una sincera voglia di sposarsi» dice il sociologo Pecchenino. «E non importa se il sì arriva dopo, o poco prima del figlio. Samantha De Grenet e Ilary Blasi, per esempio, sono state recenti spose incinte con matrimoni d’amore fortemente voluti». Come quello di Isolde Kostner, la campionessa di sci che ha rinunciato a partecipare alle Olimpiadi di Torino per una gravidanza a sorpresa, a nozze già programmate. «Avevamo deciso per il 20 maggio» racconta. «Ma allora avrò un pancione di sette mesi. Troppo faticoso. Così abbiamo posticipato la festa: 15 ottobre». Quel giorno, il figlio o la figlia (ancora non si sa) di Isolde e Werner sarà in chiesa assieme a mamma e papà. E nessuno sgranerà gli occhi. Questione di flessibilità.

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