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Tragicronaca di un Primo Giorno di Scuola

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Doveva essere una Giornata Perfetta. Volevo costruire per mia figlia un ricordo da manuale. «Perché tutti rammentano il loro primo giorno di scuola», le dico il pomeriggio della vigilia, in auto, mentre rientriamo dalla Toscana.
Il papà interviene: «Io, no».
«Taci, cinico!», gli intimo con lo sguardo mentre gli assesto un pizzico da tarantola sul braccio. Lui inchioda.

Sequenza tragica numero 1

No, nessun incidente a causa del mio pizzico. Solo una inspiegabile, infinita coda all’altezza di Fiorenzuola che ci imbottiglia in un incubo lungo due ore. È la vigilia della Giornata Perfetta e noi arriviamo a casa a mezzanotte. Come se non bastasse, costringo la Seienne a una doccia notturna: «Perché non si può iniziare la scuola senza "sapere" di pulito». Va a letto che è l’una. Dopo sei ore in punto la sveglio.
Sequenza tragica numero 2

Il programma della Giornata Perfetta prevede la babysitter che arriva alle 8.30 per badare alla sorellina e io che accompagno la Seienne a piedi, possibilmente facendo discorsi importanti. Alle 8.40 nessuna ombra di babysitter. La chiamo e mi risponde una voce assonnata. Non c’è tempo per capire cosa sia successo. Mi avvento sulla piccola, la vesto e la trascino fuori di casa assieme alla grande. La nostra passeggiata dei discorsi importanti diventa un susseguirsi concitato di: «Forza, dai, muovetevi». «Attente a quell’auto». «Dai, su che ci siamo». «Corriamo fin lì?» «Aspettatemi un attimo».
Sequenza tragica numero 3

Arriviamo scompigliate, sudate, trafelate, ma miracolosamente in tempo. Un'enorme distesa di bambini è ancora li davanti al portone e... sgomento! Sulle spalle di ciascuno di loro compare un enorme, fiammante zaino. Devo inventarmi qualcosa, tra qualche minuto anche la Seienne se ne accorgerà. Un secondo dopo: «Mamma perché tutti hanno lo zaino e io no?», mi chiede con gli occhi di quando le rompo inavvertitamente una costruzione. Svio il discorso e intanto cerco una risposta. Non mi viene nulla in mente, così interpello il popolo di Twitter. La risposta migliore è #figliadigitale e quando mi appresto a usarla, lei mi si para davanti con gli occhi che brillano: «Mamma, tutto risolto, Rebecca mi presta i suoi colori e il suo astuccio».

Fantastiche, grandiose… ma, un attimo… Tesoro, chi ti ha detto che sarai in classe con la tua amichetta del cuore Rebecca? Pensiero premonitore della sequenza tragica numero 5
Sequenza tragica numero 5

Quattro madri in lacrime aspettano davanti al portone della scuola che le figlie escano. In quel gruppo ci sono io. E posso testimoniare che le lacrime non scendono per l’emozione da primo-giorno-di-scuola, ma per il freddo meccanismo del sorteggio che ha appena frantumato un sodalizio alla Friends-asilo-e-parchetto. La Seienne e le sue amiche del cuore sono state separate. Ciascuna in una classe diversa. E noi mamme, che abbiamo cementificato quel sodalizio a colpi di grigliate e picnic, versiamo in stato di choc.

Siamo costrette a riprenderci quando le suddette figlie si precipitano fuori da scuola con un sorriso tutto buchi e inequivocabile. Sono felici. Nessun trauma da separazione. Anzi, si ritrovano al parchetto e se la raccontano amabilmente.

Nel frattempo, però, è successo qualcos’altro.
Sequenza tragica numero 4

Flashback: hanno appena formato le classi. Noi genitori entriamo in aula al seguito dei nostri figli e subito attiviamo la scansione ai raggi X di ogni angolo.

Un attimo, ma qui non c’è la Lim, la Lavagna interattiva multimediale. Quel maxischermo che sostituisce la vecchia ardesia e che reagisce a dita e pennarelli. Fino a ieri mi sembrava un vezzo inutile. Oggi sento che al suo utilizzo è appesa la propensione al digitale di mia figlia.

La maestra si presenta. Sembra simpatica. «…Insegnerò italiano, storia, geografia, inglese…» Inglese? Con quell’accento lì?

Ci distribuiscono un foglio con un lungo elenco di cose da portare: quaderni, penne, cartelline, e poi bicchieri, fazzoletti, carta igienica.

Carta igienica? Ma come? Che significa? In che scuola sono finita?

 

Nel bel mezzo di questi pensieri scomposti, intercetto gli occhietti vispi della Seienne. Mi ha già perdonato tutto: la doccia notturna, la corsa a scuola, lo zaino mancato...

Se può perdonare una madre imperfetta, perdonerà anche una scuola imperfetta.

Anzi, qui dentro farà uno dei viaggi più affascinanti della sua vita.

Lei lo sa già. Tutti loro lo sanno già.

Genitori, rilassiamoci! E facciamoci un attimo da parte...
E voi, mi raccontate il "vostro" Primo Giorno di Scuola da genitori?

 

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