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È nato il primo servizio contro il cyberbullismo

di Silvia Calvi
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Si chiama #off4aday il primo servizio italiano di supporto alle vittime del cyber-bullismo creato dal Moige (Movimento italiano genitori) e da Samsung in collaborazione con la Polizia di Stato

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Si chiama #off4aday il primo servizio italiano di supporto alle vittime del cyber-bullismo creato dal Moige (Movimento italiano genitori) e da Samsung in collaborazione con la Polizia di Stato

Da oggi, chi subisce molestie via web in qualsiasi momento del giorno o della notte può scrivere un sms o lasciare un messaggio vocale al numero 393.300.90.90, oppure scrivere all'indirizzo e-mail help@off4aday.it.

CHI RISPONDE AI RAGAZZI  «A ricevere l’appello e dare aiuto c’è un team di psicologi presenti da lunedì a sabato dalle 14 alle 20» spiega Elisabetta Scala, presidente del Moige. «Insomma, si tratta di servizio concreto per cercare di arginare un fenomeno preoccupante, che riguarda ragazzini sempre più giovani. Una recente indagine della Società Italiana di Pediatria sulle abitudini e gli stili di vita degli adolescenti dice che il 31% dei tredicenni (35% ragazze) ha subito atti di cyber-bullismo e il 56% dice di avere amici che lo hanno subito. Ma al nostro numero, in un solo mese, si sono rivolti 1.260 ragazzi dai 10 ai 14 anni e siamo riusciti  a far segnalare ben 588 cyberbulli. Insomma, il fenomeno riguarda anche i ragazzini di quinta elementare».

UN LAVORO CAPILLARE NELLE SCUOLE  Oltre al servizio di ascolto, il progetto Moige comprende anche un fitto calendario di incontri in 2.000 Scuole secondarie di primo e secondo grado, in collaborazione con gli esperti della Polizia Postale. «Ci siamo resi conto che i ragazzi sono disinformati» continua Elisabetta Scala. «La gran parte di loro (e dei loro genitori) per esempio, non sa che ingiuriare qualcuno sul web, postare video di atti di bullismo (come è accaduto al ragazzino down costretto a cantare e filmato dai compagni), mandare messaggi sotto falsa identità e così via, sono reati da Codice Penale. E in Parlamento sarà discussa una proposta di legge per inasprire ulteriormente le pene perché, come insegnano i casi di cronaca, un adolescente sotto attacco può andare nel panico e arrivare a togliersi la vita per la vergogna. È importante che anche le famiglie lo sappiano e parlino con i ragazzi della gravità di questi reati: i loro figli sembrano non rendersene minimamente conto».

COSA C’È DIETRO AL PROBLEMA  Ma cosa spinge dei ragazzini a prendere di mira un coetaneo fino alla violenza psicologica? «L’anonimato è già un incoraggiamento: vittima e carnefice non si guardano in faccia, la violenza si consuma nel mondo asettico e virtuale di un computer, così sembra quasi un gioco» spiega Michela Pensavalli, psicologa, psicoterapeuta e responsabile del servizio telefonico off4aday.  «Poi c’è la solitudine in cui sono immersi molti ragazzini: dopo la scuola passano tantissimo tempo da soli, davanti a cellulare pc o tablet».

AIUTARLI A DENUNCIARE  C’è poi l’altra faccia del problema: il silenzio delle vittime. « I ragazzini, in molti casi, se vengono aggrediti da un cyberbullo, si vergognano e non ne parlano né con i genitori né con i fratelli maggiori» spiega Michela Pensavalli. «E quando, rispondendo alle loro richieste d’aiuto, chiediamo di poter parlare noi direttamente con gli adulti di casa, riceviamo un fermo rifiuto. E, allora, faccio un appello ai genitori: fate voi il primo passo, interessatevi ai contatti social dei figli, parlate di questo problema e fate loro capire che, se c’è un problema, non sono loro a doversi vergognare». Perché un cyberbullo è un ragazzo come i nostri figli. Ma con un problema in più.

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