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Privacy a scuola: più della norma vale il buon senso

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No, non sono d'accordo. Non sono d'accordo con l'applicazione della legge sulla privacy quando recita che, compiuti i 18 anni, lo studente può chiedere alla scuola di non comunicare ai genitori informazioni sulla sua situazione didattica e disciplinare

No, non sono d'accordo. Non sono d'accordo con l'applicazione della legge sulla privacy quando recita che, compiuti i 18 anni, lo studente può chiedere alla scuola di non comunicare ai genitori informazioni sulla sua situazione didattica e disciplinare

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No, non sono d'accordo. Non sono d'accordo con l'applicazione della legge sulla privacy quando recita che, compiuti i 18 anni, lo studente può chiedere alla scuola di non comunicare ai genitori informazioni sulla sua situazione didattica e disciplinare. Partita dal Liceo Einstein di Milano, la circolare ha fatto il giro d'Italia e iniziative analoghe sono già state prese in alcuni istituti di Genova, Roma, del Veneto e dell'Emilia. Come sempre le valutazioni sull'applicazione di questa norma sono le più diverse.

I presidi sono divisi: c'è chi si adegua più o meno convinto e chi preferisce seguire la tradizione. Divisi sono pure gli esperti. Lo psicologo Fulvio Scaparro è favorevole perché «così i giovani imparano a prendersi le proprie responsabilità». Mentre l'ex garante della privacy, Stefano Rodotà, pur dichiarando che «dal punto di vista formale questa legge non fa una grinza», ammette che è discutibile.

La mia esperienza di genitore mi dice che con i figli si deve in primo luogo instaurare un clima di reciproca fiducia, di rispetto, di lealtà. I genitori devono essere innanzitutto autorevoli, dare l'esempio, affrontare assieme ai figli i problemi che si presentano, renderli partecipi e responsabili della vita della famiglia. Ma, nello stesso tempo, penso sia dovere di padri e madri esercitare forme di sorveglianza intelligente sulla vita dei figli e, se necessario, intervenire con decisione. I genitori devono monitorare i luoghi e gli amici frequentati dai figli, il loro rendimento scolastico, fissare tetti di spesa ragionevoli per la paghetta, precisare gli orari di uscita e di rientro a casa, concordare tempi e modi d'uso del motorino.

E ogni misura deve essere rapportata all'età dei figli. Ma deve valere anche per i maggiorenni, se vivono in famiglia. Lo so che raggiungere il giusto equilibrio nei comportamenti per madri e padri è difficile (quante volte ho sbagliato e di grosso!), ma ci si deve sforzare e non ci si può sottrarre. Oggi invece credo che siano troppi i genitori che per pigrizia, disimpegno, egoismo - e lo dicono fior di esperti della famiglia, psicologi, sociologi, inchieste e sondaggi - in nome di una fumosa libertà, non danno regole alla vita dei propri figli e li lasciano fare ciò che vogliono.

Non credo che comportandosi così agiscano per il loro bene. Perché i ragazzi hanno bisogno di una guida. Quando l'anno scorso mia figlia è diventata maggiorenne firmava personalmente il libretto delle assenze e anche i voti. Ma mia moglie e io abbiamo sempre saputo se era presente o meno a scuola, quali voti prendeva e abbiamo sempre visto le pagelle. E se non eravamo contenti del suo rendimento e del suo comportamento siamo sempre intervenuti.

Il problema della privacy a scuola si inserisce comunque nel più ampio discorso del rapporto genitori-figli, dove non penso che le parole mamma e papà debbano essere sostituite con la parola "amico".

P.S. Delle tante novità che saranno presto introdotte nel mondo della scuola parliamo anche a pagina 117.

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