Ci piacerebbe davvero programmare i sogni?

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di

Susanna Barbaglia

Una ricerca (vera o no) dimostrerebbe la possibilità di decidere cosa sognare. Ma sarebbe come rinunciare alla parte più profonda e spontanea di sé
Un'opinione di:
Direttrice di Confidenze, congenitamente appassionata di animali, si rilassa scrivendo gialli, ma il...

Da un paio di giorni mi sto avvitando sulla notizia di una ricerca (completa di test su volontari) che dimostrerebbe come ciascuno di noi, grazie a una minima sollecitazione elettrica, potrebbe programmare i propri sogni evitando così la sorpresa di incubi. Purtroppo già se ne parlava in radio quando l'ho accesa, così l'ho colta per caso e a metà. Non vi so dire nulla, quindi, della fonte che poi ho invano e ripetutamente cercato nel web. A questo punto ho deciso di dare per scontato che si tratti di una bufala, uno scherzo dei due dj, ma lo spunto fa piuttosto riflettere.

I sogni indotti non sono certo una novità, se sono quelli cosiddetti "lucidi". Ed esistono molte tecniche delle quali è inutile dire qui. Nel caso in questione, invece, si parlava del sogno spontaneo del sonno profondo, frutto dell'inconscio, che, da più di un secolo, rimane lo strumento cruciale anche se non centrale della psicoanalisi.

Ma, soprattutto, il sogno è la nostra parte più magica perché sconosciuta, nonostante la si avverta ogni volta come molto intima. Nei sogni, infatti, è come se ci guardassimo in uno specchio deformante, fateci caso. Anche se si tratta di incubi, niente di quello che sogniamo ci è estraneo.

Vi faccio un esempio con uno dei sogni che più mi ha emozionato e spaventato allo stesso tempo. Mi trovavo in uno spazio aperto e buio, lungo una strada che intravedevo a malapena. Davanti a me si muoveva a passi da dressage un enorme cavallo nero e lucido come la pece, un animale meraviglioso. L'immagine era notevole: l'animale entrava e usciva da flash di luce che gli evidenziavano ora la criniera, ora la coda, ora le zampe anteriori rampanti.

Io provavo una folle paura di tutto, temevo di essere calpestata nell'oscurità, di non riuscire a tornare a casa, ma con la stessa intensità emotiva, sentivo di essere irresistibilmente attratta dal cavallo che sembrava volermi indicare una via d'uscita da quel tunnel di tenebra. Poi, di colpo, mi ci sono trovata sopra, senza sella, proprio nel momento in cui stava per spiccare un salto. Attaccata alla criniera, terrorizzata da quella vertigine, ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonata a quel volo mozzafiato. Ma a quel punto mi sono svegliata, profondamente scossa.

Quel sogno mi aveva sbattuto in faccia con simboli precisi un periodo della mia vita che non volevo affrontare, che sfuggivo, che ignoravo. Ma questa parte la lascio volentieri alla psicoanalisi. Quello che più semplicemente mi domando è perché dovremmo decidere lucidamente di voler fare (o non fare) un sogno così straordinario anche se angosciante? Chi vorrebbe rinunciare alle sue ombre? Io no, di certo. Mi voglio tenere stretti i miei sogni, incubi o no. E voi?

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