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Prove Invalsi: cosa sono, a cosa servono, quando si svolgono

di Silvia Calvi

È il momento delle prove Invalsi. Cosa sono? Servono a valutare i nostri ragazzi? Fino a che punto condizionano il loro curriculum? Facciamo chiarezza con un esperto

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È il momento delle prove Invalsi. Cosa sono? Servono a valutare i nostri ragazzi? Fino a che punto condizionano il loro curriculum? Facciamo chiarezza con un esperto

Dal 2008 nelle famiglie italiane ha fatto il suo ingresso una nuova parola: la prova Invalsi.

Il suo nome è l’acronimo di: Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e si riferisce a un esame standardizzato (cioè assolutamente identico per tutte le scuole) cui vengono sottoposti gli alunni delle classi II e V della primaria (le vecchie elementari), quelli di I e III media (in sede d’esame di terza) e, infine, gli studenti della II superiore.

Puntualmente, però, a poche settimane dalle prove conclusive dell’anno scolastico (la prima prova è in calendario per il 3 maggio), ecco riaccendersi la polemica. Ci sono docenti e dirigenti che le considerano inutili (perché non riguardano i programmi ministeriali) o antisindacali (per il timore che servano a giudicare i docenti e, quindi, a decidere di assunzioni e licenziamenti) e genitori che si chiedono: possono condizionare il curriculum scolastico di nostro figlio? Perché non abbiamo accesso ai risultati?

Per fare chiarezza Donna Moderna ha così interpellato Andrea Gavosti, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, che da anni si occupa di scuola, formazione e prove Invalsi.

Che cosa NON sono

«Prima di tutto vale la pena di dire che cosa non sono le Invalsi» esordisce Andrea Gavosti. «Non sono quiz a risposta multipla, non premiano il nozionismo e chi ha più memoria, non penalizzano chi gli alunni creativi né quelli più dotati di logica. Forse si potevano pensare queste cose all’inizio, quando nessuno aveva ancora visto una pagina di test Invalsi, oggi decisamente no».

Che cosa SONO

«Le Invalsi sono una bussola che permette di mettere a fuoco i punti di forza e quelli di debolezza di una scuola, più che di una singola classe o del singolo studente. Servono, cioè, per “fotografare” il livello di preparazione degli alunni all’inizio del loro percorso scolastico e alla fine dell’obbligo, cioè in seconda superiore» spiega l’esperto. «Ma non permettono di valutare i progressi del singolo ragazzino: le prove sono anonime e identiche per tutti, da Bolzano a Siracusa. I risultati servono unicamente per valutare il livello della scuola italiana, quali sono le aree in sofferenza e quali le eccellenze di cui, invece, seguire l’esempio».

Per quali materie

Per ora le Invalsi riguardano soltanto matematica e italiano (in futuro, come già avviene nel resto d’Europa, sarà introdotta anche Scienze). Ma attenzione, gli studenti non devono spiegare la formula del Teorema di Pitagora o fare l’analisi grammaticale di un testo. «La prova di Italiano è, in realtà, un test di comprensione del testo: l’alunno deve leggere e rispondere ad alcune domande. E quella di matematica un test che chiede di utilizzare doti di logica. Poi, a fine test, la scuola spedisce al ministero i risultati» spiega l’esperto. «L’unico caso in cui il risultato fa media è quello dell’esame di terza media. Ma, se anche l’invalsi dovesse andare male, considerato che le prove sono in tutto 7, inciderà solo per 1/7 sul voto finale. Insomma, non si viene bocciati».

C'è anche il questionario

Dalla V elementare in poi gli studenti devono anche rispondere a un questionario, rigorosamente anonimo. «Serve a raccogliere
 informazioni sulle caratteristiche degli
 studenti di una scuola e sul loro contesto
familiare» spiega Andrea Gavosti. «Mentre gli studenti più grandi possono
anche esprimere, sempre in forma anonima, le loro opinioni
sulle attività della scuola.
I questionari offrono
così un’ulteriore chiave di lettura dei dati e
permettono di pensare a nuove politiche a sostegno di quelle scuole che operano in un
contesto difficile»

A chi servono i risultati

Queste informazioni, più che alle famiglie, servono agli insegnanti e ai dirigenti scolastici. «Se vogliamo che l’istruzione pubblica in Italia migliori, le prove Invalsi servono, eccome» conclude l’esperto. «Possono essere migliorate, ma sarebbe un errore abolirle. Allo stesso tempo, non sono l’unica soluzione: le Invalsi sono solo uno dei pilastri su cui fondare la valutazione e il miglioramento delle scuole italiane».  


Le date di tutte le prove del 2017

3 maggio: prova preliminare di Lettura (II primaria) e prova d’Italiano (II e V primaria);

5 maggio: prova di Matematica (II e V primaria) e Questionario studente (V primaria);

9 maggio: prova d’Italiano, prova di Matematica e Questionario studente (II secondaria di secondo grado);

15 giugno: prova d’Italiano, prova di Matematica (III secondaria di primo grado – Prova nazionale all’interno dell’esame di Stato).


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