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Quante volte avete visto questa stretta di mano?

di Maurizio Dalla Palma
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Dal 1978 i grandi della politica stanno lavorando all'intesa tra Israele e Palestina. Una strada lunga e difficile, la cui ultima tappa, per ora, è stata l'incontro ad Annapolis, in America

Dal 1978 i grandi della politica stanno lavorando all'intesa tra Israele e Palestina. Una strada lunga e difficile, la cui ultima tappa, per ora, è stata l'incontro ad Annapolis, in America

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Il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen si sono incontrati a fine novembre al vertice di Annapolis, negli Stati Uniti. La loro stretta di mano al termine della conferenza è solo l'ultima di una lunga serie, una galleria di incontri per costruire la pace in Medio Oriente che in 30 anni ha suscitato enormi speranze e non poche delusioni.

Per rilanciare ancora una volta il dialogo, il presidente americano George W. Bush ha convocato nella città del Maryland oltre 40 Paesi, tra cui i 22 della Lega Araba. Ma al momento della stretta di mano, Olmert e Abu Mazen non si guardano negli occhi e spostano lo sguardo verso Bush, quasi a dire: «E adesso che cosa accadrà?». «Questa immagine coglie il sentimento di smarrimento in cui si trovano oggi gli israeliani e i palestinesi» spiega Igor Man, editorialista de La Stampa e grande esperto di Medio Oriente.

«Da una parte, lo Stato ebraico deve fronteggiare la minaccia dei miliziani islamisti palestinesi di Hamas, contrari alla pace. Dall'altra, il presidente Abu Mazen conosce l'odio del suo popolo per Israele e sa che qualsiasi accordo di pace, se sottoposto a un referendum, verrebbe con ogni probabilità bocciato. Ad Annapolis Israele e l'Autorità nazionale palestinese si sono impegnati a fare ogni sforzo per raggiungere un'intesa entro il 2008. La base delle trattative è la vecchia "road map", un piano messo a punto nel 2003 da Usa, Unione europea, Russia e Onu.

Prevede la soluzione dei problemi principali tra i due contendenti, a partire dalla definizione dei confini di Israele e dello Stato palestinese. Ma restano questioni spinose. «Al primo posto c'è il problema dei profughi arabi che hanno abbandonato lo Stato ebraico e sperano di tornare: sono circa 4 milioni» spiega Marcella Emiliani, docente di Relazioni internazionali del Medio Oriente all'università di Bologna. «La seconda questione riguarda il futuro di Gerusalemme, città santa per entrambe le parti, contesa tra gli israeliani, che hanno occupato la zona Est, e i palestinesi, che ne vogliono fare la capitale del loro Stato».

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