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Quello che tutti i procrastinatori vorrebbero sentirsi dire

di Annalisa Monfreda
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Annalisa Monfreda

Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

Avete presente quelle domeniche mattine in cui guardate la parete bianca della sala e pensate che è proprio il momento di appendere il quadro che giace imballato da mesi dietro la scrivania?

Si comincia così, poi si continua riparando la mensola obliqua, gettando pile di vecchi giornali, mettendo da parte i giocattoli per la parrocchia e riordinando i cd per genere e ordine alfabetico.

Mentre fate una cosa, ne vedete un’altra, poi un’altra ancora. Non riuscite a chiudere gli occhi, come avete fatto negli ultimi mesi. Dovete mettere a posto tutto ciò che vi capita sotto tiro.

Ecco, vi ho appena descritto la giornata, al termine della quale sto scrivendo questi appunti.

Di giornate così ce ne sono poche in un anno, ma risultano decisive per noi fieri appartenenti alla tribù dei procrastinatori. Cioè coloro che rimandano a domani ciò che potrebbero fare oggi.

Il giorno in cui finalmente decidono di agire non è successo niente di particolare, non è crollata la mensola che barcollava da tempo, è semplicemente il giorno giusto per risolvere le “pendenze”.

Un professore universitario americano di nome Adam Grant ha appena scritto sul New York Times che «se procrastinare è un vizio ai fini della produttività, risulta essere una virtù ai fini della creatività».

Fior fior di studi scientifici hanno dimostrato che rimandare un compito ci rende più brillanti nel portarlo a termine. È come se ci diamo il tempo di attivare il pensiero laterale. Le prime idee sono le più ovvie. Ben più creative e geniali sono quelle che arrivano dopo aver lasciato la mente vagabondare.

Tra i celebri procrastinatori che cita il professore Grant, mi ha colpito uno: Aaron Sorkin, lo sceneggiatore del film Steve Jobs che a questo proposito ha detto: «Voi lo chiamate rimandare, io lo chiamo pensare».

Procrastinatori si nasce ma si può anche divenire. L’importante è rimanerlo. E direi che non c’è pericolo di smettere: il giorno in cui decidete di risolvere brillantemente tutte le vostre pendenze, comunque avevate in programma qualcos’altro.

Quindi, per tante cose che avete portato a termine, altrettante ne state procrastinando.

La creatività è salva.

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