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Quello con i soldi

di Giulia Blasi
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Matteo Cambi, l'ideatore di Guru, è in carcere, accusato di svariati reati finanziari. Avrebbe rifiutato di sostenere il colloquio di garanzia, sostenendo di essere provato dall'astinenza da droga

Matteo Cambi, l'ideatore di Guru, è in carcere, accusato di svariati reati finanziari. Avrebbe rifiutato di sostenere il colloquio di garanzia, sostenendo di essere provato dall'astinenza da droga

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C'era una volta quello che in classe c'aveva i soldi. Lo conosciamo tutti. La macchina al diciottesimo anno d'età, e che macchina! La fabbrichètta che aspettava la sua laurea, o almeno il suo diploma. Quello che andava a studiare Giurisprudenza a Bologna perché si diceva fosse più semplice.Quello abbronzato tutto l'anno, con il taglio di capelli un po' così, la faccia un po' cosà, e greggi di squinzie al seguito, a dispetto della sua totale vacuità emotiva ed intellettuale. Ché dove non arriva il cervello, arriva di sicuro la carta di credito. Quanto lo abbiamo odiato, quello lì?

Di Matteo Cambi, il presidente della Guru, sappiamo poco o niente. Di lui conosciamo l'espressione un po' vuota, da ragazzino coi soldi, appunto; l'abbronzatura perenne, i tatuaggi da tronista e soprattutto le magliettine con la margherita, che a chiedere in giro non piacevano a nessuno e poi le avevano tutti. Sappiamo che una volta ha tentato di affittarsi delle ragazze "di rappresentanza" per una serata a casa Berlusconi, senza riuscire a trovarle, o almeno così dice lui. Tutto un coté da jet-set billionario, vagamente cafone, molto Costa Smeralda a luglio. Aspirazionale per il bullo di periferia, disperante per l'intellettuale di sinistra, indifferente per tutti gli altri. Matteo Cambi è ora in carcere, accusato di svariati reati finanziari. Si sarebbe fumato una quantità inverosimile di soldi, spendendoli in beni di lusso di vario genere, ed è di poco fa la notizia che avrebbe rifiutato di sostenere il colloquio di garanzia, sostenendo di essere provato dall'astinenza da droga. Un crollo verticale, per l'ormai ex enfant prodige dell'imprenditoria italiana, il ragazzino con l'idea meravigliosa intervistato ovunque, il fiore all'occhiello dell'Italia che si muove. Ma è un'Italia vecchia, un'Italia ferma a I vitelloni, al Il sorpasso, alla mentalità spendacciona degli anni '50, vita da cicala in cui si coglie l'attimo senza pensare, senza investire, e senza badare a costruirsi un futuro. Si tende a dimenticarsi che a Vittorio Gassman, alla fine, il sorpasso non riusciva e ci scappava il morto.

Ma soprattutto, con questa caduta Matteo Cambi ridiventa nel nostro immaginario quello che in classe ci dava sui nervi per l'arroganza con cui trattava tutto: i professori (che potevano anche bocciarlo, tanto lui poi andava alle private e pagava), le donne (trofei da collezionare, o da deridere, a seconda), i soldi (tanto lui ne aveva), gli altri compagni (che sfruttava). Quel privilegiato lì, quello che credeva di averle tutte vinte. Quello al quale aspettavamo sempre che la vita desse un duro colpo.

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