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Ragazze sulle barricate

di Flora Casalinuovo
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A Parigi la protesta degli studenti infiamma le piazze. A Milano c'è chi occupa, e c'è chi pensa alle interrogazioni

A Parigi la protesta degli studenti infiamma le piazze. A Milano c'è chi occupa, e c'è chi pensa alle interrogazioni

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Julie Coudry, 27 anni, è la leader degli studenti francesi che contestano il contratto di primo impiego. Un provvedimento che consente di licenziare senza giusta causa nei primi 24 mesi di lavoro chi ha meno di 26 anni.

Come va il suo master in Amministrazione economica e sociale?

«Be’, non è il momento più opportuno per sfogliare libri».

Si sente la leader di una generazione di precari?

«No, solo la portavoce di una generazione di ragazzi costretti alla precarietà contro il loro volere».

Cosa la spinge a guidare la rivolta?

«L’ingiustizia di dover pagare una crisi economica causata da chi, prima di noi, ha voluto solo il suo benessere. Dal 1945 non si era mai visto un giovane vivere in condizioni peggiori dei suoi genitori, come invece accade oggi».

Sua madre ha fatto il Sessantotto. Cosa le dice?

«Naturalmente mi sostiene, così come mio padre. Ma tra noi c’è una profonda differenza. La mia lotta è per qualcosa di concreto. La loro era imbevuta di ideologia».

Cosa pensa dei movimenti studenteschi italiani?

«So che ci sono state delle contestazioni contro la riforma scolastica ma, onestamente, non ho rapporti con gli studenti italiani. A proposito, lei ha qualche contatto?».

Il vento delle proteste francesi arriva in Italia. Al liceo Parini di Milano si manifesta contro le sospensioni di dieci studenti, tutti iscritti al collettivo Rebelde. Sospensioni che sono arrivate dopo l’occupazione dello scorso dicembre, finita con barricate e danni per 22 mila euro. Federica, la leader del collettivo, si rifiuta di parlare. Altri studenti commentano. Tra loro Ilaria Ghiselli, 16 anni.

Cosa sta succedendo? Perché protestate?

«In realtà protestano quelli del collettivo. L’occupazione di dicembre, contro la riforma Moratti, era giusta. Ma è degenerata in spintoni e minacce contro chi non voleva più occupare. Ci siamo divisi. Il gruppo Rebelde ha continuato la sua battaglia senza l’appoggio degli altri».

Mentre voi vi dividete, in Francia gli studenti scendono in piazza contro la precarietà.

«Lo so, anche qui ieri avevano pensato a una manifestazione simile. Ma non so se la organizzeranno. Ora pensiamo alle interrogazioni: dobbiamo essere promossi. Lo so, ci accuseranno di essere superficiali. Non è vero, gli ideali li abbiamo ma ci manca la fiducia. Sappiamo che anche scendendo in piazza non cambieremo mai la politica e l’economia di casa nostra».

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