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Moda: nascono le collezioni Ramadan

di Marina D’Incerti

Il 6 giugno inizia il Ramadan, il mese della purificazione per i musulmani. In questo periodo escono collezioni di abbigliamento dedicate all'evento. Ecco perché e come sono

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Il 6 giugno inizia il Ramadan, il mese della purificazione per i musulmani. In questo periodo escono collezioni di abbigliamento dedicate all'evento. Ecco perché e come sono

Hai mai sentito parlare di collezioni Ramadan? Si tratta di capsule collection dedicate al periodo della festività musulmana della purificazione e del digiuno. Da anni vengono presentate nei Paesi del Medio Oriente come l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Kuwait e il Qatar. Ma anche l'Europa è interessata al fenomeno della moda per il Ramadan e, per esempio, dal 30 maggio la catena low cost Mango ha presentato la sua minicollezione sul mercato italiano.

Esiste un moda per il Ramadan?

In realtà le donne non sono tenute a vestire in un modo particolare. Devono casomai accentuare le caratteristiche di "modestia" richieste dall'abbigliamento musulmano, in pratica: linee sobrie che non evidenziano le forme e coprono le braccia e le gambe. Indicazioni che, per i fedeli moderati, non vieterebbero di vestire colorato e alla moda.

Le collezioni di Mango e di marchi di lusso come DKNY vanno incontro all'abitudine di fare shopping in questo periodo. I vestiti nuovi vengono indossati dopo il tramonto, quando le città si animano o si trascorre in famiglia il dopo-digiuno. E, soprattutto, si sfoggiano per la grande festa di Eid che chiude il Ramadan.

Un mercato che tira

Queste collezioni rappresentano anche un approccio a un mercato che entro il 2019 dovrebbe attestarsi intorno ai 484 miliardi di dollari. La "modest fashion", la moda sobria ispirata ai valori islamici così come il beauty halal, cioè certificato per le regole musulmane, sono in grande crescita. I Paesi con il maggior numero di consumatori sono la Turchia, gli Emirati, l'Indonesia, l'Iran e la Nigeria. In Europa, Francia, Germania e Regno Unito.

Oggi, la consumatrice musulmana da una parte non si sente del tutto compresa dai produttori di moda, dall'altra è attenta e interessata allo stile e al design. Come risponde il fashion system occidentale? Alcuni marchi low cost di grande diffusione propongono un abbigliamento non diverso dal nostro. Zara e H&M, per esempio, non hanno collezioni Ramadan o abiti etichettati in modo specifico: basta guardare i siti per i Paesi nordafricani o mediorientali. Nei negozi locali, però, sono in evidenza quei pezzi che possono adattarsi meglio alla tradizione: abiti lunghi, gonne midi, pantaloni ampi. Ma anche capi di pizzo e tessuti velati: le donne musulmane in Medio Oriente si coprono in pubblico mentre sotto possono indossare un abbigliamento iper femminile che riservano alla famiglia o alle altre donne.

Altri marchi, invece, propongono indumenti tradizionali in versione rivisitata. Uniqlo, la catena low cost giapponese diffusa in tutto il mondo, ha disegnato hijab (il velo) e kebaya (blusa + abito) in stile modest. Mentre Dolce&Gabbana proprio in questi giorni lancia la seconda collezione dedicata all'abaya (il camice lungo che copre tutto il corpo) in chiave fashion, da completare con accessori extralusso. Creazioni da sogno per le signore ricche degli Emirati ma in vendita anche in Europa, Russia e Stati Uniti.

A supporto di questo mercato l'Islamic fashion Design Council, ifdcouncil.org, organizzazione per lo sviluppo della moda islamica nel mondo (presente anche in Italia) ha creato un marchio: iFash, islamic fashion, che vorrebbe identificare l'abbigliamento "modest". Le cui caratteristiche di sobrietà, sostiene l'Ifdc, non interesserebbero oggi soltanto le fedeli di Maometto ma una parte assai più ampia di donne in tutto il mondo.

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