Quante donne giocano a rugby!

Credits: Ilaria Magliocchetto Rombi - Contrasto

Il servizio che la fotografa Ilaria Magliocchetti Lombi ha dedicato alle giocatrici della Nazionale italiana di rugby

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di

Gioia Reffo

Sport da maschi? Una volta, forse. A rincorrere la palla ovale, placcare le avversarie, andare in meta adesso sono bambine, teenager. E, soprattutto, over 35. Protagoniste del boom delle squadre amatoriali

Pioggia torrenziale, l’erba trasformata in una piscina di fango, bambini che tifano dagli spalti. In campo non giocano, come ti aspetteresti, i loro papà: a rincorrere la palla ovale e placcare le avversarie sono le mamme. Ci troviamo alla periferia di Brescia, in uno dei sempre più numerosi impianti dove il sabato pomeriggio si sfidano, in gare che non hanno nulla da invidiare a quelle maschili, donne. Spesso non più giovanissime.

Aiuta a identificare i propri limiti (e a superarli)

Il rugby femminile è lo sport del momento. Cresce il numero delle praticanti, cresce l’attenzione per la Nazionale e per i campionati “veri”, ma cresce soprattutto l’attività amatoriale. A 40 anni c’è chi sceglie yoga o Pilates e chi, invece, preferisce correre da una meta all’altra, sporca di terra e sudore, sapendo che verrà buttata a terra alla prima occasione. La ragione? Per capire quali sono i tuoi limiti e superarli, non c’è niente di meglio che dimenticarsi dell’età e tenere stretta quella strana palla che scappa da tutte le parti. Lo raccontano le donne che hanno ritrovato se stesse e sconfitto le proprie paure nel modo più inaspettato, tra una scivolata e un brindisi al terzo tempo.

donne rugby italia Credits: Ilaria Magliocchetto Rombi - Contrasto

Il servizio che la fotografa Ilaria Magliocchetti Lombi ha dedicato alle giocatrici della Nazionale italiana di rugby

«Da quando ho preso tra le mani un pallone di rugby, a 42 anni, ho acquisito maggior fiducia in me e nelle mie capacità. Tutto questo ha avuto un effetto positivo sulla mia vita quotidiana» spiega Barbara Curti delle Tacco Ovale di Firenze, squadra amatoriale femminile della categoria “old”, cioè dai 35 anni in su. Mamma di 2 bambini, un lavoro da ragioniera, Barbara si definisce timida per natura, ma a guardarla in mischia non si direbbe: «Il rugby ha fatto crescere la mia autostima perché tutte dobbiamo attaccare o difendere e così prendiamo consapevolezza di potercela fare, per noi e le nostre compagne». Per Paola Landi, 40 anni e capitana delle Tacco Ovale, il merito va al gruppo: «Lo spirito che si crea è unico: soffri e ti diverti insieme. Trovare un’amica a 40 anni è molto difficile, se non impossibile. Nel rugby invece si instaura un legame di gruppo molto forte, una vera e propria sorellanza».

Insegna a fare squadra

Le Tacco Ovale sono nate 3 anni fa, quasi per scherzo, e oggi contano più di 20 giocatrici: il loro “destino” è lo stesso delle altre squadre femminili old. In Italia nella stagione 2016/2017 sono state 238 le donne tesserate over 35, soprattutto nei club di Roma, Firenze e Milano. Questo numero, però, non rispecchia le tantissime realtà nate sul territorio con il solo scopo di giocare e divertirsi, anche quando ai placcaggi viene sostituito il “touch”: ci si considera placcate, cioè, appena l’avversaria riesce ad afferrare un lembo della divisa, senza bisogno di abbatterti. «La paura di farsi male è solo uno stereotipo: durante gli allenamenti c’è un grande lavoro di preparazione fisica, si impara a cadere in maniera sicura» spiega Marina Casati, infermiera nel reparto di Ortopedia all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che a 49 anni è diventata mediano delle Mammesaure, le giocatrici del Trescore.

donne rugby italia Credits: Ilaria Magliocchetto Rombi - Contrasto

Il servizio che la fotografa Ilaria Magliocchetti Lombi ha dedicato alle giocatrici della Nazionale italiana di rugby

A convincerla è stata la figlia, giocatrice dell’Under 16 del Monza Rugby, uno dei club con più ragazze tesserate e una squadra senior che milita in Serie A. Spesso è proprio questa la “molla”: stanche di guardare gli allenamenti dei figli, le mamme decidono di provare a giocare, all’inizio più divertite che convinte, e subito quel mix di contatto fisico ed entusiasmo di gruppo fa scattare la scintilla. «Sono le caratteristiche del gioco a creare un legame forte. Il semplice fatto che ci si passi la palla all’indietro significa avere massima fiducia negli altri» conferma Simona Sala, 49 anni, da 7 in campo con il Velate Rugby, dove è l’unica donna in mezzo ai colleghi maschi, e dall’anno scorso anche con le Tacco 13 di Cernusco sul Naviglio, entrambe squadre di Milano. Simona ha subito applicato le competenze di leadership imparate sul campo al suo lavoro di project manager delle nuove tecnologie in ambito IT a Sky Italia: «In una squadra è sempre necessario sostenere chi sta con te condividendo ciò che serve e viceversa prendersi delle responsabilità senza demandarle ad altri. E poi impari a ragionare in fretta anche quando sei sotto pressione».

I numeri

3.177 le bambine tesserate tra i 6 e i 12 anni. In questa categoria si gioca ancora in squadre miste. 1.249 le praticanti under 14. È la categoria da cui parte la divisione uomini-donne. 1.001 le giocatrici under 16. 2.438 le atlete seniores. Sono tesserate in oltre 110 squadre (Fonte: federugby.it). 

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