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Sanità in crisi, a pagare sono sempre i pazienti

di Oscar Puntel
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Perché il 16 dicembre i medici hanno scioperato? Nel mirino, i tagli alla Sanità e l'adeguamento agli orari e ai turni dell'Unione Europea. Alla fine, a farne le spese sono sempre i pazienti. Eppure sulla carta abbiamo uno dei sistemi sanitari migliori del mondo. E quindi?

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Perché il 16 dicembre i medici hanno scioperato? Nel mirino, i tagli alla Sanità e l'adeguamento agli orari e ai turni dell'Unione Europea. Alla fine, a farne le spese sono sempre i pazienti. Eppure sulla carta abbiamo uno dei sistemi sanitari migliori del mondo. E quindi?

L'ultimo sciopero della Sanità ha coinvolto oltre 200mila camici bianchi. Perché? Quali sono le loro ragioni?

Sulla carta, abbiamo uno dei sistemi sanitari migliori del mondo: l'Italia è al terzo posto, almeno secondo le classifiche di efficienza, elaborate nel 2014 da Bloomberg su dati di Banca Mondiale, Fondo monetario e Organizzazione Mondiale della Sanità. Il problema è che tanta efficienza teorica, fondata su parametri statistici e di spesa, spesso non collima con chi la sanità la vive sulla propria pelle. L'ultima vicenda è il rispetto dei nuovi orari del personale medico, richiesti dalla normativa europea. A pagarne i costi, di nuovo i pazienti..

Meno medici e nuovi orari

Il 25 novembre è scattato il nuovo orario di lavoro per medici e personale sanitario. Per ricalibrare i nuovi turni, servirebbero 5mila nuovi camici bianchi. E siccome non si vogliono assumere, perché il settore sanità è in costante spending review, a “pagare” sono ancora i pazienti: tempi ancora più lunghi per controlli ambulatoriali. Operazioni che si trascinano perché il chirurgo ha completato l'orario. Accertamenti specialistici che slittano, perché il tecnico non è più disponibile. E per fortuna che gli organismi internazionali ci accreditano nella top-five dei sistemi sanitari nazionali per efficienza.

Liste di attesa lunghissime

Quanto tempo bisogna aspettare prima di effettuare un esame diagnostico? Il Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva nel suo rapporto 2015 parla di attese medie di 9 mesi per le ecografie, esame assai diffuso. Per le altre indagini diagnostiche, la tempistica va ancora peggio: 13 mesi per una risonanza, 12 per una tac o una mammografia. Che dire poi delle operazioni chirurgiche? Interventi maxillo facciali, rimozione delle protesi dell'anca e ricostruzione mammaria registrano tutti una media di 2 anni di attesa. Per un controllo oculistico servono in media 9 mesi, 8 per uno cardiologico, un anno e un mese per un consulto psichiatrico. Dati che si riferiscono a situazioni non di emergenza, ma che dicono molto sulle lungaggini che pazienti normali devono subire per l'accesso alla pubblica sanità.

Errori medici frequenti

E molti sono anche gli italiani che non si curano, semplicemente perché hanno timore degli ospedali. Pare strano, nel 2015: uno su due dice di aver paura di incorrere in un errore medico. Sembrano così lontani i tempi delle garze dimenticate nelle pance. Eppure nelle corsie ci si ammala ancora, invece di guarire. Secondo l'Associazione Salute e Sanità Onlus, ogni anno sono 450mila (su 8 milioni di ricoveri) i casi di infezioni ospedaliere. E almeno un terzo si potrebbero evitare applicando procedure standard come lavarsi le mani, usare guanti sterili per ogni paziente, evitare di maneggiare smartphone e tablet in ambienti che dovrebbero restare sterili.

Uno scandalo dietro l’altro

La sanità italiana è anche infarcita di scandali. L'ultimo è quello sui pacemaker. Secondo la procura di Roma, sei pubblici funzionari dell'Istituto Superiore di Sanità, organo che deve omologare questi dispositivi, avrebbero approvato centinaia di certificati per stent, protesi cardiovascolari, stimolatori cardiaci, senza effettuare test di controllo. Una pratica che è andata avanti dal 2010 al 2014, secondo i pm. Il problema è che, in quell'arco di tempo, questi delicati dispositivi sono stati comunque impiantati, in 300mila pazienti. Privi di certificazione. Quindi, potenzialmente pericolosi.

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