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L’evasione fiscale si sconfigge con il bancomat?

di Maurizio Dalla Palma
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Il governo rende obbligatorio il Pos per i pagamenti ad artigiani e negozianti. Una misura per far versare le tasse fino in fondo. E incastrare i "furbi". Ma è davvero questa la soluzione al problema?

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Il governo rende obbligatorio il Pos per i pagamenti ad artigiani e negozianti. Una misura per far versare le tasse fino in fondo. E incastrare i "furbi". Ma è davvero questa la soluzione al problema?

Maurizio dalla Palma
Un'opinione di

Maurizio Dalla Palma

Giornalista di Grazia, ha lavorato anche a Donna Moderna, alla tv dell’Unione Europea,...

Destra e sinistra, Nord e Sud, l'olio d'oliva e il burro: no, l'Italia oggi si divide e litiga per il Pos.

Lo abbiamo sentito: il governo ha introdotto l'obbligo per negozianti e artigiani di accettare pagamenti con bancomat e carta di credito per importi superiori ai 30 euro. E il cliente, se lo chiede, ha il diritto di saldare il conto con la moneta elettronica (anche se per il momento non sono previste sanzioni per chi non s'adegua: fatta la legge, trovato l'inganno).

Questa decisione ha riacceso una miccia che da sempre fa esplodere gli italiani: la discussione sull'evasione fiscale.

Il Pos fa riaffiorare rancori che dividono amici e famiglie.

Si scontrano due Italie.

Da una parte i negozianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori, le partite Iva: coloro che, se lo vogliono, possono pagare meno tasse del dovuto (a loro rischio e pericolo, naturalmente).

Dall'altra, ci sono i lavoratori dipendenti e i pensionati: quelli che versano le imposte fino all'ultimo centesimo.




Voi da che parte vi schierate?

Per me prendere posizione è difficile. Come figlio di lavoratori dipendenti sono portato a indignarmi per l'evasione fiscale. Negli anni Ottanta chi aveva una piccola fabbrica si è arricchito a dismisura. Da ragazzo, ho vissuto tutto questo come un'ingiustizia inaccettabile. Ma ora che sono adulto seguo da vicino le disavventure quotidiane di un amico imprenditore. E quelle di tanti colleghi a partita Iva. E ho ben chiaro che lavorare in autonomia è spesso un inferno.

L'argomento però nasconde qualcosa di più grande: l'Italia che vogliamo costruire. Ogni cambiamento, ha conseguenze più complesse di quel che pensiamo.

L'ho capito parlando con un economista.

Mi spiegava che l'Italia si distingue da tanti altri Paesi per il fatto di avere una rete capillare di attività piccole e medie: negozi, aziende, artigiani che a volte guadagnano pochissimo. Vi siete mai chiesti come fa ad andare avanti la cartoleria sotto casa, dove non entra mai nessuno? E come è possibile che in una via ci siano tre panifici a pochi metri l'uno dall'altro? Il professore mi ha spiegato che queste attività non potrebbero sopravvivere senza ingannare almeno in parte il Fisco. Una lotta senza quartiere agli evasori significherebbe far abbassare la saracinesca a tanti negozi e creare migliaia di disoccupati.

Nulla lo vieta, naturalmente. L'importante è che sia una scelta consapevole. E che ci si prepari ad affrontare le conseguenze. Proprio come affrontiamo le conseguenze dell'evasione sistematica.

Ma una soluzione equilibrata forse ci sarebbe. Quello stesso economista mi diceva che bisognerebbe lavorare a una riforma del Fisco. Obiettivo: far pagare meno tasse, ma farle pagare fino in fondo. A tutti.


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