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Quanto conta in che classe capita mio figlio

di Flora Casalinuovo
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Nei giorni delle iscrizioni a scuola una circolare del ministero dell’Istruzione apre il dibattito: è preferibile una sezione di genietti o una in equilibrio tra bravi e svogliati? Gli esperti rispondono a questo e altri dubbi dei genitori

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Nei giorni delle iscrizioni a scuola una circolare del ministero dell’Istruzione apre il dibattito: è preferibile una sezione di genietti o una in equilibrio tra bravi e svogliati? Gli esperti rispondono a questo e altri dubbi dei genitori

Mentre in tutta Italia è scattato il conto alla rovescia per le iscrizioni online a scuola (fino al 22 febbraio), una circolare del ministero dell’Istruzione sta facendo discutere perché invita i presidi a organizzare negli istituti delle “classi di livello”. Cosa si intende? «Nel documento non si parla di dividere i ragazzi per merito, ma della possibilità di creare, all’interno dell’aula, gruppi differenti» chiarisce Roger Abravanel, blogger di Meritocrazia.it e autore del saggio La ricreazione è finita (Rizzoli). «I più bravi in matematica approfondiscono la materia, altri ripassano l’argomento in cui sono carenti, sul modello anglosassone. Ogni studente è un mondo a sé e quando la didattica viene personalizzata diventa più efficace».

Con l’aiuto degli esperti, cerchiamo di rispondere alle domande più comuni che i genitori si pongono in questo momento.

MEGLIO COMPAGNI DI SERIE A O DI LIVELLI DIVERSI?
Anche se, in teoria, non è possibile scegliere la sezione che frequenterà tuo figlio, è probabile che tu sappia già che in quella scuola ci sono classi ambite, diciamo di serie A, dove vengono raggruppati gli studenti migliori o più dotati. Ma sarebbe un bene o un male capitarci? «Lo dicono anche gli ultimi studi di pedagogia: le classi di soli numeri 1, così come di soli sfaticati, sono controproducenti» spiega Isabella Milani, professoressa e autrice de L’arte di insegnare (Vallardi). «Gli alunni più carenti non sono stimolati a migliorare e i più talentuosi rischiano di rimanere in una nicchia. Un’aula deve rispecchiare la realtà». Ribatte il saggista Roger Abravanel: «Nessuno vuole le vecchie classi ghetto, ma quelle eterogenee non funzionano perché non valorizzano i migliori. Meglio le scuole in cui si lavora anche per gruppi di livello: tutti raggiungono le competenze di base e poi ognuno può approfondire le tematiche in base alle proprie capacità».

QUALI SONO I CRITERI PER VALUTARE UNA SCUOLA?
Da quest’anno ogni istituto pubblica un rapporto di autovalutazione (lo trovi su cercalatuascuola.istruzione.it): anche se è autoredatto, contiene dati oggettivi importanti come le percentuali dei bocciati e degli abbandoni divise per classe. Altri 2 strumenti utili sono Eduscopio.it, la piattaforma online che confronta le superiori, e i risultati dei test Invalsi, che valutano anche le medie: entrambi servono come base per proporre domande più specifiche ai dirigenti scolastici e agli insegnanti. Per esempio, come mai in quella scuola gli alunni vanno fortissimo in lingue e meno in matematica o perché l’anno precedente ci sono stati parecchi abbandoni. Partecipare agli open day è importante, ma spesso gli istituti in quell’occasione presentano solo il meglio. «Cerca di conoscere l’offerta formativa e il metodo di insegnamento» consiglia la docente Isabella Milani. «E non farti condizionare dalle opinioni degli altri genitori, spesso troppo parziali. Piuttosto vai per qualche giorno all’uscita della scuola: i ragazzi sono allegri? Si fermano a parlare con compagni e insegnanti? Tra i criteri di scelta, aggiungi anche il clima disteso e conviviale».

È COSÌ IMPORTANTE IL “PARCO DOCENTI”?
«Molto: è il gruppo di insegnanti a fare la scuola» risponde il professor Marco Rossi-Doria, sottosegretario all’Istruzione dal 2011 al 2014. «E conta più dei singoli, perché il docente illuminato regalerà benefici ai suoi allievi solo sulla sua disciplina. Invece ci vuole la collaborazione di tutto lo staff: il parco professori dovrebbe essere come un coro che lavora all’unisono con lo stesso scopo, seguendo una didattica comune e organizzando attività e laboratori multidisciplinari». Se hai dei dubbi, chiedi un colloquio per sapere quanti insegnanti sono di ruolo e per conoscerne almeno uno: fatti descrivere anche una sua lezione tipo. «Ricorda che i docenti migliori sono quelli che si aggiornano e non sono per forza legati alla didattica frontale» aggiunge Giuseppe Bertagna, direttore del Dipartimento di Scienze umane e sociali all’università degli Studi di Bergamo. «I più ispirati sanno che l’apprendimento è sempre in evoluzione».

L’AULA DIGITALE È PREFERIBILE A QUELLA CLASSICA?
Lo studio più autorevole è firmato Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e spiazza: i Paesi che hanno investito nell’informatizzazione non hanno ottenuto esiti migliori nei test che misurano le competenze degli studenti. «Non serve avere tablet e lavagne multimediali se si usano come dei libri: la tecnologia implica una rivoluzione della didattica» dice Gualtiero Beolchi, dirigente del Liceo scientifico Lussana di Bergamo, uno degli istituti più digitali d’Italia (con i maturandi al top della classifica in Lombardia). «Per i ragazzi gli strumenti 2.0 sono un trampolino per apprendere meglio. Ad esempio, qui migliorano in matematica con Geogebra, un software interattivo. Le lezioni viaggiano subito sulla nostra Rete, gli studenti le scaricano a casa e si scambiano approfondimenti e idee. E anche la ricerca di storia diventa più interessante se si svolge con video, conferenze e simulazioni. Quando gli alunni sono protagonisti del sapere imparano a risolvere problemi pratici e a parlare in pubblico. E sono più duttili e motivati». Per risolvere il problema della presenza delle Lim (le lavagne interattive) nelle scuole, ma dell’assenza di docenti in grado di usarle, da quest’anno il ministero dell’Istruzione ha previsto la presenza in ogni istituto di un “animatore digitale”, un professore che si occupa dello sviluppo tecnologico e organizza corsi e attività ad hoc.

PER CHI STUDIA POCO CONVIENE UN ISTITUTO FACILE?
«Se fossi un genitore mi fiderei del consiglio e della valutazione degli insegnanti. E lascerei al ragazzo la possibilità di dire la sua» dice Marco Rossi-Doria, autore di La scuola è mondo (edizioni Gruppo Abele). «Spesso ci sostituiamo ai figli senza nemmeno chiedere quali sono le loro passioni. Non se la sente di fare un liceo? Non lo vedi in grado di reggere la quantità di ore di studio richieste da una scuola impegnativa? Oggi esistono professionali e tecnici validissimi: bisogna uscire dalla vecchia equazione che li frequentano solo i peggiori». Aggiunge il pedagogista Giuseppe Bertagna: «In Germania, dove questi istituti sono organizzati alla perfezione, la disoccupazione giovanile è al 7% (in Italia al 40, ndr). Da noi invece negli ultimi anni i tecnico-professionali si sono liceizzati e rischiano di concentrasi troppo sulla teoria. Quindi, prima di iscrivere tuo figlio, informati sulle strutture che prevedano davvero stage e corsi durante l’anno scolastico. Un tirocinio in fabbrica o in azienda è fondamentale».

● IN GERMANIA la formazione professionale è al top, tanto che la disoccupazione giovanile è solo al 7%. I ragazzi possono scegliere diversi indirizzi di scuola superiore dopo un biennio comune, molto selettivo, in base alle loro capacità

● IN INGHILTERRA la scuola superiore non è organizzata per classi, ma gli studenti scelgono i loro curricula e quali materie seguire

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