Colloqui scuola-famiglia: si possono fare in 180 secondi?

Credits: shutterstock
/5
di

Myriam Defilippi

In una scuola a Padova propongono colloqui genitori-prof in 3 minuti. Ma è polemica. E in giro ci sono altre idee più efficaci

Un'opinione di:
Si occupa di attualità, in particolare lavoro ed economia. È l'”amministratore...

Ammettiamolo: i colloqui scuola-famiglia non sono semplici da affrontare. Ora un istituto tecnico di Padova propone di contingentarne il tempo: 180 secondi e via, avanti la prossima mamma o il prossimo papà, purché privi di ansia ma pronti a un dialogo con spirito da centometrista.

Vengono date per auspicabili, se non presupposte, capacità  di sintesi ottima e propositiva da parte dei prof e altrettanta agilità nell'incassare il colpo («Suo figlio è un disastro irrecuperabile») o di bearsi per il plauso («Suo figlio è bravissimo) da parte dei genitori. La maggioranza dei ragazzi ha però performance scolastiche che richiederebbero un discorso un minimo articolato, che vada oltre quanto già si evince dal registro elettronico o dal diario: un confronto sereno ed efficace è difficilmente comprimibile in 3 minuti.

Il tentativo di correre ai ripari con l'ausilio di un cronometro rispecchia due problemi: il dialogo spesso accidentato tra scuola e famiglia e la difficoltà di tanti dirigenti scolastici e docenti alle prese con mille sfide organizzative. Forse più che un inapplicabile rigore asburgico o deragliamenti di fantasia servirebbe tanto spirito di collaborazione, materia che si è annacquata parecchio, a scuola e non solo.

Ma ci sono anche segnali confortanti. Proprio stamane in uno dei tanto vituperati gruppi whatsapp dei genitori (quello in cui, in quanto madre di un liceale, sono iscritta) all'alba una mamma chiede aiuto: "Ho prenotato il colloquio con la prof di matematica ma ho la bimba piccola con febbre, qualcuno può avvertire la docente che non vengo?". Pochi minuti dopo interviene un'altra mamma: "Oggi vado io, tranquilla, glielo dico". Passa solo una manciata di minuti e si inserisce una terza mamma: "Se non ci sono altri, posso prendere io il tuo posto?".

Il cerchio si è chiuso in quello che per la teoria dei giochi è win-win-win: ci hanno guadagnato la mamma che ha potuto disdire, la mamma che ha ottenuto un posto inaspettato e anche la scuola che ha visto sfruttato al meglio lo spazio del colloquio. Questo piccolo esempio di solidarietà, vogliamo chiamarla efficienza?, femminile può… far scuola. E se riunissimo e diffondessimo altre buone pratiche, quelle che si chiamano così visto che la spinta che le mette in moto sta nel buon senso?

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te