Se nessuno alza più il telefono

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Annalisa Monfreda

Un'opinione di:
Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

«Telefonare? Mai! E se è proprio necessario, meglio avvisare prima il destinatario con un messaggio». Quando si parla di galateo ai tempi del digitale, gli esperti di comunicazione convengono tutti su questa regola. Che non è tanto differente dal metodo che lo scrittore Timothy Noah ha rivelato su Slate: «Oggi, se devo chiamare qualcuno per chiacchierare, di solito mi chiedo: “Ho mai visto questa persona nuda?”. Ciò mi permette di chiamare senza scrupoli mogli, fidanzate, bambini, genitori, fratelli, vecchie fiamme, ex compagni di college e pochissimi altri».

Vezzi da snob? Mica tanto. Se non fosse che ho ereditato il numero di un certo Alberto, professione idraulico, e che a ogni ora del giorno mi tocca gestire la delusione dei suoi clienti con un wc o una lavatrice in panne, svelando di non conoscerlo e di non avere un suo contatto, probabilmente riceverei meno di una chiamata al giorno. E quando quella chiamata arriva, il mio “Pronto” oscilla tra la malcelata preoccupazione e l’ostentata sorpresa. Perché dev’essere successo qualcosa di veramente grave o eccezionale se qualcuno mi telefona senza avvisare prima.

Ora, ho vissuto abbastanza da riuscire a congratularmi col genere umano per questa riscoperta della discrezione. Ricordo ancora vagoni del treno che assomigliavano a call center e telefonini che squillavano durante i concerti o i trekking in alta montagna. Eppure, ci sono voci che mi mancano perché non le ascolto più da anni. E giorni in cui il peso della parola scritta si fa sentire: basterebbe un’intonazione, una battuta o una risata a risolvere tante cose, ma nessuno alza più il telefono...

Ecco perché guardo con curiosità il ritorno in commercio del mitico modello 3310 della Nokia, un telefonino che sa fare esclusivamente quello: telefonare e mandare messaggi. Forse sarà solo l’ennesima operazione nostalgia: un oggetto da ostentare, che non ci cambierà il modo di vivere. Ma potrebbe anche essere l’apripista di una nuova tendenza: il ritorno consapevole alla chiamata. Il tentativo di percorrere la virtuosa via di mezzo tra l’invadenza e il silenzio. La riscoperta dell’umanità di poche e sane comunicazioni a voce.

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