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Sono sempre di più gli italiani celiaci

di Flora Casalinuovo
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I nuovi dati del ministero della Salute non lasciano dubbi: le persone che ne soffrono sono aumentate del 15% in 2 anni. E le donne sono il primo bersaglio: 3 volte tanto gli uomini

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I nuovi dati del ministero della Salute non lasciano dubbi: le persone che ne soffrono sono aumentate del 15% in 2 anni. E le donne sono il primo bersaglio: 3 volte tanto gli uomini

«Sono senza glutine, vero?». In Italia questa frase viene pronunciata  ogni giorno da 172.197 celiaci, un popolo sempre più numeroso. «La celiachia è una malattia autoimmune, da non confodere con la semplice intolleranza che invece è un disturbo transitorio » spiega Gino Roberto Corazza, direttore della Clinica medica dell’università degli Studi di Pavia e tra i maggiori esperti del tema. «Il sistema immunitario dei pazienti non tollera il glutine, una sostanza contenuta nel frumento, e ogni volta che un celiaco mangia pane, pasta o pizza con questa sostanza danneggia l’intestino. È un problema da non sottovalutare e una patologia con costi sociali che stanno diventando altissimi ». Ecco 4 domande per capirne di più.

A COSA È DOVUTO L’AUMENTO DELLA CELIACHIA?
Gli esperti puntano il dito su quello che mangiamo. «In effetti, le varietà di frumento che oggi portiamo in tavola sono sempre più ricche di glutine: rispetto a un tempo la quantità di questa sostanza nel cibo è aumentata» nota l’esperto. «Le diagnosi, poi, sono diventate efficaci e mirate perché attraverso un esame del sangue analizzano anche il Dna, quindi emergono con più precisione i malati dai semplici intolleranti. Ma molto resta ancora da fare: la celiachia è un disturbo subdolo, spesso difficile da riconoscere. Noi vediamo solo la punta dell’iceberg: i dati dicono che viene accertata solo a 1 malato su 7».

PERCHÉ NE SOFFRONO SOPRATTUTTO LE ITALIANE? Sul totale dei celiaci nel nostro Paese, 121.964 sono donne e 50.233 gli uomini. «I motivi non sono ancora del tutto chiari» dice Gino Roberto Corazza. «Si ipotizza che ragazze e signore siano più inclini alle patologie autoimmuni perché gli ormoni femminili sfasano i meccanismi di difesa del nostro organismo».

LA MALATTIA È LEGATA A STILI DI VITA SBAGLIATI? Il 48% dei pazienti vive al Nord, con la Lombardia che arriva a 30.541 persone. «Ma non legherei questo dato a un modo di vivere sbagliato» dice l’esperto. «Nelle regioni settentrionali contiamo più diagnosi perché esiste un numero maggiore di centri specializzati».

COME SI RICONOSCE? «Dal 2015 esiste un nuovo protocollo diagnostico» spiega Corazza. «Le linee guida del ministero della Salute elencano tutti i sintomi, dalla stipsi alla dissenteria, dall’orticaria alla carenza di ferro. E specificano che per una diagnosi certa serve anche una biopsia intestinale».

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