del

Come si vive con il seno grosso su un corpo magro

di Ilaria Prada

Soprattutto d’estate, chi ha un seno super abbondante su un corpo minuto si trova ad avere non pochi problemi: da come vestirsi, al costume che non si trova, allo sport all’aperto. Lo sfogo di una nostra giornalista

Un caffè con Donna Moderna

Soprattutto d’estate, chi ha un seno super abbondante su un corpo minuto si trova ad avere non pochi problemi: da come vestirsi, al costume che non si trova, allo sport all’aperto. Lo sfogo di una nostra giornalista

L’estate è la stagione delle torture per chi, come me, ha un décolleté misura XL, reso più evidente dalla sproporzione con la mia taglia XS. Pensate che portare addosso un peso simile sia una passeggiata (lenta, perché se no balla tutto!)? Non è così.

Per fortuna, sono freddolosa e porto la giacca anche a luglio, ma alcune giornate particolarmente torride mi costringono ad abbandonare il mio bozzolo di sicurezza. D’estate non ci si spoglia solo dei vestiti, ma anche delle sicurezze.

Se il sole comincerà a diventare rovente, si profileranno quindi, come ogni estate, le seguenti situazioni:

commenti sgradevoli di tutti (uomini, donne, bambini…), insinuazioni (“Sarà rifatta?” “Di sicuro, non vedi com’è secca?”), giudizi lapidari (“Sproporzionatissima”, quando sono gentili).

 -  se le altre hanno costumi alla moda, noi prosperose no. In spiaggia ci riconosciamo e ci lanciamo sguardi compassionevoli e solidali. Sappiamo bene che i nostri bikini sono sempre gli stessi, riadattati ogni anno. Se ne troviamo uno è un miracolo e ce lo teniamo stretto. Salto in blocco le pagine della moda attuale o le sfoglio sconsolata per sapere cosa mi perdo: tanto è certo che non indosserò mai quei bei costumi con volant e svolazzi perché attirano troppo l’attenzione. Le frange, poi, farebbero effetto “cascate  del Niagara”. Anche se mi facessi tentare, comunque, non troverei la mia taglia.

- la ricerca di un bikini che offra una taglia diversa per gli slip e il reggiseno e che quest’ultimo sia anche della mia misura, è più affannosa di una maratona a Ferragosto e offre meno certezze di un contratto a termine. Di solito rinuncio.

- il reparto “agè” dei centri commerciali è spesso l’unica risorsa. Dò l’idea di essermi persa o di essere una brava nipotina che cerca un regalo per la nonna, ma la verità è una: le misure sono più abbondanti. Posso prendere un costume e tagliare circa un metro di stoffa sul dorso. Va da sé che i miei bikini non sono mai trendy.

- l’abbronzatura è possibile solo con le braccia aderenti al corpo perché, al contrario delle protesi, sfugge tutto al controllo e la gravità traditrice vuole che il seno scivoli di lato. La tintarella, quindi, segue le contorsioni laocoontiche per evitare fuoriuscite birichine e non è mai uniforme.

 - per chi, come me, è una sportiva, l’arrivo delle belle giornate coincide con l’inizio delle corse all’aperto e non più tristemente sopra il tapis roulant. Purtroppo, rinuncio quasi sempre. Se mi arrischio, devo indossare almeno due reggiseni sportivi e fare running in modo ridicolo e scomposto, con i gomiti stretti ai lati del corpo, per evitare che il davanzale si eserciti più di me, saltando qua e là. I miei orari sono fantozziani: notte fonda, poco prima dell’alba o all’ora di cena, così non rischio di incontrare nessuno e non sento i soliti commenti.

Ci avete mai fatto caso? I servizi di moda per “décolleté XL”,  che ogni tanto (purtroppo raramente) spuntano, sono evidentemente scritti da chi non ha questo cruccio. Vi ho infatti trovato diverse leggende da sfatare:

 - la coppa C non è una coppa grande. Nei negozi si trova senza difficoltà. Il problema va dalla D in su, specie se il tuo giroseno è, come nel mio caso, XS. Preparati a una ricerca tipo Sacro Graal. L’unica soluzione sembra essere internet o arrangiarsi con ago e filo.

- il reggiseno (bikini o non) a fascia non regge niente, a meno che sotto non si applichi una mensola. E’ indossabile solo se si hanno le protesi perché sono obbedienti e rimangono al loro posto. 

- il laccio striminzito da attaccare al collo, in dotazione con alcuni reggiseni a fascia, crea l’illusione di maggior sostegno. In realtà, riesce solo a strozzarti e a lasciare un solco sulla pelle tipo Grand Canyon 

- il reggiseno a triangolo anni Settanta è un miraggio, a meno che non si abbiano le protesi. 

- l’unico reggiseno del bikini portabile in spiaggia per un décolleté prorompente è quello a vela, ma col sostegno e lacci ampi. L’effetto “condor” è comunque dietro l’angolo: la mattina parti impettita e col passare delle ore il collo si curva sotto il peso del davanzale. Il capo deve legarsi sulla schiena perché il gancio è sempre largo.

- quei bei costumi a metà fra intero e bikini (per intenderci quelli dove il pezzo superiore è unito a quello inferiore tramite una striscia di tessuto) sono off- limits: l’abbondanza ai piani alti fa sì che la stoffa sul ventre rimanga  tesa come la corda di uno strumento ad arco, facendo somigliare la malcapitata ad un contrabbasso.

- gli abiti con le spalle scoperte sono immettibili, sia perché non si può indossare il reggiseno a fascia, sia perché schiacciano tutto verso il basso facendotele arrivare all’ombelico. Stesso discorso per quei bellissimi vestiti con lo scollo all'americana: sono tabù.

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna

Ti può interessare anche