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La separazione vista con gli occhi di una bimba

di Silvia Calvi
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Calvi Silvia
Un'opinione di

Silvia Calvi

Mamma (separata) di due esplosivi nativi digitali ai quali, tra un esame e l’altro, si aggiunge la...

Si scrive Pas e si legge Parental alienation syndrome (Sindrome di alienazione genitoriale).

Definisce il lavaggio del cervello che  subiscono molti dei 10.000 bambini contesi in tribunale da due genitori separati. Si viaggia a colpi di: «Tua mamma non ti vuole più bene» o «Tuo papà è cattivo»  allo scopo di condizionare la versione del minore e ottenere il suo affidamento esclusivo.

Il motivo? Ferire, ricattare, in qualche modo distruggere l'ex coniuge.

Ne parla un film appena uscito sui nostri schermi, la  versione attualizzata di un romanzo di Henry James che, già nel 1897, ha scritto la storia di una famiglia disfunzionale.

Si tratta di Quel che sapeva Maisie diretto dalla coppia di registi David Siegel e Scott McGehee, con Julianne Moore nei panni di una rockstar sciroccata sposata a un architetto narcisista. Belli, ricchi e completamente assorbiti da se stessi, i due sembrano accorgersi solo di tanto in tanto dell'esistenza della loro bambina, la bravissima Onata Aprile che interpreta la piccola Maisie. 


La particolarità del film? Ci racconta questa storia dal punto di vista della piccola. Che si muove  trascinando a fatica gli enormi stivali (copia del look materno) e osserva i grandi con i suoi occhi grandi, a volte un po' troppo seri, racchiusi in un viso dolcissimo.

È un film che racconta bene proprio tutto quello che un genitore in lite con l'ex non dovrebbe mai fare: parlare male dell'altro con il proprio figlio, mettergli in bocca parole da riferire davanti a un giudice, dimenticarsi di andarlo a prendere, affidarlo a un altro adulto senza neanche controllare che al di là della porta ci sia il destinatario del "pacco".

Storie tristissime come questa, purtroppo, al di fuori della finzione cinematografica finiscono ogni giorno in tribunale. Altre anche sulle prime pagine dei giornali, come quella  del bambino di 10 anni di Padova che, nel 2012, fu trascinato via dalla classe a forza dopo una sentenza della Corte d'Appello che ne aveva deciso l'allontanamento dalla madre e il temporaneo affidamento in una casa famiglia.  Secondo Telefono Azzurro, poi, il maggior numero di casi di bambini scomparsi sono proprio dovuti a uno dei due genitore che sparisce con il figlio.

Ne deriva un danno psicologico che, per ora, non ha ancora una definizione legale da poter essere utilizzata contro il genitore reo di Pas. Perché la contesa dei genitori è una forma violenza, va contro il diritto del bambino di avere rapporti con entrambi. E di non assistere a scene di aggressività fisica, verbale, psicologica tra la sua mamma e il suo papà.

A seconda dell'età del minore e della gravità dei fatti, questo tipo di violenza genera conseguenze diverse, che possono addirittura affiorare anche dopo anni, nell'età adulta. E condizionare la formazione del  "genitore interno", cioè tutto ciò che del ruolo di genitore un bambino ha introiettato attraverso l'esempio in famiglia.

Ma, secondo voi, chi è passato da un'esperienza come questa, una volta adulto, riuscirà a formarsi una famiglia?

 

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