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Si fa… ma non si dice

di Annalena Benini
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La ministra francese Rachida Dati è incinta, però non svela chi è il padre. E l'ex premier spagnolo Aznar corre a precisare: «Non sono io». Dove sta scritto che tutto debba essere confessato? Dall'amore al lifting, ci sono situazioni in cui tacere (o negare) è lecito. Con una sola avvertenza: le bugie, come i ritocchini, a lungo andare si vedono anche se non si ammettono

La ministra francese Rachida Dati è incinta, però non svela chi è il padre. E l'ex premier spagnolo Aznar corre a precisare: «Non sono io». Dove sta scritto che tutto debba essere confessato? Dall'amore al lifting, ci sono situazioni in cui tacere (o negare) è lecito. Con una sola avvertenza: le bugie, come i ritocchini, a lungo andare si vedono anche se non si ammettono

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Negare sempre è una simpatica filosofia di vita, basata sul non raccontare agli altri i fatti propri e, anzi, negarli nel momento in cui diventano di dominio pubblico. Negare anche l'evidenza, negare vigorosamente, non permettere a nessuno di avere certezze sulla nostra situazione sentimentale, lavorativa, economica, persino facciale (la negazione di interventi estetici va molto di moda).

Manifesto esistenziale legittimo, fondato su riservatezza, perimetro privacy inviolabile, e qualche bugia: nel mondo dove tutti sanno tutto di tutti, più o meno in tempo reale (Facebook è, per esempio, uno strumento di controllo pazzesco, un Grande Fratello giocoso ma sempre sveglio), conviene a volte ritagliarsi spazi tutti per sé.

Ma i personaggi famosi? Quelli che, secondo noi, ci appartengono completamente?Perché, da pubblico, abbiamo dato loro la vita, e pretendiamo in cambio tutta la loro intimità. Vorremmo sapere anche chi è il padre del bambino nella pancia di Rachida Dati, ministro della Giustizia francese, che ammette la gravidanza e dice: «Ho una vita privata complicata», niente di più. Sarà José Aznar, ex premier spagnolo che si è affrettato a negare il pettegolezzo? «Non sono il padre del figlio di Rachida Dati» ha detto (e non «Non ho mai avuto una relazione con il ministro»), sarà quel famoso imprenditore francese assai sposato? Rachida è su tutte le copertine, sorride radiosa, lavora duro e conserva il suo segreto.

E Angelina Jolie non ammetterà mai, nemmeno sotto tortura, di avere distrutto la vita della fidanzata d'America, Jennifer Aniston, rubandole il marito Brad Pitt, uccidendo la favola romantica di una ragazza semplice che era riuscita a conquistare il più bello di tutti e stava cercando di dargli un figlio senza successo

La gente che vive d'immagine non può lasciarsi scalfire l'immagine dalla vita vera, dalle cose che accadono, dai guai in cui succede di ficcarsi, la gente che vive d'immagine gode di uno speciale diritto: plasmare se stessa secondo le esigenze, eliminare le ombre, mantenere un'apparenza luccicante e quasi perfetta, a dispetto della realtà.

«È un comportamento coerente» commenta Gianna Schelotto, scrittrice e psicoterapeuta. «Viviamo nella società dell'immagine, è persino giusto che, chi basa la vita su quel che offre al pubblico, difenda la propria apparenza, anche a costo di negare la verità».

È anche vero che non siamo tenuti a sapere proprio tutto della vita privata altrui, forse converrebbe chiedersi ogni tanto: ma se fossi io incinta di un uomo sposato, che ancora non ha risolto la propria situazione personale, davvero sarei contenta di farlo sapere a tutto l'ufficio, a tutto il quartiere, a tutti i conoscenti, a tutta la città?

Ci sono aree off-limits in cui la bugia o il silenzio sono consentiti (quanti soldi guadagni, quanti anni hai, quanto pesi, quanto soffri per restare magra, quanti fidanzati sbagliati hanno varcato quella porta, quanto hai penato per avere quel bimbo).

Non solo Nicole Kidman ha il diritto di raccontare di essere rimasta incinta a 41 anni dopo avere fatto il bagno in un laghetto della fertilità in Australia (e comunque magari è vero), anche la nostra vicina di casa o amica d'infanzia non è tenuta a spiegare di essersi sottoposta a cure dolorose: come diceva quel tale nello spot di un amaro, "sono fatti miei".

Solo che alla società dell'immagine, come la definisce Gianna Schelotto, non basta un discreto silenzio, o un po' di riservatezza: servono racconti, abbellimenti della realtà, fronzoli retorici, fantasie. Come le magrissime bellezze televisive, a cui non basta essere filiformi: devono anche raccontare di avere un metabolismo meraviglioso e di affogarsi di lasagne anche a colazione nel tentativo di ingrassare almeno un etto. «Purtroppo non prendo peso, mai».

La realtà è ben diversa (consoliamoci, ragazze): racconta Candida Morvillo, direttore di Novella 2000 a cui per lavoro capita di incontrare le stelline e le soubrette a cene varie, che «nessuna di loro tocca mai cibo: digiunano proprio, hanno la desolazione nei piatti, ma non lo ammetterebbero mai in pubblico, perché si sa che gli uomini sbuffano davanti alle ragazze che fanno le schizzinose a tavola. Una sincera ammissione di dieta costante potrebbe turbare il sex appeal, o la divinità del loro corpo».

Funziona così anche con i trattamenti estetici, il più delle volte. Spiega la Morvillo: «A parte le ritoccate storiche, diciamo le apripista come Alba Parietti, che ha ingenuamente confessato i propri siliconi per poi pentirsene perché ogni servizio sulla chirurgia estetica contiene una sua foto-prova, le altre tacciono o negano: Patty Pravo sembra una ventenne e sostiene che è merito dei geni, che anche sua nonna è così». L'unico aiuto ammissibile «sono le punture di vitamine» dice la Morvillo «evidentemente hanno un'aria chic».

Sincera fu Simona Ventura, che raccontò a più riprese di essersi rifatta il seno per poi pentirsene, e di avere persino pensato di regalarsi un fondoschiena brasiliano: cambiò idea quando il chirurgo plastico le spiegò che le avrebbe sollevato la pelle del sedere, per infilare sotto il gluteo una tendina e richiudere. Le altre soffrono in silenzio grandi tormenti, affrontano operazioni terribili per poi magari avere tutte la stessa faccia gonfia e lucida, e guardarsi con gli occhi spalancati dal lifting, suggellando il patto tacito di non ammetterlo mai.

Vale per i ritocchi, vale per gli amori. Ci sono le Rachida Dati, legate a uomini troppo complicati (e a proposito della  super modella Heidi Klum non si sa tuttora ufficialmente chi sia il padre della sua figlia maggiore; la prima - ma erano altri tempi - a tacere la paternità fu Ornella Muti), e ci sono quelle che si vergognano ad ammettere di avere storie normali con uomini normali: il massaggiatore, la guardia del corpo, il parrucchiere. Sarebbe un autogol di immagine, allora si preferisce fingere di essere single.Degli amori di Valeria Marini, per esempio, dopo Vittorio Cecchi Gori si sa pochissimo (come dei suoi ritocchini del resto).

«Ho conosciuto persone famose» racconta Gianna Schelotto «che lontano dalle luci della ribalta sono smarrite, faticano ad adattarsi alla normalità. Abituate a vivere "come se", sono scollegate dal "sé". Gente che non sa come riempire gli spazi tra la realtà e l'immagine».

Il pericolo non riguarda soltanto i personaggi pubblici, ma tutti noi: nello sforzo continuo di mostrare un'immagine vincente, senza ombre, accattivante, alla moda, rischiamo di perderci di vista, di confondere finzione e realtà, e di non rilassarci mai. Non siamo tenute a raccontare al mondo chi è la persona che ci fa battere il cuore o ci fa disperare (il "si fa ma non si dice" in moltissimi casi è ancora l'unica salvezza). Ma non sforziamoci di presentare agli altri delle noi stesse troppo patinate e fasulle: le bugie a lungo andare sono come i ritocchi, si vedono anche se non si ammettono.

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