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Sì, le donne hanno paura

di Antonella Trentin
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Nell'ultimo mese, in Italia, sono aumentati i casi di violenza sessuale. E tutte noi ci troviamo a riflettere su una verità scomoda: non esiste la parità con gli uomini, almeno dal punto di vista della forza fisica. E allora è giusto essere prudenti. E imparare a difenderci. Ecco come

Nell'ultimo mese, in Italia, sono aumentati i casi di violenza sessuale. E tutte noi ci troviamo a riflettere su una verità scomoda: non esiste la parità con gli uomini, almeno dal punto di vista della forza fisica. E allora è giusto essere prudenti. E imparare a difenderci. Ecco come

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La ricorderemo come l'estate degli stupri. La notte fra il 3 e il 4 giugno una studentessa di 22 anni viene violentata da cinque giovani rumeni in zona Ripamonti, a Milano, mentre il fidanzato ha un coltello puntato alla gola. Il 17 giugno accade lo stesso a una 19enne a Pero. Il giorno dopo, una ragazzina di 15 anni viene stuprata da due marocchini nel parco di Villa Spada, in pieno centro a Bologna. Poi altri sei casi nel torrido weekend del 26 giugno: a Milano, Saronno, Manfredonia, Vigevano, Roma e Salerno.

Un'escalation allucinante ma non inedita. I dati Istat pubblicati nel 2004, infatti, rivelano una violenza diffusa: ben 18 mila intervistate confessano di avere subito uno stupro negli ultimi tre anni. E tutte noi ci troviamo a fare i conti con una realtà scomoda da accettare: abbiamo paura. "Più le ragazze sono emancipate, occupano posti di lavoro, studiano all'università" spiega la psicologa Maria Rita Parsi "più un certo tipo di uomo si sente minacciato nella propria identità sessuale e reagisce con la violenza. Per questi maschi la femmina serve a soddisfare il piacere e a fare figli. Lo stupro la ricaccia in questo ruolo. Bisogna esserne consapevoli, ma non lasciarsi paralizzare dalla paura".

In concreto cosa significa? Per esempio accettare che si è meno forti di un uomo, adottare una serie di ragionevoli precauzioni, imparare a controllare il panico. "È una verità dura da digerire" dice Simonetta Costanzo, criminologa, docente di Psicologia sociale e dei gruppi all'università della Calabria. "Essere autonome e intelligenti non ci mette al riparo dalla violenza maschile. Nel mondo reale non esistono eroine atletiche, come la Lara Croft dei videogiochi. Ci sono invece donne normali, più o meno allenate, che non usciranno mai vincenti dallo scontro fisico con un uomo". Riconoscere questo limite può essere avvilente, ma è il primo passo per evitare uno stupro.

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Mai di notte da sole

"L'incoscienza non paga" avverte Maria Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, l'associazione che dal 1990 aiuta le donne vittime di violenza, attraverso i suoi centri in tutta Italia. "In passato Telefono Rosa ha pubblicato due opuscoli antistupro pieni di consigli, purtroppo ancora attuali". Moscatelli ne elenca alcuni. "Una donna sola deve evitare i luoghi isolati" dice. "Se invece si attarda in macchina con il fidanzato, deve chiudersi dentro, abbassando le sicure. In questo modo avrà il tempo di chiamare il 113.

Chi va in giro da sola dovrebbe portare un fischietto al collo. Anche spruzzare la lacca per capelli negli occhi dell'aggressore può avere un effetto dissuasivo. Certo, c'è da tener presente che ogni nostra reazione presuppone prontezza di riflessi e sangue freddo". Due qualità non comuni. C'è chi, infatti, suggerisce ricette più semplici. Per esempio, quella di indossare abiti castigati che non attirino l'attenzione. Ad azzardare l'idea un po' rétro è lo scrittore Guido Ceronetti sulle colonne del quotidiano La Stampa. "Il problema più difficile" scrive "è persuadere le nostre figlie a vestirsi con più avvedutezza".

Ma la psicologa Maria Rita Parsi, femminista non pentita, va su tutte le furie. "Le donne hanno il diritto di mettersi la minigonna o le magliette che scoprono l'ombelico" tuona. "Se si lasciano intimidire, le rinunce non finiranno più. I soliti saggi le inviteranno a non uscire di casa dopo una certa ora e magari a indossare il chador. Invece di spaventarci, dobbiamo organizzarci: portare sempre il cellulare con i numeri di carabinieri e polizia, muoverci in gruppo, non accettare mai un passaggio da uno sconosciuto".

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La freddezza aiuta

Regole elementari che spesso vengono ignorate: il 26 giugno, all'uscita di una discoteca romana, un'insegnante canadese di 37 anni ha accettato un passaggio da un ragazzo italiano mai visto prima. "Ti accompagno a casa" le ha detto lui. Poi, insieme a tre amici, e sotto l'effetto della cocaina, l'ha violentata. "La donna non ha alcuna possibilità di salvarsi dal branco" avverte la criminologa Simonetta Costanzo. "In questi casi deve usare il cervello prima che sia troppo tardi, per non cadere nella trappola".

La storia cambia se lo stupratore è solo. Freddezza e intelligenza servono anche quando si è apparentemente perse, in balia del mostro. Da anni ormai il profilo psicologico del violentatore è oggetto di studi. Conoscerlo aiuta ad affrontarlo. "In genere si tratta di un esibizionista che teme molto il giudizio delle donne" spiega Costanzo. "E che in genere non ha grandi performance sessuali. È sbagliato prenderlo in giro e umiliarlo: potrebbe reagire con esplosioni di rabbia. La migliore strategia da adottare è dimostrarsi fredde. Insomma, spiazzare l'assalitore per poi darsi alla fuga".

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Colpire e poi scappare

E se invece non ci fosse nemmeno il tempo per parlare? "La donna deve colpire il suo aggressore: le ginocchia, i genitali, il collo, il viso, il naso, gli occhi sono i punti più efficaci. E poi deve scappare, correndo più forte che può" dice Michele Farinetti, titolare di Security Consulting, una scuola di difesa personale con sedi a Savona, Roma, Torino, Gaeta, Napoli e Crotone. Diana Nardacchione, psicologa, cintura nera di judo e istruttrice di soft box, insegna alle sue allieve a restare lucide in condizioni di forte stress.

Le lezioni, nel Centro sportivo comunale di Bellusco, in provincia di Milano, spaziano dalla psicologia della comunicazione verbale a mosse elementari di ju-jitsu o muai-thai. "Le arti marziali servono soprattutto a far sentire la donna sicura di sé" spiega Nardacchione "non a farla vincere in un eventuale scontro fisico. L'arma più potente, in realtà, sono le parole. Il violentatore è sempre convinto di farla franca, a costo zero. Facciamogli capire, invece, che c'è un pesante prezzo da pagare. Avvertiamolo che lo denunceremo, che appena ci sfiorerà cominceremo a urlare, che lo graffieremo e nessuno potrà dire che siamo state consenzienti".

Una donna dall'apparenza forte e decisa spaventa il predatore sessuale. "Perché un violentatore sceglie sempre vittime più deboli" spiega Nardacchione. "Donne sole, spesso straniere, fragili". È successo a Rosa, colf ecuadoriana, 25 anni, appena un mese fa. "Un agente immobiliare ha tentato di stuprarla durante la visita di un appartamento" racconta Maria Gonaria Demontis, psicologa di Telefono Rosa. "Lei è riuscita a divincolarsi per miracolo e a fuggire. Ma ancora adesso si porta dentro una terribile certezza: quella di essere una vittima predestinata".

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