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Siamo tutti Saviano. Anzi no…

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Non me la sento di dire: vattene e salvati. E nemmeno: resta e resisti. È già abbastanza difficile, per me, rispondere alle domande di chi conosce il caso Saviano però non conosce Napoli. Ho visto il film tratto da Gomorra con una mia amica piemontese. Uscite dal cinema, mi ha guardato incredula e mi ha chiesto se fosse tutto vero. Ho iniziato a raccontarle...

Non me la sento di dire: vattene e salvati. E nemmeno: resta e resisti. È già abbastanza difficile, per me, rispondere alle domande di chi conosce il caso Saviano però non conosce Napoli. Ho visto il film tratto da Gomorra con una mia amica piemontese. Uscite dal cinema, mi ha guardato incredula e mi ha chiesto se fosse tutto vero. Ho iniziato a raccontarle...

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Il sabato mattina guardo sempre sul giornale la classifica dei libri più venduti della settimana. E quando vedo che fra i primi dieci c'è sempre Gomorra, l'inchiesta di Roberto Saviano sulla camorra, provo una strana sensazione. Un misto di orgoglio e paura. Penso subito che lui è napoletano come me. Un attimo dopo ricordo che, per colpa del suo successo, rischia di essere ammazzato. Mi tornano in mente le parole con cui, ormai più di un mese fa, aveva rivelato l'intenzione di lasciare l'Italia:«Voglio innamorarmi, bere una birra, avere intorno i miei amici... Rivoglio indietro la mia vita».

Allora avevo creduto che fosse lo sfogo, umanissimo, di un ragazzo di 29 anni. Ora che ha ribadito che se ne andrà all'inizio dell'anno nuovo, perché «vivere come un animale in gabbia ti trasforma in una bestia», mi sono resa conto che la sua è lucida esasperazione. Che un ragazzo di 29 anni non dovrebbe provare. Io di anni ne ho 33 e forse per questo, Roberto, mi viene naturale chiamarti per nome. Ma anche se siamo nati e cresciuti nella stessa città, non mi permetto di giudicare la tua decisione.

Non me la sento di dire: vattene e salvati. E nemmeno: resta e resisti. È già abbastanza difficile, per me, rispondere alle domande di chi conosce il caso Saviano però non conosce Napoli. Ho visto il film tratto da Gomorra con una mia amica piemontese. Uscite dal cinema, mi ha guardato incredula e mi ha chiesto se fosse tutto vero. Ho iniziato a raccontarle che, sì, in Campania migliaia di famiglie vivono grazie alla camorra, che entrare a farne parte è l'unico modo di guadagnare qualcosa per chi non ha niente da perdere.

E più parlavo, più mi rendevo conto che stavo cercando di spiegare un mondo alla rovescia, dove l'esercito pattuglia le strade ma i killer gambizzano cinque ragazzini in sala giochi. Dove lo scrittore che ha denunciato la criminalità organizzata è costretto a vivere in caserma, guardato a vista dalla scorta, mentre i boss che lo minacciano si godono da anni la loro latitanza.

Proprio due settimane fa a Napoli gli investigatori hanno scoperto che il clan dei Casalesi aveva pronti 50 chili di tritolo per un attentato, probabilmente contro Saviano. Lo stesso giorno a Milano, dove abito da otto anni, un gruppo di ragazzi ha tappezzato un'intera strada con le gigantografie delle loro facce e la scritta "Siamo tutti Saviano". Un gesto di solidarietà importante e bellissimo, al quale possiamo aderire tutti, da tutta Italia, cliccando sul sito http://savianocontinua.blogspot.com . Aiuteremo Roberto a sentirsi meno solo.

Però care lettrici, lasciatemelo dire, solo chi è di Napoli può capire cos'è davvero la camorra. Un'organizzazione criminale, che spaccia, estorce, uccide. Ma anche un fantasma subdolo e ingombrante, che se pure non ti tocca direttamente sai che è lì, e non sai come fare per scacciarlo. Leggendo "Solo per giustizia" , il libro del giudice anticamorra Raffaele Cantone, mi è rimasta impressa una frase: «Sono così tanti gli anni che ci convivo che non ricordo quando tutto questo è cominciato».

Ecco, è la sensazione che abbiamo da sempre noi napoletani. Voglio, posso sperare che non duri per sempre. Anche grazie a Roberto: senza di lui, tutti continuerebbero a considerare la camorra unicamente un problema della Campania. E nessuno si sentirebbe tanto coinvolto da dire "Siamo tutti Saviano".

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