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Storie che non fanno rumore

di Monica Triglia caporedattore
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Se provate a navigare in Internet troverete facilmente i filmati che raccontano la storia di Casale Monferrato, città nell'Alessandrino dove una fabbrica che si chiamava Eternit ha prodotto amianto per decine di anni. Finora quella lavorazione ha provocato più di 2.000 morti, molti dei quali non avevano mai messo piede nell'azienda...

Se provate a navigare in Internet troverete facilmente i filmati che raccontano la storia di Casale Monferrato, città nell'Alessandrino dove una fabbrica che si chiamava Eternit ha prodotto amianto per decine di anni. Finora quella lavorazione ha provocato più di 2.000 morti, molti dei quali non avevano mai messo piede nell'azienda...

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Ci sono storie che leggiamo distrattamente, presi dalla nostra vita che corre veloce. Ci sono numeri che raccontano tragedie vere, e di cui quasi non ci accorgiamo più. Ogni giorno sul lavoro, in Italia, 3 persone muoiono e altre 27 rimangono invalide per sempre. Ogni giorno sul lavoro, in Italia, si contano 2.500 incidenti. Sono cifre che non fanno rumore, anche se le vittime sono quasi il doppio di quelle degli omicidi. A volte qualcuno si indigna. A volte qualcuno chiede perché si permetta a tanti di risparmiare sulla sicurezza e sulla vita altrui. Ma poi scende di nuovo il silenzio. E sembra che a nulla valgano i tanti appelli del nostro presidente della Repubblica.

A me, che tutto il giorno "maneggio" notizie, succede in certe giornate di raccogliere manciate di lanci di agenzia: il ragazzo di 19 anni sepolto dal crollo di un muro, l'operaio travolto da un camion in autostrada e quello da una frana in un cantiere, il tecnico schiacciato dalla gru e quello ustionato da un'esplosione. Poche righe di notizia per ciascuno. Un bollettino di guerra che tace le storie del "dopo". Quelle delle famiglie che restano, sopraffatte da un dolore di dimensioni enormi quasi quanto le difficoltà economiche. Lo racconta in modo sconvolgente La fabbrica dei tedeschi, presentato in anteprima alla Mostra di Venezia. Un film dedicato ai sette operai che hanno perso la vita alla Thyssen, l'azienda torinese di acciaieria e siderurgia. Ricordo le parole del regista Mimmo Calopresti: «Questo film è un urlo per sollecitare finalmente una legge che garantisca la sicurezza sui luoghi di lavoro».

Ricordo anche una recente puntata di Blu Notte, il programma su RaiTre di Carlo Lucarelli, dedicata alle vittime della lavorazione dell'amianto: 120 mila ogni anno nel mondo, una ogni cinque minuti. Uomini e donne uccisi da malattie come l'asbestosi e il mesotelioma pleurico che si sviluppano anche 40 anni dopo il contatto con l'amianto. In Italia questa micidiale fibra, che è microscopica e si diffonde nell'aria, è vietata dal 1992, ma Canada, Brasile e Russia continuano a produrla. In India e in Cina viene addirittura trattata in casa, soprattutto dalle donne. Nel suo programma Lucarelli paragonava l'amianto a un serial killer. Raccontava, con il ritmo di un romanzo, una realtà vera. Vicende che io ho incontrato da vicino. Se provate a navigare in Internet troverete facilmente i filmati che raccontano la storia di Casale Monferrato, città nell'Alessandrino dove una fabbrica che si chiamava Eternit ha prodotto amianto per decine di anni. Finora quella lavorazione ha provocato più di 2.000 morti, molti dei quali non avevano mai messo piede nell'azienda.

Io sono nata a Casale Monferrato e la mia vita è sempre stata accompagnata da una paura sottile. E dalla rabbia per l'attesa di una giustizia, che dovrà punire i colpevoli, che sembra non arrivare mai. Il 12 ottobre sarà celebrata a Roma la commemorazione degli uomini e delle donne che sono morti per il lavoro. Una strage silenziosa. Il ricordo delle vittime è doveroso, ma cerimonie del genere non ne vorremmo più.

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