L’indignazione non serve a niente

Credits: Credit: Getty
/5
di

Roberto Moliterni

La strage di Orlando non nasce dal nulla: è l'esito di un clima culturale che non è educato alle differenze. 

Un'opinione di:
Cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne, racconta storie per il cinema e sulla carta. 

Il sentimento che ha dominato queste ultime settimane rispetto alla cronaca sembra essere l'indignazione.

Ci siamo indignati per un pazzo che ha ucciso cinquanta ragazzi innocenti in Florida, mentre la settimana prima ci eravamo indignati per una ragazza innocente uccisa a Roma dal suo fidanzato, e per i romani che non si erano fermati a soccorrerla. Nel frattempo altre donne sono morte per mano di uomini a loro vicini. 

Eravamo indignati anche perché l'Italia era una squadretta, ma poi abbiamo vinto e abbiamo tirato comunque fuori le bandiere.

Si può dire che queste settimane ci siamo indignati spesso e non è servito a niente. 

Ma se qualche volta invece di indignarci provassimo a capire? Provassimo a capire perché questi fatti succedono?

L'indignazione è un sentimento comodo, soprattutto su internet: ci fa mettere a posto la coscienza, ci fa sentire diversi dai mostri che hanno compiuto quei gesti assurdi. Ed è giustissimo prendere le distanze.

Ma ci fa rimanere sulla superficie dei problemi, proprio perché siamo distanti: ci fa dire solamente «è assurdo».

Ma è davvero così assurdo quello che sta succeddendo?

La verità è che non lo è. I fatti successi in Florida, Sara che muore, sono, in questo momento storico, la normalità. Purtroppo.

Se c'è una cosa che mi ha insegnato leggere o vedere sulla Seconda Guerra Mondiale è che l'eliminazione degli ebrei, l'idea che si dovesse andare in guerra era la normalità a quel tempo.

Non il progetto e la visione di uno o più folli imposti a un popolo ignaro: Hitler non era un folle (o anche un po' sì), era uno che aveva intercettato la normalità della gente, la pancia rabbiosa delle persone.

Non mi hanno stupito, per esempio, alcuni reazioni alla notizia della Florida da parte di alcuni.

Come Carlo Taormina, onorevole e sottosegretario durante il governo Berlusconi, su twitter:

L'attentato a Orlando perché due gay si baciavano. Sta di fatto che se si fossero baciato due etero, non sarebbe successo niente.

Non voglio naturalmente associare l'avvocato Taormina all'attentatore di Orlando, sarebbe una scorrettezza.

Ma alcune figure, come l'attentatore di Orlando, si nutrono e poi si fanno polarizzatrici dei sentimenti, spesso frutto dell'ignoranza, di una parte della gente. 

Perché l'inclinazione sessuale non è che una caratteristica casuale dell'identità, è come dire: sono moro, alto, o grasso.

E, se questo è vero - come è vero -, l'affermazione dell'avvocato Taormina equivale a dire che se fossi moro invece di biondo potrebbero ammazzarmi, perché i mori potrebbero stare antipatici a qualcuno. Quindi, secondo l'avvocato Taormina, io farei bene a non uscire di casa, mai.

Può sembrare una frase stupida? Non tanto se pensiamo a quello che hanno dovuto subire quelli con i capelli “rossi” in certi periodi storici, quando erano associati a Lucifero, o i neri di pelle fino a cinquant'anni fa. Erano anche loro vittime dell'oscurità dell'ignoranza. 

Il fatto è che Taormina e l'attentatore di Orlando condividono un segmento di questo pensiero: l'omosessualità è qualcosa di sbagliato e quindi va vissuta di nascosto, tutt'al più tollerata.

L'attentatore di Orlando, o i fidanzati delle cento Sare uccise in questi mesi, in più, in confronti agli altri che la pensano come loro, superano la barriera e il senso del rispetto umano.

Oltre a indignarci, quello che dobbiamo fare è mettere sotto la lente le radici di questi pensieri che portano alla violenza.

Sono sparsi nella nostra quotidianità, anche in forma non violenta - almeno: non fisicamente violenta -, e affrontarli in un dialogo che sia sereno, chiedere più educazione alle differenze, al cambiamento.

È quello di cui abbiamo bisogno: imparare tutti ad accettare più serenamente i cambiamenti, le nuove scoperte scientifiche, i nuovi assetti della società.

Solo tagliando i “rifornimenti” al pensiero di questa gente senza rispetto forse potremo evitare che si ripetano stragi e omicidi che consideriamo oggi incomprensibili. 

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te