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Trekking per il mondo: dopo Wild, un’altra donna cammina da sola per trovare la felicità

di Marzia Nicolini
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Reese Witherspoon in "Wild" attraversava a piedi gli Stati Uniti. Sarah Marquis ha camminato dalla Siberia all'Australia. E ora, nel libro "Selvaggia", racconta la sua avventura

Reese Witherspoon in "Wild" attraversava a piedi gli Stati Uniti. Sarah Marquis ha camminato dalla Siberia all'Australia. E ora, nel libro "Selvaggia", racconta la sua avventura

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"Non mi sono mai domandata come avrei fatto a ottenere quello che desideravo, ma avvertivo una sensazione così forte che mi sembrava evidente: sarei diventata un'esploratrice, più comunemente nota come avventuriera". La storia di Sarah Marquis ha un forte filo conduttore, che lega la sua infanzia alla sua vita attuale di adulta: passione. Per la natura, per gli animali, per il passo della camminata, "capace di rimetterti in contatto con la tua parte più autentica".

Svizzera, 43 anni, fa trekking per il mondo in solitaria da oltre 24 anni e non accenna a fermarsi. Premiata dalla rivista National Geographic come "Avventuriera dell'anno" nel 2014, Sarah Marquis ha in curriculum esperienze fuori dal comune come la traversata degli Stati Uniti, 14.000 chilometri nell'Outback australiano, 7.000 chilometri sulla via delle Ande, una spedizione titanica in Asia. A quest'ultima avventura ha dedicato un libro, dall'evocativo nome Selvaggia, appena uscito per Sperling&Kupfer. Per Sarah camminare equivale a respirare: "A ogni passo un po' di me si unisce alla Terra. A ogni passo la Terra mi offre un po' di sé. Nessun passo è vano, tutto ha un senso".La intercettiamo al telefono nella sua terra: la Svizzera.

Sei finalmente a casa?
A dire il vero sono in Svizzera da pochi giorni: sono tornata da un'esperienza estrema, tre mesi nel cuore più inaccessibile dell'Australia, in una vera e prova di resistenza. Io, uno zaino e la mia tenda e basta. Sono sopravvissuta mangiando tutto quello che trovavo a tiro, ovviamente commestibile.

Un'altra prova estrema delle tue
Decisamente: in questo caso è stata un'enorme soddisfazione riuscire a riconoscere tutte le specie velenose e tenermene alla larga. Sopravvivere è anche questione di preparazione e cura del minimo dettaglio.

Quando è nato il tuo amore per l'avventura?
Da bambina mi piaceva stare in mezzo ai boschi della Svizzera: potevo trascorrere ore a osservare gli animali. Ho iniziato a viaggiare molto presto. Ricordo che 23 anni fa, durante un viaggio in Nuova Zelanda, mi sono innamorata della camminata in solitaria. Ho fatto una prima, entusiasmante prova, ma non ero per niente equipaggiata. Ho ancora in mente un momento di pioggia battente, io inerme per terra, piena di adrenalina e gioia nel sentirmi totalmente parte della natura. Una sensazione eccitante!

Da allora fai spedizioni?
Esattamente, non mi sono più fermata: ogni volta imparo qualcosa di nuovo, quindi non mi stanco mai.

Riguardo alla tua spedizione ExplorAsia, descritta nel libro "Selvaggia", quali sono stati i momenti in cui hai avuto più paura?
Chi leggerà il libro vedrà che gli incontri con i mongoli delle aree meno battute della Mongolia sono stati spesso difficili: non è facile per una donna muoversi da sola, mi è anche capitato di essere seguita da due uomini ubriachi e molesti. Inoltre i nomadi mongoli a ogni incontro inatteso e casuale si mettono davanti a te fissando l'orizzonte mentre con la mano cercano l'organo genitale per urinare. Una sorta di rito per marcare il territorio che mi ha spesso messa in serio imbarazzo.

Tu come reagisci?
Cercando di mimetizzarmi nel paesaggio e non dare nell'occhio. Infatti indosso sempre abiti maschili, solo quando mi infilo nel sacco a pelo la notte mi concedo una maglietta o dei leggings rosa.

In queste lunghe spedizioni ti capita mai di sentirti sola?
Stare in mezzo alla natura e camminare mi mettono in pace con il mondo. Non è una solitudine triste, ma armoniosa.

La tua dedica del libro è "A tutte le donne del mondo che lottano ancora per la libertà
"Sì, vorrei dire loro che tutto è possibile, se si desidera con forza. Bisogna iniziare con un primo passo. Sembra un ragionamento banale, ma a volte è necessario per smuovere montagne.

Nella dedica c'è anche un pensiero per il tuo cane D'Joe
È morto mentre ero in spedizione in Siberia: mi ha avvisata mia madre, che se ne stava prendendo cura. Sono stata triste per settimane: mi manca ancora moltissimo. Gli ho salvato la vita durante la spedizione in Australia del 2002-2003, in cui ho percorso quattordicimila chilometri, di cui diecimila in sua compagnia, attraverso le zone più isolate del continente. Quando ci siamo incontrati gli ho confezionato uno zainetto ed è entrato a far parte della mia vita.

Adotterai un altro cane?
Per ora no, viaggio troppo e non vorrei più lasciare un cane solo per lungo tempo. Ma sicuramente in futuro sì.

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