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Tu prendi la pillola?

di Antonella Trentin
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In Germania, Francia, Inghilterra, la usa il 40 per cento delle donne. Noi, invece, siamo agli ultimi posti in Europa. Eppure oggi il più sicuro dei contraccettivi ha bassissimi effetti collaterali. E non fa più ingrassare. Ma la diffidenza verso questo farmaco è dura a morire. I motivi? Ecco cosa rispondono gli esperti

In Germania, Francia, Inghilterra, la usa il 40 per cento delle donne. Noi, invece, siamo agli ultimi posti in Europa. Eppure oggi il più sicuro dei contraccettivi ha bassissimi effetti collaterali. E non fa più ingrassare. Ma la diffidenza verso questo farmaco è dura a morire. I motivi? Ecco cosa rispondono gli esperti

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Povero Gregory Pincus! Chissà come la prenderebbe lo scienziato americano se sapesse che oggi la “sua” pillola, che ha rivoluzionato l’amore tra le lenzuola negli anni Sessanta, viene usata da una minoranza di donne? Altro che simbolo dell’emancipazione sessuale, nel nostro Paese hanno molto più seguito vecchi metodi come il profilattico, il calcolo dei giorni fertili, persino il coito interrotto. Tutto, piuttosto degli ormoni. «Solo due italiane su dieci scelgono la pillola, contro la metà delle donne belghe, il 40 per cento delle francesi, tedesche e inglesi. Siamo agli ultimi posti in Europa» avverte Gianbenedetto Melis, ginecologo dell’Università di Cagliari e vicepresidente della Società italiana di contraccezione.

Come si spiega tanta diffidenza? Abbiamo cercato di scoprirlo con un sondaggio della Swg di Trieste che ha interrogato 300 donne, dai 18 ai 50 anni. Solo una minoranza, il 23 per cento, usa la pillola. Motivo? Fa male alla salute per sei donne su dieci, mentre ben il 13 per cento sostiene che è contraria alla morale religiosa. «Non c’è da stupirsi» spiega Roberta Giommi, dell’Istituto di sessuologia clinica di Firenze. «La Chiesa condanna da sempre l’uso dei contraccettivi. La pillola in particolare è vissuta come farmaco eversivo, che affranca la donna dalla responsabilità della procreazione».

Solo il 4 per cento delle intervistate confessa invece la paura d’ingrassare. Ma le donne che temono i rotoletti di adipe sembra siano molte di più. «Mentono perché si vergognano» sorride Paola Piattella, ginecologa, responsabile del centro adolescenti dell’Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica).

«Non c’è ragazza che varchi la soglia del mio studio senza chiedermi: “Dottoressa, è vero che la pillola fa ingrassare?”. In realtà solo sei donne su cento accumulano qualche etto in più. Ma convincere le giovanissime in cerca della forma fisica perfetta è quasi impossibile». Lo dimostra il successo di Yasmin, una “pillola piuma” (cioè molto light) a base di drospirenone, con blande proprietà diuretiche. Non trattiene i liquidi, quindi non gonfia, e tutte la vogliono.

Comunque non è solo questione di cellulite, sui contraccettivi ormonali grava ogni genere di sospetto: provocano calo del desiderio sessuale, mal di testa, tensione al seno, depressione, e chi ne ha più ne metta. «La vera colpa della pillola è di essere un farmaco» spiega Roberta Giommi «mentre le donne italiane amano la medicina naturale e l’omeopatia. E molte, soprattutto le più giovani, non si fidano a prendere ormoni sintetici. Io le consolo: nessun metodo anticoncezionale è efficace quanto la pillola». Persino gli effetti collaterali, ormai, sono ridotti al minimo. I nuovi contraccettivi hanno un bassissimo contenuto di estrogeni: appena 15 milligrammi contro i 150 delle “bombe ormonali” degli anni Settanta. Ma non bastano le pillole-piuma a sgombrare il campo dalle paure. Da oltre quarant’anni le donne assistono ai litigi degli scienziati sui possibili effetti cancerogeni di questo contraccettivo.

«Però nessuna ricerca ha dimostrato che la pillola accresca il rischio di tumori» spiega Melis. «Si è visto al contrario che protegge da importanti forme di cancro, come quelli dell’ovaio e dell’endometrio, la mucosa che riveste la cavità dell’utero. La probabilità di ammalarsi si riduce del 40 per cento nelle donne che prendono il contraccettivo per più di cinque anni». Dunque la pillola, oltre a evitare gravidanze indesiderate, avrebbe anche effetti positivi sull’organismo? «Proprio così» dice Alessandra Graziottin, responsabile del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano.

«La pillola è indispensabile  per le donne che soffrono di flussi mestruali abbondanti o dolorosi e aiuta a tenere sotto controllo le cisti ovariche, che sono la principale causa di ricovero delle ragazze. Talvolta protegge addirittura la fertilità, perché rallenta la crescita di fibromi, tumori benigni della parete uterina, che potrebbero ostacolare future maternità».

Il fatto che la pillola non faccia male non significa però che tutte la possano prendere. «Il medico decide caso per caso, in base alla storia clinica della paziente» spiega Lino Del Pup, ginecologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano (Pordenone), e autore del libro Contraccettivi ormonali (Editeam). «Non possono usare la pillola le donne a rischio di trombosi, quelle che soffrono di una particolare forma di mal di testa, la cefalea con aura, e le grandi fumatrici che abbiano più di 35 anni». Per le altre è possibile scegliere, su indicazione del ginecologo, la pillola che si adatta alle proprie esigenze. «Non resta che trovare quella giusta nella trentina di farmaci in commercio» spiega Alessandra Graziottin.

«Chi soffre di acne e peluria, per esempio, può prendere una pillola che contrasti gli ormoni maschili» avverte Del Pup. «Mentre il drospirenone, un progesterone simile a quello naturale, può attenuare sintomi premestruali come la depressione». Siete arrivate alla fine del pezzo senza aver cambiato idea? Lino Del Pup ha una spiegazione, semplice quanto provocatoria: «Il motivo di questa diffidenza è soprattutto culturale, ha radici antiche. La pillola ha permesso alle donne di decidere liberamente sulla propria vita sessuale e molte, ancora oggi, hanno paura di questa autonomia. Per questo preferiscono una contraccezione poco sicura ma affidata all’uomo, come il preservativo e il coito interrotto».

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