Giovani. Malati di cancro. Pieni di vita

Credits: Marta Carenzi Mondadori Portfolio

Il gruppo della Pediatria oncologica dell’Istituto dei tumori di Milano che ha realizzato la graphic novel Loop. Indietro non si torna (Rizzoli Lizard), insieme a Mammaiuto Lab.

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di

Flora Casalinuovo

Sono 1.000 i ragazzi che ogni anno combattono tumori come leucemie e neoplasie delle ossa. A Milano un team di medici li aiuta a non perdere fiducia, con progetti come il fumetto Loop

L'estate della maturità. Quella in cui lanci i libri verso il cielo, urli che ce l’hai fatta e corri verso la prima vacanza da grande. Rebecca ha 19 anni, quell’urlo l’ha dovuto soffocare in fondo alla gola e la valigia è rimasta sul letto. Colpa del dolore alle ossa che le faceva compagnia da tempo, ma c’era da studiare. Così un giorno di luglio, dopo l’orale, ha imparato 3 parole che non avrebbe mai voluto conoscere: sarcoma di Ewing. Un tumore. E da 5 mesi la tranquilla routine casa-scuola si è trasformata in casa-ospedale. Dal Piemonte all’Istituto nazionale dei tumori di Milano: tanti su e giù, tra l’intervento e i cicli di chemioterapia. Oggi è “giornata di cura” (così la chiama) e Rebecca ci accoglie nel reparto di Pediatria oncologica diretto da Maura Massimino. La voce è delicata, ma a colpire sono i suoi occhi limpidi, che sgrana quando quello che dice è importante: «All’inizio avevo paura di tutto. Alcune cose sono state più semplici di quanto pensassi: ho capito subito che io non sono i miei capelli. Altre prove sono più dure, invece. Tanti amici sono scappati, quasi non riuscivano a toccarmi, a pronunciare la parola cancro. Ma la batosta peggiore è stata non potermi iscrivere all’università. Era il mio sogno. Per fortuna i corsi non scappano».


Credits: Marta Carenzi Mondadori Portfolio

Rebecca, uno dei giovani in cura.

«Dopo un tumore non si torna più indietro: devi reinventarti» In un’altra stanza alcuni ragazzi strimpellano Viva la vida dei Coldplay, si danno pacche sulle spalle, stanno sul computer e mangiano patatine fritte. Sembra la camera di un’adolescente, invece è la tana di Progetto Giovani (www.ilprogettogiovani.it), un luogo protetto ideato dall’oncologo Andrea Ferrari con il sostegno dall’associazione Bianca Garavaglia (www.abianca.org). Qui i giovani pazienti provano a dimenticare quel loro domani troppo oscuro. Danno senso a un’esperienza che potrebbe schiacciarli, e lo fanno grazie alle chiacchiere quotidiane, a incontri settimanali e a tante idee da realizzare. Mostrano orgogliosi l’ultima creatura, il fumetto Loop. Indietro non si torna (Rizzoli Lizard): i supereroi protagonisti della graphic novel assomigliano a loro. «Io sono Sinapsi, quella che legge nella mente degli altri. Cosa darei per saperlo fare» sorride Camilla, 28 anni, decana del gruppo. Per lei ricoveri e terapie sono quasi un ricordo. Ha combattuto un osteosarcoma al femore nel 2002, eppure ogni settimana è qui. «Il titolo del libro è reale: dopo un tumore non torni indietro, devi reinventarti. Con questo fumetto ho tirato fuori paure mai sconfitte: quella di essere giudicata diversa o ascoltata per pietà. Ho imparato a mostrarmi senza filtri. E mi sono divertita».

Credits: Marta Carenzi Mondadori Portfolio

«Come dice la nostra canzone, userò il tubo della flebo per fare gli addobbi»

Divertimento è una parola che suona stonata quando vedi le cicatrici sui volti e le gambe di questi ragazzi, o i berretti per proteggere la testa calva. Eppure proprio sui capelli che non ci sono più il gruppo ha scritto Palle di Natale, la hit che ha conquistato 10 milioni di visualizzazioni sul web. L’ironia serve anche a superare momenti dell’anno come questo: molti scarteranno i regali in ospedale. Jari ha 17 anni, un linfoma e lo sguardo fiero che solo l’età sa dare. Riavvolge il nastro degli ultimi mesi con una pacatezza frutto di un lungo percorso fatto con questi amici speciali: «Il primo giorno in corsia minimizzavo, mi dicevo “2 settimane e sono a casa” ed evitavo gli altri per non parlarne. Poi il gruppo mi ha aiutato. Questo per me sarà un Natale speciale: voglio assaporare ogni dettaglio e stare con la famiglia. E, come dice la nostra canzone, userò il tubo della flebo per fare gli addobbi».

«Si chiedono perché la malattia sia capitata a loro: ma non c’è risposta a questa domanda»

Progetto giovani è un esercizio quotidiano di resilienza, anche se per la psicologa del team Laura Veneroni la parola è un po’ abusata. «Di certo la capacità di adattamento è vitale e noi aiutiamo i ragazzi a svilupparla. Si chiedono perché il cancro sia capitato a loro, ma è una domanda senza risposta. Così spostiamo l’attenzione affinando l’autoironia e sviluppando talenti». Ogni anno circa 1.000 adolescenti italiani si ammalano di tumore, soprattutto leucemie e neoplasie delle ossa. In questa struttura ne vengono ricoverati oltre 200 e arrivano da tutta Italia. «Sono pazienti che stanno in una terra di confine: troppo grandi per protocolli da bambini, troppi piccoli per quelli da adulti» nota l’oncologo Andrea Ferrari. «A parità di diagnosi, hanno una percentuale minore di guarigione rispetto a un under 14». Accanto all’aula dei progetti speciali, c’è quella dove si studia, anche se non è facile tra interventi e cure. Andrea va e viene dall’ospedale da un anno e ha rimandato la maturità, ma ha già deciso che diventerà nutrizionista. Prima del sarcoma alla meninge, Riccardo viveva di pallacanestro, così per il fumetto Loop ha inventato SuperMike, eroe patito di basket, e ha scoperto una passione per i racconti. Da grande, forse, scriverà un film

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