del

Tutto quello che fa Chanel

di Minnie Gastel
Vota la ricetta!

I tubini e i tailleur, che hanno rivoluzionato il significato di eleganza. I gioielli e i profumi, che sono diventati simboli del lusso... Ma prima di entrare nella leggenda, Coco è stata una donna. Coraggiosa e ambiziosa. Fragile e innamorata. Come ci racconta adesso la fiction a lei dedicata

I tubini e i tailleur, che hanno rivoluzionato il significato di eleganza. I gioielli e i profumi, che sono diventati simboli del lusso... Ma prima di entrare nella leggenda, Coco è stata una donna. Coraggiosa e ambiziosa. Fragile e innamorata. Come ci racconta adesso la fiction a lei dedicata

Un caffè con Donna Moderna

Coco Chanel la rivoluzionaria, che diceva di se stessa:«Ho restituito al corpo delle donne la libertà: quel corpo sudava negli abiti da parata, sotto le trine, i busti, la biancheria intima, le imbottiture...».

Coco Chanel che negli anni Venti e Trenta ha impersonato, con una sigaretta perennemente tra le labbra, un nuovo modello di donna, moderna, indipendente, ambiziosa. Prima di entrare nella leggenda, Coco era Gabrielle, nata nel 1883 nel Sud della Francia, finita da bambina in un orfanotrofio dove ha imparato il taglio e il cucito.

Da qui prende le mosse la fiction Coco Chanel, il 5 e 6 ottobre su RaiUno. La giovanissima Gabrielle (interpretata da Barbora Bobulova) lascia le suore e va a lavorare come sarta a Moulin, dove incontra il primo uomo importante della sua vita: è l'aristocratico Etienne Balsan, che la convince ad andare a vivere con lui.

Per Gabrielle inizia una tormentata "educazione sentimentale": il ruolo di mantenuta le sta stretto e poi ha quella passione per gli abiti... Comincia a fare cappelli. E accanto ha un altro uomo, Boy Capel, il miglior amico di Etienne, che crede in lei e che lei ama davvero.

«Nella fiction abbiamo scelto di far emergere la fragilità della protagonista» racconta il produttore creativo Sara Melodia. «Coco è una donna vincente, ma parte da una grande ferita: quella che le dà poi la forza di riscattarsi». E infatti in tv appare un personaggio molto femminile, con le debolezze delle donne innamorate: «È l'aspetto di Chanel che mi ha affascinato di più, insieme al suo grande spirito di avventura» dice Lea Tafuri, una degli sceneggiatori.

L'amore con Boy Capel, punteggiato da slanci, abbandoni, ritorni è il filo conduttore della storia. Il momento cruciale è quando lui chiede la mano di Coco e lei gli risponde: «Ti sposerò solo quando non dipenderò più da te». Lo perderà per sempre.

Da allora diventa preponderante il lavoro: all'inizio a Deauville, dove la Prima guerra mondiale ha costretto le signore sfollate da Parigi. Coco propone mise nuovissime: maglie a trecce, pantaloni beige, longuette scivolate. Poi a Parigi, dove nel 1924 apre l'atelier in rue Cambon e fa sfilare con successo le sue gonne con cardigan in jersey e i suoi semplicissimi tubini.

«La moda non riguarda solo i vestiti» diceva. «È nell'aria, nella strada, è in quello che sentiamo, che pensiamo».

La Seconda guerra mondiale "aiuta" Chanel a consolidare la propria idea: a un mondo che stava cambiando lei proponeva un altro concetto di moda. Enrico Medioli, sceneggiatore della fiction racconta: «Secondo Paul Morand, biografo della grande sarta, Chanel ha fatto vestire in modo semplice, quasi povero, le donne ricche e a prezzi carissimi. Quasi una specie di vendetta, da parte sua, nata senza niente. D'altra parte, Coco aveva delle insicurezze: si era inventata un passato fittizio, diceva che suo padre era emigrato in America, che aveva case confortevoli e cavalli».

Il lusso affascina Chanel. Dal 1932, comincia a creare gioielli, prima in platino e diamanti, poi, insieme a Fulco di Verdura, stupefacenti mix: i gioielli barbaro-bizantini, ispirati ai fasti della corte degli zar, e i pezzi barocchi, dove mescolava le perle con la pasta di vetro o le pietre stupende che le regalava il Duca di Westminster con l'oro e il bronzo.

Tutto il gran mondo passa da Mademoiselle, nel salone del privé di rue Cambon, dove lei trascorre la giornata prima di andare a dormire al Ritz, a tarda sera: Cocteau, Picasso, Bérard, Dalí, Stravinskij, e poi Marlene Dietrich, Greta Garbo, Jeanne Moreau...

Nel 1954, a 71 anni, dopo un periodo difficile Chanel torna caparbiamente in scena (nella fiction l'anziana Coco è una magnifica Shirley MacLaine): presenta quei tailleur di maglia diritti con le giacche rifinite all'interno da catene e i bottoni dorati che diventeranno un simbolo della maison. Le modelle portano cascate di catene bijoux al collo. È un trionfo.

E proprio mentre Christian Dior lancia il suo "new look", cioè il ritorno al vitino di vespa e alla gonna ampia. Ma Chanel tiene le sue posizioni fino alla morte, nel 1971.

Da lì in poi si susseguono alla guida della maison vari nomi, fino all'arrivo di Karl Lagerfeld nel 1983. È lui a interpretare lo stile Chanel, senza eccessiva deferenza e con un pizzico di umorismo, seguendo il motto di Mademoiselle: «La moda è un'idea divertente da godersi subito». Mescolando gli elementi senza tempo della grande sarta a creazioni spesso provocatorie, lo stilista tedesco è riuscito a far vivere il mito Chanel nell'attualità, esattamente come avrebbe voluto lei.

E il mito sarà celebrato anche al cinema: sarà Audrey Tautou, la delicata interprete de Il favoloso mondo di Amélie e de Il codice da Vinci, prossima testimonial del profumo N.5 della maison, a interpretare Coco nel film di Anne Fontaine, ispirato alla biografia L'irrégulière.

Un caffè con Donna Moderna