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Un mare di divieti

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Niente topless, proibiti i racchettoni, multe a chi sta a torso nudo. In spiaggia fioccano i "no" e i turisti tedeschi protestano. Chi ha ragione?

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La ragazza dalla pelle candida si alza dalla sdraio con uno scatto. Sistema lo slip linguale(si chiamano così i perizoma dell'ultima onda) e corre verso la riva facendo ondeggiare i seni come meringhe appena sfornate. Ma la vichinga porcellanata non fa in tempo a godersi il desiato sciacquetto marino. Subito un forzuto bagnino provvisto di tatuaggi con draghi e serpenti le si avventa contro riempiendola di urla e di ordini: «Esca dall'acqua! In questa spiaggia è proibito il topless, è proibito il tanga... torni a rivestirsi!».

Scena autentica. Avvenuta sulla riviera romagnola dove, di film così, non se n'erano mai visti. Dove dagli anni Cinquanta, tedesche, danesi, svedesi e cispadane hanno deliziato bagnanti locali e fusti d'ogni dove con libere nudità. «Il pudore è dei brutti» diceva la divina Ursula Andress. Un adagio e uno stile che, a quanto pare, ai tedeschi turisti di questa estate 2005, non è più permesso. «Gli italiani vogliono rovinarci le vacanze!» titola il giornale popolare e populista tedesco Bild, brontolando che sulle nostre spiagge regole e divieti impediscono ai germanici in vacanza di godersi il loro tempo felice.

Di primo acchito ci pare impossibile che una terra permissiva, solare e guardona come la nostra possa sfoderare tanti e tali divieti da scandalizzare i rigorosi tedeschi. Poi, se fai una passeggiata negli uffici turistici e nei Comuni di villeggiatura marina, il tuo stupore si sgonfia. A Viareggio non si può camminare a torso nudo sul lungomare, è vietato appisolarsi sulle panchine e fare pic nic per strada. Ma c'è di peggio. A Is Aruttas, Oristano, è proibito intascare il romantico granello di sabbia che pare, in quel luogo, uguale uguale al granello di riso.

Per chi azzarderà il furto, ecco pronto un bel processo penale. A Eraclea (Venezia) i tratti di spiaggia dati in concessione prevedono divieti austeri o un filo ridicoli: niente racchettoni, zero buche nella sabbia, stare lontano dalle bici, vietato farsi accompagnare da cani e cagnetti. E, dulcis in fundo, guai a chi osa giocare a palla. Che dire? Stavamo meglio quando si stava peggio? Quando nei film marini degli anni Sessanta si raccontavano spiagge goduriose dove fanciulle libere di esistere e di spogliarsi facevano felici i ragazzi della riviera ligure e del lido laziale. Quando allegri amanti andavano a bere e ad amare di notte sul pattino di salvataggio. La verità sta nel mezzo. Forse una volta c'era una misura naturale nelle cose. Gli amanti notturni, dopo i baci, raccoglievano i loro "giochi", o amabili spazzini dell'alba lucidavano la spiaggia che non restava peccaminosa e sporca.

Oggi, se tutto fosse permesso, i teenagers (forse) imbratterebbero le sabbie con le loro plastiche e schifezze e nessuno il giorno dopo (forse) saprebbe togliere certi lordumi... Se si pensa che sono dovuti intervenire i detenuti di Verbania per pulire le spiagge del lago che si presentavano ai turisti selvatiche e sozze. Se si pensa che, in questi ultimi tre anni, un terzo delle acque nostrane hanno riacquistato(lo dicono statistiche ed esperti) purezze perdute da decenni, forse possiamo chiedere ai nostri amici turisti tedeschi di essere più comprensivi. E meno catastrofici.

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