Una carezza ai bambini di Bullenhuser Damm

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    Credits: Proedi Editore

    NELLA FOTO: Alcuni dei venti bambini di Bullenhuser Damm

    "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti": con questo inganno il famigerato dottor Mengele seleziona venti bambini ebrei tra i 5 e i 12 anni, dieci maschi e dieci femmine, e dal campo di sterminio di Auschwitz li manda a quello di Neuengamme. Là un altro medico nazista, Kurt Heissmeyer, aveva richiesto cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi.

    Inizia così la tragica vicenda di queste piccole vittime, provenienti da diversi paesi europei: Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia. La conclusione della loro storia è altrettanto drammatica: dopo aver subito dolorosi quanto inutili esperimenti medici, i bambini vengono impiccati nei sotterranei della scuola di Bullenhuser Damm, ad Amburgo. È il 20 aprile 1945: gli inglesi sono alle porte, ma le SS festeggiano comunque il cinquantaseiesimo compleanno di Hitler. Bevono e fumano dopo aver compiuto il loro "dovere": l'impiccagione di venti bambini. Durante il processo ai responsabili della strage, il milite SS Johann Frahm dichiara: «Ai bambini fu messa intorno al collo una corda e furono appesi a un gancio. Come quadri alla parete».

    Tra i venti bambini uccisi c'è anche un piccolo italiano, Sergio de Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937. Dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali del governo Mussolini, la mamma di Sergio ripara nella casa di famiglia in Istria, ma viene tradita da un delatore. Dalla Risiera di San Sabba a Trieste, Sergio viene deportato ad Auschwitz con la mamma, la nonna, la zia e due cuginette.

    Oggi la scuola tedesca di Bullenhuser Damm ospita un giardino di rose bianche dedicato alle piccole vittime e ogni anno viene organizzata una cerimonia commemorativa in loro onore. La lapide nel roseto dice "Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla".

    Anche in Italia è vivo il ricordo di questa strage: nel 2004 è stato pubblicato il libro di Maria Pia Bernicchia "I venti bambini di Bullenhuser Damm" (96 pagine, € 10,00, Proedi Editore) che è anche scaricabile gratuitamente da Internet e ascoltabile in formato Mp3 (www.proedieditore.it/20bambini)

    Venerdì 20 gennaio nel comune di Segrate (Milano) sarà inaugurato un giardino di rose bianche dedicato alla memoria di queste venti piccole vittime e di "tutti i bambini che oggi sono in cielo senza che nessuno abbia dato loro almeno una carezza".

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    Credits: Proedi Editore

    NELLA FOTO: Il piccolo Sergio de Simone con le cuginette che saranno deportate con lui ad Auschwitz

    "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti": con questo inganno il famigerato dottor Mengele seleziona venti bambini ebrei tra i 5 e i 12 anni, dieci maschi e dieci femmine, e dal campo di sterminio di Auschwitz li manda a quello di Neuengamme. Là un altro medico nazista, Kurt Heissmeyer, aveva richiesto cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi.

    Inizia così la tragica vicenda di queste piccole vittime, provenienti da diversi paesi europei: Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia. La conclusione della loro storia è altrettanto drammatica: dopo aver subito dolorosi quanto inutili esperimenti medici, i bambini vengono impiccati nei sotterranei della scuola di Bullenhuser Damm, ad Amburgo. È il 20 aprile 1945: gli inglesi sono alle porte, ma le SS festeggiano comunque il cinquantaseiesimo compleanno di Hitler. Bevono e fumano dopo aver compiuto il loro "dovere": l'impiccagione di venti bambini. Durante il processo ai responsabili della strage, il milite SS Johann Frahm dichiara: «Ai bambini fu messa intorno al collo una corda e furono appesi a un gancio. Come quadri alla parete».

    Tra i venti bambini uccisi c'è anche un piccolo italiano, Sergio de Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937. Dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali del governo Mussolini, la mamma di Sergio ripara nella casa di famiglia in Istria, ma viene tradita da un delatore. Dalla Risiera di San Sabba a Trieste, Sergio viene deportato ad Auschwitz con la mamma, la nonna, la zia e due cuginette.

    Oggi la scuola tedesca di Bullenhuser Damm ospita un giardino di rose bianche dedicato alle piccole vittime e ogni anno viene organizzata una cerimonia commemorativa in loro onore. La lapide nel roseto dice "Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla".

    Anche in Italia è vivo il ricordo di questa strage: nel 2004 è stato pubblicato il libro di Maria Pia Bernicchia "I venti bambini di Bullenhuser Damm" (96 pagine, € 10,00, Proedi Editore) che è anche scaricabile gratuitamente da Internet e ascoltabile in formato Mp3 (www.proedieditore.it/20bambini)

    Venerdì 20 gennaio nel comune di Segrate (Milano) sarà inaugurato un giardino di rose bianche dedicato alla memoria di queste venti piccole vittime e di "tutti i bambini che oggi sono in cielo senza che nessuno abbia dato loro almeno una carezza".

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    Credits: Proedi Editore

    NELLA FOTO: La scuola di Bullenhuser Damm ad Amburgo

    "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti": con questo inganno il famigerato dottor Mengele seleziona venti bambini ebrei tra i 5 e i 12 anni, dieci maschi e dieci femmine, e dal campo di sterminio di Auschwitz li manda a quello di Neuengamme. Là un altro medico nazista, Kurt Heissmeyer, aveva richiesto cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi.

    Inizia così la tragica vicenda di queste piccole vittime, provenienti da diversi paesi europei: Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia. La conclusione della loro storia è altrettanto drammatica: dopo aver subito dolorosi quanto inutili esperimenti medici, i bambini vengono impiccati nei sotterranei della scuola di Bullenhuser Damm, ad Amburgo. È il 20 aprile 1945: gli inglesi sono alle porte, ma le SS festeggiano comunque il cinquantaseiesimo compleanno di Hitler. Bevono e fumano dopo aver compiuto il loro "dovere": l'impiccagione di venti bambini. Durante il processo ai responsabili della strage, il milite SS Johann Frahm dichiara: «Ai bambini fu messa intorno al collo una corda e furono appesi a un gancio. Come quadri alla parete».

    Tra i venti bambini uccisi c'è anche un piccolo italiano, Sergio de Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937. Dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali del governo Mussolini, la mamma di Sergio ripara nella casa di famiglia in Istria, ma viene tradita da un delatore. Dalla Risiera di San Sabba a Trieste, Sergio viene deportato ad Auschwitz con la mamma, la nonna, la zia e due cuginette.

    Oggi la scuola tedesca di Bullenhuser Damm ospita un giardino di rose bianche dedicato alle piccole vittime e ogni anno viene organizzata una cerimonia commemorativa in loro onore. La lapide nel roseto dice "Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla".

    Anche in Italia è vivo il ricordo di questa strage: nel 2004 è stato pubblicato il libro di Maria Pia Bernicchia "I venti bambini di Bullenhuser Damm" (96 pagine, € 10,00, Proedi Editore) che è anche scaricabile gratuitamente da Internet e ascoltabile in formato Mp3 (www.proedieditore.it/20bambini)

    Venerdì 20 gennaio nel comune di Segrate (Milano) sarà inaugurato un giardino di rose bianche dedicato alla memoria di queste venti piccole vittime e di "tutti i bambini che oggi sono in cielo senza che nessuno abbia dato loro almeno una carezza".

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    Credits: Proedi Editore

    NELLA FOTO: Il roseto nel giardino della scuola di Bullenhuser Damm con le lapidi dei bambini

    "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti": con questo inganno il famigerato dottor Mengele seleziona venti bambini ebrei tra i 5 e i 12 anni, dieci maschi e dieci femmine, e dal campo di sterminio di Auschwitz li manda a quello di Neuengamme. Là un altro medico nazista, Kurt Heissmeyer, aveva richiesto cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi.

    Inizia così la tragica vicenda di queste piccole vittime, provenienti da diversi paesi europei: Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia. La conclusione della loro storia è altrettanto drammatica: dopo aver subito dolorosi quanto inutili esperimenti medici, i bambini vengono impiccati nei sotterranei della scuola di Bullenhuser Damm, ad Amburgo. È il 20 aprile 1945: gli inglesi sono alle porte, ma le SS festeggiano comunque il cinquantaseiesimo compleanno di Hitler. Bevono e fumano dopo aver compiuto il loro "dovere": l'impiccagione di venti bambini. Durante il processo ai responsabili della strage, il milite SS Johann Frahm dichiara: «Ai bambini fu messa intorno al collo una corda e furono appesi a un gancio. Come quadri alla parete».

    Tra i venti bambini uccisi c'è anche un piccolo italiano, Sergio de Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937. Dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali del governo Mussolini, la mamma di Sergio ripara nella casa di famiglia in Istria, ma viene tradita da un delatore. Dalla Risiera di San Sabba a Trieste, Sergio viene deportato ad Auschwitz con la mamma, la nonna, la zia e due cuginette.

    Oggi la scuola tedesca di Bullenhuser Damm ospita un giardino di rose bianche dedicato alle piccole vittime e ogni anno viene organizzata una cerimonia commemorativa in loro onore. La lapide nel roseto dice "Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla".

    Anche in Italia è vivo il ricordo di questa strage: nel 2004 è stato pubblicato il libro di Maria Pia Bernicchia "I venti bambini di Bullenhuser Damm" (96 pagine, € 10,00, Proedi Editore) che è anche scaricabile gratuitamente da Internet e ascoltabile in formato Mp3 (www.proedieditore.it/20bambini)

    Venerdì 20 gennaio nel comune di Segrate (Milano) sarà inaugurato un giardino di rose bianche dedicato alla memoria di queste venti piccole vittime e di "tutti i bambini che oggi sono in cielo senza che nessuno abbia dato loro almeno una carezza".

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    Credits: www.bildarchiv-hamburg.de AGB

    "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti": con questo inganno il famigerato dottor Mengele seleziona venti bambini ebrei tra i 5 e i 12 anni, dieci maschi e dieci femmine, e dal campo di sterminio di Auschwitz li manda a quello di Neuengamme. Là un altro medico nazista, Kurt Heissmeyer, aveva richiesto cavie umane per esperimenti sulla tubercolosi.

    Inizia così la tragica vicenda di queste piccole vittime, provenienti da diversi paesi europei: Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia. La conclusione della loro storia è altrettanto drammatica: dopo aver subito dolorosi quanto inutili esperimenti medici, i bambini vengono impiccati nei sotterranei della scuola di Bullenhuser Damm, ad Amburgo. È il 20 aprile 1945: gli inglesi sono alle porte, ma le SS festeggiano comunque il cinquantaseiesimo compleanno di Hitler. Bevono e fumano dopo aver compiuto il loro "dovere": l'impiccagione di venti bambini. Durante il processo ai responsabili della strage, il milite SS Johann Frahm dichiara: «Ai bambini fu messa intorno al collo una corda e furono appesi a un gancio. Come quadri alla parete».

    Tra i venti bambini uccisi c'è anche un piccolo italiano, Sergio de Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937. Dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali del governo Mussolini, la mamma di Sergio ripara nella casa di famiglia in Istria, ma viene tradita da un delatore. Dalla Risiera di San Sabba a Trieste, Sergio viene deportato ad Auschwitz con la mamma, la nonna, la zia e due cuginette.

    Oggi la scuola tedesca di Bullenhuser Damm ospita un giardino di rose bianche dedicato alle piccole vittime e ogni anno viene organizzata una cerimonia commemorativa in loro onore. La lapide nel roseto dice "Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla".

    Anche in Italia è vivo il ricordo di questa strage: nel 2004 è stato pubblicato il libro di Maria Pia Bernicchia "I venti bambini di Bullenhuser Damm" (96 pagine, € 10,00, Proedi Editore) che è anche scaricabile gratuitamente da Internet e ascoltabile in formato Mp3 (www.proedieditore.it/20bambini)

    Venerdì 20 gennaio nel comune di Segrate (Milano) sarà inaugurato un giardino di rose bianche dedicato alla memoria di queste venti piccole vittime e di "tutti i bambini che oggi sono in cielo senza che nessuno abbia dato loro almeno una carezza".

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Sara Sironi

Tra le vittime del nazifascismo ci sono anche venti piccoli europei: un piccolo grande dramma che ha il volto di Sergio, di Jacqueline, di Marek, di Edo, di Lea e di tanti altri. Nasce a Segrate un roseto per non dimenticare la loro vita e la loro morte

 

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