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Unioni civili: le aziende dove i benefit per le coppie di fatto esistono già

di Fabio Brinchi Giusti
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Mentre lo Stato è in grave ritardo e la società sembra ancora divisa, anche in Italia sono sempre di più le aziende che già riconoscono piena uguaglianza fra dipendenti, senza fare più distinzioni sull'orientamento sessuale o la convivenza

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Mentre lo Stato è in grave ritardo e la società sembra ancora divisa, anche in Italia sono sempre di più le aziende che già riconoscono piena uguaglianza fra dipendenti, senza fare più distinzioni sull'orientamento sessuale o la convivenza

Un milione i lavoratori gay
Secondo le stime dell'associazione Parks (che riunisce i datori di lavoro gay-friendly e prende il nome da Rosa Parks, eroina nella lotta per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti) sarebbero un milione i lavoratori italiani omosessuali, bisessuali e transessuali. "Un milione di persone" - spiegano i responsabili di Parks - "di cui però non sappiamo praticamente nulla. Il fortissimo stigma sociale legato al diverso orientamento sessuale e all'identità di genere costringe ancora la stragrande maggioranza dei lavoratori LGBT a non palesarsi sui luoghi di lavoro". E le conseguenze di una vita nascosta ricadono poi sul rendimento personale del dipendente e sull'atmosfera che si respira all'interno dell'azienda: "La paura di essere scoperti e discriminati" - scrivono ancora quelli di Parks - "può avere un impatto significativo sulla qualità delle prestazioni lavorative".

Le aziende più "avanti"
Tra le aziende che decidono di adottare politiche di apertura verso i dipendenti, le prime ad aver iniziato sono le multinazionali, che si limitano ad estendere alla divisione italiana leggi che devono già applicare nel resto dell'Occidente. Come la General Electric, che opera nel campo dell'energia. La General Electric ha lanciato un piano per garantire pari diritti fra tutti i suoi dipendenti: il fondo per l'assistenza sanitaria è stato esteso a tutti i partner dei lavoratori, indipendentemente dal sesso. È stata estesa a tutti anche la possibilità di usufruire dei permessi previsti dalla legge 104, cioè tre giorni di permesso al mese per assistere il partner malato o disabile. Può essere richiesto l'anticipo del Tfr per l'acquisto della prima casa anche se questa è a nome del convivente. E se due persone dello stesso sesso si sposano o si uniscono civilmente (anche se all'estero, visto che in Italia la legge ancora non lo permette) avranno diritto ai quindici giorni di congedo matrimoniale previsti già per gli etero.

Anche le piccole aziende si adeguano
Tutto ciò succede anche in qualche piccola e media azienda nostrana o in alcune cooperative che forniscono servizi su e giù per l'Italia. Come la cooperativa Logitek, che opera all'interno dell'aeroporto di Venezia, concede permessi retribuiti per morte, malattia (del partner) o matrimonio anche ai dipendenti gay.

L'esempio di Telecom Italia
Ogni anno, inoltre, l'associazione Parks premia l'azienda più inclusiva d'Italia e nel 2015 ha vinto Telecom Italia. È stato riconosciuto a Telecom l'aver esteso a tutte le coppie i benefit previsti per l'assistenza sanitaria, l'accesso agli asili nido aziendali, le licenze matrimoniali, i soggiorni estivi per i figli. Inoltre sono stati apprezzati gli sforzi per migliorare l'ambiente di lavoro: partendo dai workshop e dai seminari per educare i propri dipendenti all'accoglienza delle persone LGBT e l'adesione al progetto "Diversity on the Job" della Presidenza del Consiglio per l'inserimento lavorativo delle persone che hanno perso il posto di lavoro a causa di discriminazioni subite per il proprio orientamento sessuale o perché transessuali.

Il diversity management
Tutto ciò in gergo tecnico viene chiamato "diversity management", che potremmo tradurlo letteralmente come "gestione della diversità". Una politica che non si ferma solo alla concessione di diritti, ma anche al contrasto dell'omofobia e del mobbing omofobico sul luogo di lavoro. Nessuno deve sentirsi discriminato mentre lavora, nessuno deve subire risatine, battutine, commenti sul proprio privati. Né dai vertici, né tantomeno dai colleghi. Una politica che senza dubbio migliora anche l'immagine: un'azienda gay-friendly può mostrarsi al mondo come aperta e moderna, attenta all'evoluzione sociale del nostro tempo.

Le pubblicità pro unioni civili
D'altronde in questi giorni in cui il tema è al centro del dibattito pubblico, sono molte le imprese che effettuano precise scelte di campo a sostegno delle unioni civili. Le pubblicità diffondono l'orgoglio di avere fra i propri clienti "ogni forma di famiglia"; fra i casi più celebri possiamo citare Ikea (che ha organizzato un contro-family day nei propri store), la Coop, Eataly, Granoro, Althea. Fino al caso più eclatante di un'azienda funebre che si è fatta conoscere con lo slogan: "Qualunque sia la tua famiglia, c'è una cosa che ci renderà tutti uguali". Il messaggio è chiaro: la nostra pasta, il nostro sugo, le nostre mele, i nostri mobili, i nostri vestiti, i nostri prodotti entrano in tutte le case e in tutte le famiglie, senza far distinzioni come fanno la politica o la religione. Le aziende sembrano quasi facciano a gara nel mostrarsi aperte e innovative: decisioni dettate sia dalla volontà di contribuire alla crescita sociale del Paese, sia dalla convenienza economica. I consumatori, a quanto pare, preferiscono chi si schiera per i diritti.

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