del

Unioni civili: cosa sono e cosa cambierà se diventeranno legge

di Fabio Brinchi Giusti
Vota la ricetta!

Entra nel vivo la battaglia sulle unioni civili. Il 23 gennaio si mobilitano le associazioni LGBT e il 30 si svolge il Family Day. Se il grosso del provvedimento è fuori questione (per esempio la reversibilità della pensione), si discute soprattutto sulla stepchild adoption, l’adozione interna alla coppia. Ecco tutto quello che c’è da sapere per capirci di più

Un caffè con Donna Moderna

Entra nel vivo la battaglia sulle unioni civili. Il 23 gennaio si mobilitano le associazioni LGBT e il 30 si svolge il Family Day. Se il grosso del provvedimento è fuori questione (per esempio la reversibilità della pensione), si discute soprattutto sulla stepchild adoption, l’adozione interna alla coppia. Ecco tutto quello che c’è da sapere per capirci di più

Dopo un percorso lungo e tormentato, segnato da rinvii, proteste di piazza, pressioni, mediazioni estenuanti, duri scontri verbali, provocazioni e spaccature nei vari partiti, il 28 gennaio inizierà nell’aula del Senato la discussione sulla cosiddetta “legge Cirinnà”, la legge che istituisce le unioni civili. Se approvato dal Senato (il voto finale è previsto per il 4 febbraio), il ddl dovrà poi andare alla Camera ed essere approvato anche da quest’ultima.

Che cosa sono le unioni civili?

Le unioni civili potranno essere costituite solo fra persone dello stesso sesso: nasceranno con una cerimonia davanti al sindaco e alla presenza di due testimoni. Pur non essendo un matrimonio, la legge riconosce agli uniti civilmente gli stessi diritti e gli stessi doveri delle nozze; è garantita la reversibilità della pensione, l’eredità, mentre in caso di scioglimento si applicherà la legge sul divorzio. Le uniche differenze con il matrimonio sono sulle adozioni (gli uniti civilmente non potranno adottare) e sull’accesso alla fecondazione assistita (vietata alle coppie gay o lesbiche).

Che cos’è la stepchild adoption?

È il punto più controverso della legge, che ha scatenato la protesta dei conservatori e che spesso viene confuso con l’adozione. In realtà, la legge prevede la possibilità di adottare solo il figlio naturale del partner, possibilità già prevista per le coppie eterosessuali. Al momento, i bambini nati nelle coppie omosessuali hanno per lo Stato un solo genitore e se questo muore o si ammala, l’altro non ha nessun tipo di dovere nei confronti del minore. Con la stepchild, invece, anche il partner sarà riconosciuto come padre/madre e obbligato a prendersi cura del minore. Se per i sostenitori della legge, tale norma è necessaria per tutelare i figli degli omosessuali, per i detrattori favorirebbe il ricorso all’utero in affitto. Va detto che però attualmente tale pratica è vietata in Italia e resterà vietata anche dopo l’approvazione del ddl Cirinnà.    

Che diritti avranno i conviventi?

Il ddl non riguarda però solo le coppie dello stesso sesso. Saranno regolamentate anche le coppie conviventi, sia etero che gay, non sposate o non unite civilmente. Sono previsti una serie di diritti minimi: la possibilità di visitare il partner in carcere, la possibilità di delegare al partner le decisioni in caso di malattia o di morte, di nominarlo tutore o amministratore di sostegno, il diritto di restare nella casa e di succedere nei contratti d’affitto, il diritto a essere inseriti nelle graduatorie per le case popolari.

Quando sarà approvata la legge?

Difficile a dirsi, com’è difficile sapere se la legge resterà integra o se subirà modifiche. Sulla carta, il ddl può contare su una maggioranza trasversale: favorevoli PD, M5S, Sel, socialisti, i senatori che fanno capo a Verdini. Contrari NCD, Lega, Forza Italia. Ma quasi nessun gruppo voterà compatto in aula: il Pd, ad esempio, lascerà libertà di coscienza e si stima che fra i 15 e i 30 senatori potrebbero votare contro la stepchild mentre voti favorevoli potrebbero arrivare dalla destra.

Come reagisce la Chiesa?

Mentre il giorno del voto si avvicina, lo scontro è acceso anche fuori dal Parlamento come fu per il divorzio o l’aborto negli anni ’70. La Cei è contraria ma i vescovi hanno scelto un basso profilo: in piazza scenderanno solo le associazioni cattoliche che il 30 gennaio, guidati da Mario Adinolfi, daranno vita ad un nuovo “Family Day”.

Saranno anticipati il 23 gennaio da una serie di presidi nelle principali città organizzati dai movimenti LGBT. Per gli attivisti l’obiettivo rimane il matrimonio, ma la maggior parte di loro considera comunque questa legge un primo passo verso l’uguaglianza.

Tutti, contrari e favorevoli, in attesa col fiato sospeso. Solo quando il Senato voterà, sapremo infatti con certezza se la Cirinnà diventerà legge o se sarà, come i Dico o i Pacs, l’ennesimo fallimento italiano sul tema dei diritti civili. Filippo Andrea Rossi, di “Diritti Democratici” (l’associazione che raggruppa i militanti omosessuali del PD) è speranzoso: “Abbiamo seguito il lavoro di Monica Cirinnà in questi due anni, un lavoro intenso di una persona determinata, capace e coraggiosa. In tutti i momenti di difficoltà, quando anche i più ottimisti perdevano la pazienza, tra mille rinvii, problemi e distinguo (pensiamo alla polemica sulla stepchild adoption), la senatrice Cirinnà ha mantenuto dritta la barra. Ha anche rinunciato al ruolo di relatrice per agevolare l'ingresso in aula della legge (poi rimandata a gennaio per i noti problemi tecnici relativi alla legge di stabilità). Ora ci siamo, ancora oggi un piccolo rinvio di un paio di giorni, ma la barra è li, dritta e si, quindi stavolta ce la facciamo.”

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna