Uomini che amano le donne

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    Credits: Mondadori Portfolio

    GIANNANDREA BULTRINI, 43 ANNI, COPY WRITER
    «FIDATEVI DI CHI, COME NOI, VI RISPETTA E CI METTE LA FACCIA»

    «Occuparmi di violenza sulle donne è stato come cambiare occhiali. Ho guardato le cose da un altro punto di vista». Giannandrea Bultrini non era un esperto di questo tema fino a quando, nel 2012, la sua agenzia di comunicazione di Bologna ha vinto un bando per realizzare una campagna di sensibilizzazione rivolta agli uomini. «Mi sono chiesto perché noi, i primi a doverci sentire coinvolti, eravamo sempre gli ultimi ad apparire» dice. Così nasce NoiNo.org, una community online di 6.000 uomini che, letteralmente, ci mettono la faccia. «Le persone possono aderire con nome e cognome, foto o video. È un gesto simbolico per affermare, pubblicamente, che la violenza sulle donne ci riguarda» dice. «È anche uno spazio dove condividere informazioni e dare voce a chi cerca di cambiare. Come Lorenzo, attivista antisessista, padre e blogger, che ogni giorno in Rete prende in giro i luoghi comuni con cui tutti siamo cresciuti: “contro lo stupido, ipocrita, diseducativo, violento machismo dilagante” scrive nel suo blog. Ma anche come Federico, giovane uomo con una storia di dipendenza affettiva e abusi nei confronti della fidanzata che, grazie alla community, ha iniziato un percorso di cambiamento».

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    FRANCESCO COLI, 56 ANNI, AVVOCATO
    «DENUNCIATE, SEMPRE: SI INIZIA CON UNO SCHIAFFO E SI FINISCE IN OSPEDALE»

    Vicepresidente della Camera civile di Pesaro, Francesco Coli è l’avvocato di Lucia Annibali, la donna sfigurata con l’acido il 16 aprile 2013 dal suo ex fidanzato. L’episodio ha fatto scalpore in tutta Italia e Coli è diventato all’improvviso un paladino contro la violenza. «Avevo già affrontato casi di aggressione e li affronto tuttora, ma questo li ha superati tutti per malvagità e ferocia. L’acido sul volto è una atto quasi peggiore dell’omicidio perché lancia un messaggio implicito: “Devi pagare per tutta la vita, per tutti i giorni, quello che ti ho fatto”». Il processo è stato lungo ed emotivamente faticoso. «Ho incontrato Lucia Annibali quando ancora non usciva di casa e doveva indossare la maschera a seguito delle prime operazioni al viso» continua l’avvocato. «Le ho detto: “Vieni in tribunale per l’udienza, guardi in faccia il giudice e chi ti ha ferita così. Ti starò vicino”. All’inizio lei era esitante, poi l’ho convinta: in questi casi è importante tirare fuori la forza e andare avanti a testa alta».

    Ma cosa prova un uomo di fronte a tanta rabbia esplosa nei confronti di una donna? «Non posso dire di essermi vergognato perché anch’io sono un maschio, però sono rimasto colpito dalla barbarie di questo gesto: l’uso dell’acido è una novità per il nostro Paese e attiene più ad altre culture. Come marito e padre di una ragazza di 20 anni ho pensato: “E se fosse successo a mia figlia?”». I casi di violenza sulle donne, dicono i nuovi dati dell’Istat, sono diminuiti negli ultimi 5 anni ma il calo è solamente del 2%. «Ora si denuncia di più rispetto a un tempo» spiega l’avvocato. «Però non è ancora abbastanza. Io sostengo sempre che, oltre all’educazione dei nostri figli maschi al rispetto per il mondo femminile, ci vuole la prevenzione.Alle prime avvisaglie che qualcosa non va con il partner, una donna deve parlare e trovare il coraggio di smascherarlo. Perché è una escalation: si comincia con uno spintone e si finisce in ospedale. Anche la Annibali qualche sberla l’aveva presa e il suo rimpianto è di non avere denunciato prima chi le faceva del male. Non voleva rovinarlo. È stato lui a rovinare lei, anche se oggi è stato condannato in secondo grado a 20 anni. Questo caso mi ha insegnato una cosa: anche dopo una aggressione terribile come quella accaduta a Lucia si può ricominciare».

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    BRUNO DANOVARO, 47 ANNI, MAESTRO DI ARTI MARZIALI  «PREPARATEVI A REAGIRE AGLI AGGRESSORI SENZA PAURA»

    «Alcuni anni fa una mia vicina di casa mi ha confessato di essere vittima di uno stalker. Io, che sono grande e grosso, non immaginavo i rischi che possono incontrare le donne a girare da sole in centro a Milano: vengono molestate per strada, sotto casa, in metropolitana. Non ho mai sopportato i prepotenti, perciò credo che sia mio dovere fare qualcosa». Bruno Danovaro, 47 anni, è maestro di difesa personale e campione del mondo nella categoria professionisti di arti marziali miste. Ha addestrato i nostri militari inviati nei teatri di guerra e le forze dell’ordine sul territorio. E da anni insegna alle donne a difendersi dai malintenzionati.

    «Ho studiato un corso specifico, semplice ma efficace, che va bene per la commercialista, l’impiegata e la casalinga» spiega Bruno, istruttore alla palestra Xplode di Milano e all’associazione Giù le mani dalle donne. «Con le lezioni non si diventa cintura nera, ma si impara a cadere, a parare un colpo, a tirare qualche calcio o ginocchiata. E a difendersi in modo intelligente: simulare la resa, cercare una via di fuga e non farsi bloccare dal panico». I risultati? «Le donne non si sentono invincibili, ma più tranquille» risponde Danovaro. «Sanno cosa devono e non devono fare di fronte a un aggressore. Basta quell’attimo per salvarsi».

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    MARCO BRUSEGAN, 42 ANNI, SOCIOLOGO
    «SAPPIATE CHE I MARITI MANESCHI POSSONO CAMBIARE SOLTANTO SE CHIEDONO AIUTO»

    Ogni giorno entra nella testa di uomini che maltrattano mogli, ex compagne, figli. Sposato con una psicologa, padre di una figlia, Brusegan è sociologo e consulente dell’associazione Alfid di Trento che da anni si occupa di autori di violenza per l’ente Cambiamenti (cambia-menti.org). «Gli uomini arrivano da noi sia su base volontaria sia inviati dall’assistente sociale, dal giudice, dagli avvocati o dalla questura» dice. «Sono di diversa estrazione sociale. L’età media è 40 anni. Per la maggior parte sono padri. I meccanismi sono gli stessi: minimizzano il problema e scaricano le responsabilità sulle partner con frasi del tipo: “Chiamarla violenza mi sembra esagerato” oppure “È lei che ingrandisce le cose”. L’esperienza mi ha insegnato che la violenza si insinua lentamente nella coppia e uscire da questa spirale pericolosa è difficile sia per la donna sia per l’uomo. I compagni promettono di cambiare e di non farlo più, ma riuscirci da soli è difficilissimo, perché non hanno consapevolezza fino in fondo di quello che fanno. È per questo che lavoriamo in gruppi aperti: quelli che vengono da tempo aiutano gli altri a essere più consapevoli del loro comportamento violento e ad avere fiducia che cambiare è possibile».

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    MARCELLO DI TANA, 33 ANNI, POLIZIOTTO   «RIVOLGETEVI ALLE FORZE DELL’ORDINE: LA LEGGE È DALLA VOSTRA PARTE»

    «Facciamo i poliziotti ma dobbiamo diventare un po’ psicologi per capire quello che le donne non dicono». Marcello Di Tana ha 33 anni ed è un agente di polizia. Con i colleghi dell’Ufficio prevenzione generale della questura di Milano è in prima linea per combattere i casi di molestie sessuali, gli atti persecutori e le violenze domestiche. «Quando interveniamo le donne sono spaventate, glielo si legge in volto che hanno paura dei partner» racconta. «Ci dicono “tutto bene” anche quando non è così. Dobbiamo essere bravi non solo a proteggerle ma a spingerle a fidarsi di noi. Il più grosso errore è credere che la violenza in casa non si ripeterà».

    Il caso che l’ha colpito di più è «l’intervento in un bar, dove una donna si era rifugiata con una grossa ferita al sopracciglio» ricorda Di Tana. «Era spaventatissima, non riusciva nemmeno a parlare. In casa abbiamo trovato un tavolo rotto, macchie di sangue sul muro e il suo convivente. I referti del pronto soccorso hanno confermato che lui aveva già alzato le mani su di lei. È stato il primo arresto per maltrattamenti familiari dopo l’introduzione della legge sul femminicidio». La norma è entrata in vigore nel 2013 e prevede pene più severe per chi commette violenza davanti ai figli, l’arresto obbligatorio in flagranza anche in caso di stalking, l’allontanamento dal domicilio. «La sera, quando rientro dal servizio, mi porto a casa la soddisfazione di avere aiutato una donna» aggiunge il poliziotto. «E, in qualche modo, di averle salvato la vita».

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    CLAUDIO TOVANI, 52 ANNI, ISTRUTTORE DI SUB
    «ATTENTE AGLI “INSOSPETTABILI”: I VIOLENTI, SPESSO, SONO UOMINI NORMALI»

    «La mia ex compagna aveva un marito manesco. È una cosa che ho scoperto nel tempo e forzatamente perché lei, come capita a molte vittime di violenza domestica, per vergogna taceva l’accaduto. Per me è stato uno shock: avevo sempre considerato la violenza come un fenomeno che riguardava persone lontane per cultura o stile di vita. Invece no: a picchiare e minacciare potevano essere uomini “normali”, rispettabili, non sbandati». È con questa nuova consapevolezza che il milanese Claudio Tovani, impiegato in una società di software e maestro di sub, 3 anni fa di colpo ha cambiato il suo modo di reagire davanti a comportamenti maschili che prima tollerava o condivideva, dalle battute sessiste ai luoghi comuni. E ha pensato al “Gommone Rosa”.

    «Organizzo immersioni di gruppo con attrezzature colorate, alla fine parlo ai partecipanti del fenomeno della violenza domestica e chiedo loro una donazione da devolvere ai centri antiviolenza della località in cui ci troviamo» dice Tovani. «Finora abbiamo raccolto circa 7.000 euro. Ad alcune persone può sembrare strano che ad affrontare l’argomento sia un uomo, ma penso che far parlare le donne in un certo senso finisca per responsabilizzare le vittime, mentre spetta agli uomini di educarsi reciprocamente al rispetto».

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di

Natascia Gargano

Il 25 novembre è la giornata dedicata alle tante, troppe vittime di violenza nel nostro Paese. Un fenomeno che non accenna a diminuire, ma contro il quale non siamo sole. Perché sono sempre di più i maschi in prima linea per fermare gli abusi

● Secondo gli ultimi dati dell’Istat sono 6.788.000 le donne che in Italia hanno subito una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

● Il 62,7% degli stupri è commesso dal partner o dall’ex compagno. Il 51,4% delle aggressioni fisiche o sessuali riguarda donne separate o divorziate.

● 3.466.000 è il numero delle donne vittime di stalking. Le denunce di violenza domestica sono passate dal 6,7% all’11,8%.

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