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Valentino e Márquez: finitela di accusarvi, tanto siete uguali

di Cristina Marinoni
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Non importa capire chi dei due volesse far cadere l'altro alla MotoGp di Sepang. Il fatto è che i due campioni hanno lo stesso obiettivo: vincere. In ogni modo

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Non importa capire chi dei due volesse far cadere l'altro alla MotoGp di Sepang. Il fatto è che i due campioni hanno lo stesso obiettivo: vincere. In ogni modo

Ogni volta che dalla sala stampa del circuito sento rombare i motori in griglia di partenza, mi vengono i brividi. Lo spettacolo della MotoGp, con le prodezze delle stelle Valentino Rossi e Marc Márquez che sfrecciano a 300 km all’ora, sta per cominciare.

L’obiettivo è lo stesso: vincere

Il “Dottore” e il “Cabroncito” sono piloti straordinari: talentuosi, spericolati eppure corretti, dotati di quel pizzico di ostinazione e grinta in più che li rende speciali. E con un unico obiettivo, appena abbassano la visiera del casco: vincere. Per questo in ogni Gran Premio di motociclismo non si risparmiano. Così è accaduto domenica a Sepang: “Vale” è in testa al campionato e punta al decimo titolo mondiale della carriera, Marc odia talmente non essere il numero uno – gli capita di rado, basti dire che a 20 anni è diventato il campione del mondo più giovane della storia della MotoGp – che a volte rischia troppo, finisce a terra e si elimina da solo.

Lotta senza esclusione di colpi

In Malesia i due lottano senza esclusione di colpi, come al solito e per fortuna: la magia sta tutta nei duelli, altrimenti sai che noia sarebbero le gare! Un sorpasso segue l’altro, Rossi e Márquez si scambiano di continuo la terza e la quarta posizione, una battaglia che toglie il fiato e non vorrei finisse mai. Invece si conclude nel peggiore dei modi. Alla curva 14, la magnifica coppia di rider entra in contatto, il catalano cade ed è costretto a tornare al box: game over per lui, mentre l’italiano sale sul terzo gradino del podio e resta in vetta alla classifica generale.

L’allievo ha superato il maestro

Se mi risulta difficile, anzi impossibile, capire la dinamica dell’incidente, mi risulta invece facile trarre una conclusione sull’episodio. Ancora una volta, l’allievo Márquez ha dimostrato di avere imparato alla perfezione la lezione del maestro Rossi, suo idolo di sempre (nel 2013, poco prima di conquistare il suo primo titolo della classe regina, mi aveva raccontato di possedere i modellini di tutte le moto guidate da “Vale”, come lo chiamava lui). Qual è la lezione? Non mollare mai. Tra l’altro, chi si rende conto meglio di chiunque che il 22enne Marc è un fenomeno è proprio Valentino, 36 anni e oltre 20 di esperienza che fanno la differenza: «Marc è la versione migliore di me» aveva dichiarato il nostro eroe nazionale, leggenda vivente delle due ruote. Lo ha già designato suo erede, insomma. Da grande appassionata, non soltanto addetta ai lavori, spero che VR e MM smettano di sfidarsi a suon di dichiarazioni velenose e accuse reciproche. E che a Valencia, ultima tappa della stagione, tornino a combattere in sella, nel rispetto delle regole. Convinta che, dovessero trovarsi di nuovo gomito a gomito, entrambi penserebbero: «Vinca il migliore».

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