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Ve lo garantisco io: gli ufo esistono

di Lavinia Rittattore
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Dovete crederci! Keanu Reeves di fantascienza se ne intende.  Dopo Matrix, eccolo nei panni dell'extraterrestre in Ultimatum alla Terra. Un ruolo perfetto. Così algido e bello non sembra anche a voi un alieno?

Dovete crederci! Keanu Reeves di fantascienza se ne intende.  Dopo Matrix, eccolo nei panni dell'extraterrestre in Ultimatum alla Terra. Un ruolo perfetto. Così algido e bello non sembra anche a voi un alieno?

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È seduto di fronte a me, nella suite di un grande albergo romano. Ammirata, osservo il caos geografico sul suo volto: Asia, Europa, Medio Oriente, qualche altro posto che non so, in uno straordinario melting pot razziale. Keanu Reeves è la prova di come l'intreccio etnico possa essere bellissimo. Mi restituisce lo sguardo, quello di Neo in Matrix, di John in Constantine, del detective Ludlow de La notte non aspetta. E dell'alieno Klaatu in Ultimatum alla Terra, appena uscito nelle sale. Uno sguardo nero indecifrabile. Intervistare Keanu (si pronuncia Kianu e significa "fresca brezza delle montagne" in hawaiano) è un'impresa quasi impossibile. Risponde con una manciata di parole, se non a monosillabi. Il privato è off limits. Dalla stampa americana questo suo ostinato sottrarsi è stato definito in vari modi: stupido, insopportabile, imbranato. Lui si autodefinisce: «Sono come Topolino, nessuno sa che cosa c'è sotto il vestito». Completo nero e camicia grigia, baffi e barba corta corvini come i capelli, Keanu con eccezionale self control resta serio di fronte alle sue risposte alla Toro Seduto. Se gli si chiede come mai ami tanto interpretare personaggi extraterrestri o ultraumani (in Ultimatum alla Terra arriva

da un altro pianeta per dirci che stiamo distruggendo il mondo e lui non ce lo può permettere), dice: «Ho fatto anche altro».

Se gli si domanda come mai abbia l'inguaribile tentazione di salvare l'umanità, agita le mani sottili ed eleganti, poi con un sorriso più unico che raro dichiara: «Ci casco solo ogni tre o quattro anni». Se poi butti lì: «Crede agli extraterrestri e agli ufo?», spara impassibile: «Non possiamo essere soli nell'universo. Gli ufo? Qualcuno giura che esistono, e allora perché no?». E ancora: «Che cosa direbbe a Barack Obama?». Dieci faticosi secondi: «Buona fortuna». Antipatico? No, è troppo educato, gentile e anche affettuoso. Come quando parla di Bernardo Bertolucci, che l'ha diretto nel Piccolo Buddha nel 1993: «Sono andato a trovarlo ieri, incontrarlo è sempre un grande piacere, ci tornerei oggi, domani, sempre». Il regista di Ultimatum alla Terra, Scott Derrickson, apre un varco nella laconica corazza: «È l'unico attore della sua generazione capace di fare l'alieno ed essere credibile. Trovate un altro attore capace di fare tre Matrix senza rendersi ridicolo. Trovate uno che anche quando non parla è talmente magnetico da ipnotizzare una platea: Keanu è il mistero, e il mistero intriga tutti». E noi donne adoriamo gli uomini enigmatici. Keanu nasce a Beirut, in Libano, 44 anni fa. La madre Patricia è una costumista di origini britanniche, il padre Samuel è un geologo hawaiano, con sangue cinese, inglese e portoghese. Quando i genitori, hippie e sgangherati, si separano, Patricia si trasferisce con i figli in Canada, a Toronto. Keanu molla la scuola a 17 anni («L'unico posto dove mi sono sentito davvero un alieno») per fare l'attore. Il grande pubblico, soprattutto quello femminile, si accorge di lui nel 1991 quando gira Point Break e subito dopo Belli e dannati insieme al suo miglior amico River Phoenix. Poi arrivano Dracula, Piccolo Buddha, Speed, Johnny Mnemonic. E partner del calibro di Al Pacino, Anthony Hopkins, Gary Oldman, Sandra Bullock. E Charlize Theron: la scena de L'avvocato del diavolo in cui Keanu le mordicchia goloso il lobo sinistro fino a staccarle l'orecchino, ha suscitato l'invidia di tutte noi. Già, perché malgrado l'aspetto polare Keanu è ghiaccio bollente. La carriera decolla mentre la vita prende una piega funesta. Il padre finisce in galera per spaccio. L'amico River muore per overdose. E durante una folle corsa in moto Keanu ha un incidente in cui si fa molto male. I critici lo fiaccano con commenti al veleno. Esplode la notizia che si sia sposato con il miliardario David Geffen. Ironizza Keanu: «Sono sorpreso non per la mia presunta omosessualità, ma perché qualcuno pensa che io abbia conquistato un figo così». Nel 1999 arriva Matrix, il primo film della trilogia che lo renderà uno degli attori più pagati della storia: 185 milioni di dollari fra compensi e diritti. Sul set Keanu impara circa 200 mosse di arti marziali. Che però non servono a sconfiggere la sfortuna: la fidanzata Jennifer Syme partorisce una bimba morta. E poi muore in un incidente d'auto. Mentre l'adorata sorella Kim, «la mia migliore amica» la definisce lui, si ammala di leucemia. Chiunque al suo posto sarebbe finito in un manicomio. Keanu, no. Anche se sul grande schermo, film dopo film, dirada i sorrisi, fino a farli quasi sparire. I suoi personaggi diventano sempre più "alieni", sbandati, dark, a eccezione, nel 2003, della commedia Qualcosa è cambiato, al fianco di Jack Nicholson e Diane Keaton. Con i giornalisti fa muro. I paparazzi li vorrebbe nelle miniere. Una volta, nel 2007, ne ha steso uno (per sbaglio?) con la sua Porsche: il tribunale l'ha prosciolto il 3 novembre scorso.

Osservo ancora il suo stupendo volto esotico.

Mi restituisce di nuovo quel pozzo nero indecifrabile. Ok lasciamo perdere, Keanu.

Non so se, come si dice a Roma, ci sei o ci fai. Pazienza se non mi lasci fare il mio mestiere, e non dici nemmeno il nome della persona che ami, e se c'è (i rumors lo danno in coppia con  la collega Parker Posey). Mi bastano i tuoi film, anche quelli dove ti sei beccato il premio per la peggior interpretazione dell'anno (Hard Ball e Sweet November-Dolce Novembre). Mi basta la tua magica bellezza: pacifica e formidabile bomba umana contro il razzismo.

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