Violenza di genere: perché un “no” sembra incredibile

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Michela Murgia

Il caso Weinstein, dal punto di vista della consapevolezza della violenza di genere, rappresenta uno spartiacque: c’è un prima e c’è un dopo. Leggi l'opinione di Michela Murgia

Un'opinione di:
Nata in Sardegna, con il romanzo Accabadora (Einaudi, 2009), tradotto in più di 20 lingue, ha vinto...

In pochi sembrano averlo capito, ma il caso Weinstein dal punto di vista della consapevolezza della violenza di genere rappresenta uno spartiacque: c’è un prima e c’è un dopo. Il prima è che tutti sapevano e fingevano di no, il dopo è che sperabilmente da adesso in poi occorrerà pensarci almeno 2 volte prima di agire da padroni sul corpo di qualcun altro.

È una lezione che sta arrivando anche in Italia, ma evidentemente non così in fretta come servirebbe. Ne è la prova l’interrogatorio di 12 ore che hanno dovuto subire le 2 studentesse americane che hanno accusato di stupro 2 carabinieri, con domande irricevibili persino per il giudice: «Mi rifiuto di tornare indietro di 50 anni».

Non chiediamoci più perché le donne non denunciano; chiediamoci invece perché il fatto che una donna dica no sembra ancora così incredibile da non poterci credere se non a colpi di referto medico.

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