Vivere con un disabile: il video

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di

Barbara Rachetti

In questo video, il nostro progetto Vivere con un disabile in collaborazione con la Lega del Filo d'Oro. Le immagini e le storie di chi vive la disabilità in un viaggio emozionante attraverso l'Italia  

Un'opinione di:
#Runner, mamma, racconta storie di disabilità e inclusione. Segue i temi più caldi di costume,...

Le parole sono il primo passo per rompere l’isolamento di chi vive una condizione di disabilità. Per questo, insieme alla Lega del Filo d’Oro, nel progetto Vivere con un disabile racconto la vita delle persone disabili e delle loro famiglie in un viaggio attraverso l’Italia. Vite alle prese con l'adolescenza in arrivo, che pone ai genitori la domanda più critica, quella sull'autonomia dei propri figli disabili. Vite rinate dopo un'improvvisa disabilità capitata da adulti, quando devi ristrutturare le tue certezze e diventi dipendente dagli altri. Vite in bilico tra l'accudimento meccanico e il bisogno di affidarsi a un aiuto esterno.

Le esistenze di bambini, ragazzi e adulti con cui sono venuta a contatto, il loro dolore ma anche la capacità di affrontarlo, mi restituiscono una certezza: la disabilità è trasversale, mette a nudo il peggio e il meglio di ognuno di noi, in famiglia e in società. Ma soprattutto, i disabili "non sono" problemi, sono persone che "hanno problemi", più o meno gravi, e che pongono a loro volta problemi, ma li pongono a tutti noi. Le loro carrozzine, gli apparecchi acustici, le palestre dedicate, per noi sono solo il simbolo di vite dimezzate, se ci limitiamo a osservarle. Perché la faccia delle cose aiuta a mantenere le distanze, a conservare la sensazione di sicurezza che viene da una supposta normalità.

E invece passa attraverso lo spostamento di prospettiva la possibilità di andare oltre la superficie, per trasformare un deficit in una caratteristica. I disabili sono così, senza nessuna etichetta, solo persone, né meglio né peggio di noi.

Se la persona disabile "è un problema” anziché essere una persona che ha uno o tanti problemi, come ci comporteremo nei suoi confronti? Se ognuno di noi cresce perché qualcuno ci ha sognato, noi come pensiamo le persone disabili? Se per noi la persona disabile è un eterno bambino, lo penseremo così, e il nostro modo di agire, il linguaggio, gli atteggiamenti, saranno sempre orientati a questo. Quando sapremo immaginare le persone con disabilità come capaci di assumere un ruolo e un lavoro, di partecipare alla vita di tutti, di sentire di farne parte, allora potremo sperimentare nuovi percorsi.

Tutte le famiglie che vivono la disabilità hanno diritto a un progetto, come quello della Lega del Filo d’Oro, fondato sulla capacità e il coraggio di andare oltre, di “trasgredire”. Perché quello che noi vediamo oggi, ieri non c’era e domani sarà già superato. Le persone hanno bisogno, oltre che di un sostegno nel “fare”, di un pensiero educativo che non sia solo utile a sistemare il presente, ma che sia aperto al futuro. Gli educatori, i fisioterapisti, i medici, la rete di solidarietà sono come dei sassi che permettono di poggiare i piedi per attraversare un corso d’acqua senza bagnarsi. Ma perché ciò accada, ogni sasso dev’essere ben piantato, e deve avere altri sassi stabili a portata di passo. Altrimenti da solo è soltanto una pietra in mezzo al fiume.

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