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Volontaria rapita in Afghanistan: un gruppo criminale rivendica il sequestro

di Ansa
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Per liberare Clementina Cantoni, i rapitori chiedono il rilascio di due prigionieri afghani. Nel frattempo, i Talebani smentiscono i loro coinvolgimento, ma gli 007 non escludono nessuna pista

Per liberare Clementina Cantoni, i rapitori chiedono il rilascio di due prigionieri afghani. Nel frattempo, i Talebani smentiscono i loro coinvolgimento, ma gli 007 non escludono nessuna pista

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KABUL - Un gruppo criminale ha rivendicato il rapimento della cooperante italiana, Clementina Cantoni, ieri a Kabul ed ha chiesto la liberazione di due prigionieri afghani: lo ha detto un responsabile della polizia afghana."Il gruppo criminale di Tela Mohammed, arrestato recentemente dalla polizia, ci ha contattato per rivendicare il rapimento dell'italiana", ha riferito Abdul Jamil, direttore dell'ufficio di inchiesta criminale della polizia di Kabul.

"Il gruppo ci ha proposto lo scambio di Clementina Cantoni con con i loro capi Tela Mohammed e Omara Khan e altri loro loro complici arrestati", ha aggiunto.

Clementina Cantoni, 32 anni, una volontaria per l'organizzazione umanitaria Care International, e' stata presa ostaggio ieri sera, in pieno centro di Kabul, da quattro uomini armati che l'hanno caricata a bordo di una Toyota.

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Dopo l'arresto, lo scorso aprile di Tela Mohammed e di diversi membri del suo gruppo criminale, altri soci della banda avevano cominciato ad attaccare posti della polizia e del Ministero degli Interni, uccidendo numerosi poliziotti ma non riuscendo comunque a far liberare gli incarcerati.

Le forze della polizia e dell'esercito afghano, nonché quelle internazionali dell'Isaf, incaricate della sicurezza a Kabul e nei dintorni, hanno oggi rafforzato i controlli e i posti di blocco: nei giorni scorsi ci erano gia' stati diversi tentativi di rapimento.

>>I Taliban smentiscono il loro coinvolgimento

Un portavoce dei taleban ha oggi smentito il coinvolgimento dalla sua organizzazione nel rapimento dell'italiana Clementina Cantoni. "I nostri mujaheddin - ha detto Abdul Latif Hakimi al telefono da una località non precisata - non hanno rapito la donna. Noi non facciamo certe cose". La polizia di Kabul ha riferito di aver ricevuto una rivendicazione da parte di un gruppo criminale che avrebbe proposto uno scambio con alcuni detenuti.

>>Notte di attesa in casa Cantoni a Milano

E' stata una notte di attesa nell'elegante palazzo di via Giorgio Jan, alle spalle del centrale corso Buenos Aires, dove vivono i genitori di Clementina Cantoni, la cooperante italiana rapita ieri sera in Afghanistan.

Telefonate si sarebbero susseguite in casa Cantoni per seguire, attraverso la Farnesina, l'evolversi della situazione e cercare di capire la matrice del sequestro di Clementina. Davanti alla casa di via Jan, si trovano pattuglie dei carabinieri e della polizia e diversi giornalisti e troupe televisive.

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>>Indagini a tutto campo

Le autorità afghane hanno avviato indagini a tutto campo, impegnandosi ai massimi livelli, per la liberazione della giovane cooperante italiana, Clementina Cantoni, rapita ieri sera alle 20:30 locali da quattro uomini armati a bordo di una Toyota bianca, in pieno centro di Kabul: ha riferirlo è stamane un funzionario dell'ambasciata italiana nella capitale afghana. "Ci stiamo coordinando con tutte le autorità afghane, ai più alti livelli per essere sicuri che tutti gli sforzi verranno fatti per raggiungere l'obiettivo", ha spiegato il diplomatico. L'ambasciata italiana non ha voluto dare informazioni se sia stato già avviato un contatto con i rapitori e se ci siano state richieste. "Le indagini sono appena cominciate", si è limitato a dire il funzionario.

Anche il Ministero degli Interni di Kabul ha confermato di essere impegnato nelle indagini, ma non ha voluto dare ulteriori dettagli. Clementina Cantoni, una volontaria dell'organizzazione umanitaria Care International, è stata rapita in un quartiere di Kabul dove si trovano locali e ristoranti frequentati da stranieri. Già nell'ottobre scorso erano stati sequestrati tre funzionari dell'Onu, e trattenuti in prigionia per 27 giorni. La polizia aveva detto che i sequestratori erano una banda di criminali, assoldati probabilmente da qualche fazione dissidente dei Taleban: prima del rilascio i malviventi avevano minacciato di uccidere gli ostaggi, se non fossero stati liberati alcuni prigionieri fondamentalisti islamici.

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