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Vorrei una scuola senza Dio

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Che bello sarebbe se a scuola si insegnasse a porsi domande invece che imporre risposte.

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Che bello sarebbe se a scuola si insegnasse a porsi domande invece che imporre risposte.

Vorrei che a scuola mio figlio imparasse a essere curioso. Vorrei che la scuola gli insegnasse a farsi delle domande e ad avere fame di risposte. Vorrei che la scuola non costruisse certezze preconfezionate. In classe si dovrebbe insegnare la sete di sapere. E tutto questo poco si sposa con la somministrazione omeopatica di un credo. Non è tra i banchi di scuola che si dovrebbe insegnare una religione. Ma un bambino che già dalla materna riceve un'educazione cattolica crescerà con la certezza di essere sulla strada giusta e quando sarà più grande guarderà con sospetto chi non ha le sue certezze.

Sacrosanto passare la propria fede a un figlio, ma non a un cittadino. Non dovrebbe essere lo Stato a offrire questa cultura. Vorrei che lo stato insegnasse a mio figlio la storia delle religioni, che imparasse le varie culture e usanze. Questo farebbe sicuramente di lui un uomo più aperto verso il mondo. Si sorprenderebbe di quante similitudini ci sono e di quanto si condivida con gli altri. Potrebbe scoprire che le religioni avevano uno scopo preciso, che era quello di controllare il popolo attraverso le sue paure.

Capirebbe che la necessità di un credo serve a calmare le nostre angosce, che sono universali e che la razionalità non può consolare. Dare un senso alla vita e alla morte.

Io personalmente non ho una fede, anche se fino ai 12 anni sono cresciuta dai Salesiani. Ho imparato da sola a farmi delle domande. E adesso che sono mamma ho scelto di non imporre a mio figlio una soluzione alle sue. Crescerà e troverà il suo Dio, oppure deciderà che un Dio non esiste. Il rapporto con la propria fede è molto personale e ognuno di noi dovrebbe essere libero di poterlo vivere serenamente.

Questa ovviamente è solo la mia personalissima opinione.

È vero che si può scegliere di non far frequentare le lezioni di religione, ma questa scelta si traduce in un vuoto di due ore che mio figlio, come altri, passa parcheggiato in corridoio con la bidella. Questo sembra quasi un castigo. Così molti per evitare il problema decidono di far frequentare le lezioni anche se non condividono.
Uno Stato laico non dovrebbe permettere che ciò accada.

Certo ci sono insegnati di religione illuminati che offrono ai ragazzi una panoramica generale ben fatta, ma se gli insegnati vengono selezionati dalla Chiesa già c'è un vizio di forma… che poco ha a che fare con l'imparzialità.

E così a inizio lezioni a settembre ci sarà la consueta colletta per comprare la cancelleria, a dicembre la lotteria e la bancarella per raccogliere qualche soldo e l'uovo a Pasqua in primavera. Si perché la scuola si trova a dover elemosinare i soldi per acquistare carta e pennarelli.

Non ci sono i fondi per gli insegnanti di sostegno, ma lo Stato ha firmato un accordo con il Vaticano per incrementare il numero degli insegnati di 2 mila unità nel prossimo decennio. Mi chiedo come si giustifichi un esercito di 24 mila insegnanti di religione pagato dallo stato (ma scelti dalla Chiesa) con una gestione razionale della scuola pubblica.

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