Yoga a scuola: un’idea che resta tale

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Alex Corlazzoli

Il presidente del Consiglio propone che nelle nostre scuole entri lo yoga. Ottima idea. Ma non sarebbe meglio far funzionare bene le ore di educazione fisica?

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“Maestro perché non abbiamo una palestra?”. Quante volte mi son sentito fare questa domanda dai miei alunni nel corso della mia vita da maestro. E quante volte mi son posto un interrogativo: l’educazione motoria che valore ha nella nostra scuola? È l’interrogativo che vorrei porre anche al premier Paolo Gentiloni che a New Delhi nei giorni scorsi ha annunciato l’idea di “esplorare la possibilità di introdurre lo yoga nel programma delle scuole italiane”. Non ho nulla contro la pratica di questa dottrina. Anzi di fronte ad una classe particolarmente vivace ho proposto loro delle ore di yoga: ho visti i bambini riscoprire la capacità di stare in silenzio, di mettere in relazione corpo e mente, di esperire parti del corpo che non vengono mai messe all’opera. Ho avuto modo di apprezzare chi lo insegnava e la sua competenza nel farlo con dei bambini.

Dobbiamo tuttavia con franchezza chiederci cos’è oggi l’educazione motoria nelle nostre scuole e cosa vogliamo che sia. Provate a fare tre domande ai vostri figli: cosa avete fatto oggi nell’ora di educazione fisica? Dove l’avete svolta? Chi l’ha fatta?

Sulla carta, ovvero nelle indicazioni nazionali per il curriculo della scuola dell’infanzia e primaria (il famoso programma scolastico), è tutto come Dio comanda: “L’educazione motoria promuove la conoscenza di sé e delle proprie potenzialità nella costante relazione con l’ambiente, gli altri, gli oggetti. Contribuisce, inoltre, alla formazione della personalità dell’alunno attraverso la conoscenza e la consapevolezza della propria identità corporea”. In quest’ottica anche lo yoga potrebbe contribuire a raggiungere le finalità proposte dal ministero.

Ma guardiamo la realtà: a fare l’ora o le due ore (dipende dalla scuola) alla primaria sono spesso insegnanti che non toccano un pallone da quando erano bambini o che non hanno idea dello sviluppo corporeo di un bambino e ancor meno di cosa proporre in quelle due ore. Ho visto colleghi o colleghe obesi assegnati ad educazione fisica. Io stesso, sedentario che frequenta le piste da sci una volta all’anno e che non faccio (haimé) attività fisica, mi son ritrovato ad insegnare educazione motoria senza aver mai avuto un solo corso di aggiornamento su questa materia, senza aver la minima idea di che tipo di didattica fare in quelle due ore.

Diciamocelo con franchezza: dal momento che nelle scuole primarie non è prevista la presenza di diplomati Isef o di laureati in scienze motorie, spesso chi fa ginnastica improvvisa dei giochi, propone corse ed esercizi senza avere delle competenze. La cosiddetta “Buona Scuola” prevede che “per l’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria siano utilizzati, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate, nonché docenti abilitati all’insegnamento anche per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti”.

Alla prova dei fatti, queste figure non esistono alle elementari dove l’unica speranza per le famiglie è che la scuola attivi qualche progetto con esperti del Coni o altri ancora. Ma non solo. Dove dovremmo farlo lo yoga? In aula?

Gentiloni sa o dovrebbe sapere che molte scuole ancora oggi non hanno un luogo adatto all’attività motoria. Qualche settimana fa sono entrato in un plesso dove nell’atrio erano appesi i canestri. Ginnastica si fa lì, tra una classe e l’altra, nello spazio d’ingresso della scuola. Secondo il rapporto svolto da “Cittadinanzattiva” sulla sicurezza e qualità delle scuole, il 50% degli edifici esaminati è sprovvisto di una palestra. Il 25% si ritrova a fare motoria in cortile e il 16% non svolge proprio attività fisica.

Da un presidente del Consiglio ci si aspetterebbe qualcosa in più di un’idea da quattro amici al bar.



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