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Zia Caterina e il Dow Jones

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Senza saperlo, ha comprato dei veri e propri prodotti finanziari legati alla Borsa. Letto sul giornale, alla vigilia del terremoto borsistico, che le polizze di questo tipo sono a rischio, apre il cassetto dove in bell'ordine ci sono "i documenti", indossa i panni di Cat Woman e decide di andare a fondo...

Senza saperlo, ha comprato dei veri e propri prodotti finanziari legati alla Borsa. Letto sul giornale, alla vigilia del terremoto borsistico, che le polizze di questo tipo sono a rischio, apre il cassetto dove in bell'ordine ci sono "i documenti", indossa i panni di Cat Woman e decide di andare a fondo...

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Caterina va a letto e dorme sonni tranquilli sotto l'ala protettiva di Tosca, Dionisio, Calliope e Pliè. Chi sono? I nomi delle polizze assicurative in cui lei ha messo i suoi risparmi. Non c'entrano con l'assicurazione sulla vita. Di quella, se proprio uno vuole, ne basta una, e poi la zia Caterina ha 75 anni! No, le polizze da lei sottoscritte sono index linked, tradotto: collegate a un indice.

Senza saperlo, ha comprato dei veri e propri prodotti finanziari legati alla Borsa. Letto sul giornale, alla vigilia del terremoto borsistico, che le polizze di questo tipo sono a rischio, apre il cassetto dove in bell'ordine ci sono "i documenti", indossa i panni di Cat Woman e decide di andare a fondo, non nel senso vero della parola ovviamente.

Per prima cosa si accorge che in casa non ha nemmeno un prospetto informativo di quello che le è stato venduto. Allora va in banca, dove viene accolta dal direttore con un sorriso grande così: «È un po' preoccupata e vuole fare due chiacchiere?». Serafica come un angioletto, zia Caterina chiede le quotazioni delle sue polizze e i prospetti informativi: le prime non riesce ad averle (la faccenda è un po' complicata), i secondi messi tutti insieme raggiungono le 68 pagine.

Il direttore gliele consegna balbettando: «Cosa vuole, con questa crisi americana...». E lì Caterina capisce che cos'è la famosa globalizzazione: le emittenti delle sue polizze, quelle che poi dovrebbero garantirne il capitale, sono J.P. Morgan Chase, Merrill Lynch, Morgan Stanley.

Ne avrete sicuramente sentito parlare in questi ultimi anni e soprattutto in questi ultimi giorni. Si tratta di banche americane di investimento senza sportelli e correntisti, specializzate in prodotti finanziari. Alcune sono messe malissimo, altre un po' meno. Oh, ma lei è fortunata. Non ha Lehman Brothers (fallita), e nemmeno titoli islandesi (il Paese dei ghiacci è in bancarotta). E poi ora l'America con il piano del ministero del Tesoro da 250 miliardi di dollari sta comprando le banche più in difficoltà.

Sono sicura che zia Caterina non è l'unica in questi giorni a fare questa scoperta. Nel 2007 sono state collocate in Italia circa 14 miliardi di index linked, il 23 per cento circa della raccolta premi vita, proposti per la maggior parte dalle banche e dalle Poste. Prodotti con commissioni costosissime, che nei prossimi anni non daranno neanche una cedola di interesse e che rischiano di far perdere il capitale.

Senza avere un computer, comunque, è un po' difficile seguire le quotazioni. E zia Caterina non ce l'ha. Comunque, ora lei due o tre cose, sulla sua pelle, le ha imparate. Alle Poste, per esempio, ha chiesto lumi su alcuni buoni in suo possesso e ha scoperto che (anche quelli!) erano legati al Dow Jones, il più noto indice della Borsa di New York, creato negli Stati Uniti per valutare i ritmi di crescita della Borsa.

In altri tempi, la zia sarebbe andata in chiesa ad accendere una candela. Ma dopo aver sentito dire dal Papa che "I soldi sono nulla" ha rinunciato anche a questa consolazione. Ha fatto un'altra cosa. Ha preparato un reclamo alla banca e ha preso contatto con un avvocato dell'Adusbef (l'Associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi).

E lei, amante delle citazioni, a quella del Gattopardo che dice che "I patrimoni sono come le rondini, partono e non si sa se tornano" ha sostituito quella di Gianpiero Fiorani, l'ex banchiere indagato per la scalata ad Antonveneta, a cui hanno sentito dire, cinicamente: «I soldi sono come le unghie: prima o poi ricrescono».

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