del

Zucche o crisantemi, la morte fa paura

di Sara Sironi
Vota la ricetta!

L'antica festa celtica del culto dei morti è stata cristianizzata qualche secolo fa e ora la sua versione moderna ritorna a scristianizzare la solennità di tutti i santi (e defunti). Chi la fa l'aspetti, si potrebbe concludere, ma c'è qualcosa di più...

L'antica festa celtica del culto dei morti è stata cristianizzata qualche secolo fa e ora la sua versione moderna ritorna a scristianizzare la solennità di tutti i santi (e defunti). Chi la fa l'aspetti, si potrebbe concludere, ma c'è qualcosa di più...

Un caffè con Donna Moderna

Ne stiamo parlando su questo forum

Andata e ritorno: l'antica festa celtica del culto dei morti è stata cristianizzata qualche secolo fa e ora la sua versione moderna ritorna a scristianizzare la solennità di tutti i santi (e defunti). Viva la zucca, abbasso il crisantemo.

Chi la fa l'aspetti, si potrebbe concludere, ma c'è qualcosa di più e lo dimostra anche il dibattito che ogni anno torna a riaccendersi, soprattutto all'interno della Chiesa cattolica.

Non si tratta delle solite polemiche sul prevalere dei simboli cristiani o di quelli pagani (avete presente il tormentone natalizio "albero o presepe"?), qui c'è in gioco il tabù universale della morte.

Gli apocalittici vedono Halloween come una botola spalancata sopra l'abisso dello spiritismo (zucche vuote che rischiano di essere riempite da maghi profittatori o da sette sataniche), i tolleranti come una carnevalata d'importazione (zucche vuote che rischiano di essere riempite da troppo alcol o da troppi dolci, a seconda dell'età). I negozianti e i gestori dei locali, senza dimenticare gli ortolani, sono semplicemente contenti della nuova occasione di guadagno, sacra o profana che sia.

Resta il fatto che Halloween guadagna terreno, prova ne sia la contro-iniziativa del gruppo "Sentinelle del mattino" chiamata Holyween: propongono di tappezzare con i volti dei santi i balconi, le vetrine dei negozi, le facciate delle chiese e le porte delle case. Morti "buoni" contro streghe e zombie. E tanti parroci il primo novembre fingono di non sapere che il chierichetto assonnato che li affianca alla messa di Ognissanti scorrazzava la sera prima tra "dolcetti e scherzetti" vestito da diavolo (e si è divertito un sacco senza diventare una bestia di Satana).

Ma il punto è un altro: la nonna di quel chierichetto è morta due mesi fa e lui non ha potuto salutarla nella camera ardente perché i suoi genitori hanno detto che si sarebbe impressionato troppo. Pare che non si impressioni vedendo centinaia di morti in televisione, veri o finti che siano. È abituato e poi c'è il vetro davanti.

Sterilizziamo ogni giorno l'idea della morte nascondendo i segni del tempo che passa e girando al largo il più possibile dai cimiteri e dagli ospedali. Vestirci da scheletri una volta all'anno forse esorcizza la paura, ma poi affrontiamo la realtà o dribbliamo sempre la coscienza?

Dare un senso alla morte, rispondere agli interrogativi che la fine della vita ci pone non è una questione "cristiana" o "pagana", ma umana. Ritualizzare la memoria di chi ci ha preceduto su questa terra (con la visita al cimitero, con l'accensione di un lume, con simboli antichi e moderni modellati sulle diverse sensibilità e tradizioni locali) è davvero utile per vivere meglio il presente e sperare nel futuro.

Fanno riflettere le parole del monaco Enzo Bianchi: "Tutti gli uomini portano nel cuore il senso dell'eternità, anche quelli che non sanno da dove vengono e dove vanno, anche quelli che non sanno leggere l'azione di un Dio Creatore. La morte resta un enigma perché stronca le nostre relazioni, i nostri amori, le nostre comuni speranze, ma questo enigma chiede di essere assunto affinché lo viviamo nella verità del ricordo e nella consapevolezza che per noi poveri esseri mortali solo l'amore è più forte della morte, più tenace degli inferi."

Vivere All Hallows' Eve  con il sale in zucca dà più gusto alla festa? Di' la tua

 

 

 

Un caffè con Donna Moderna