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Cinque propositi per il 2016. Buoni e quindi chic

Cinque buoni propositi per il 2016. Che ci aiutano a conquistare quello chic che viene da dentro e che non teme gli anni che passano

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Cinque buoni propositi per il 2016. Che ci aiutano a conquistare quello chic che viene da dentro e che non teme gli anni che passano

Prima che il nuovo anno smetta di sembrarci nuovo (cosa che succederà tra pochissimo) mi unisco al rituale di inizio, che comprende le riflessioni sull'anno passato e soprattutto i buoni propositi per quello che sta cominciando.

Del 2015 hanno parlato in molti e con cognizione di causa, e quindi mi astengo. Dei buoni propositi anche hanno scritto in moltissimi, chi in modo più personale e chi con un occhio più attento al mondo. In questo caso non mi astengo, perché leggendo e riflettendo su tutto quello che è stato scritto, mi sono ritrovata a pensare a 5 parole che io terrò come guida per il mio 2016 e che mi piace condividere con voi amiche e lettrici.

Cosa c'entrano con lo chic, mi direte voi? Forse hai chiuso Chic After Fifty e aperto un blog di filosofia spicciola? No no no. E' che come sapete io penso che lo chic venga da dentro di noi e non sia solo un'attitudine esteriore. E non penso nemmeno che sia naturale. Penso che sia un modo di essere, che alla fine si esprime anche attraverso le scelte di abbigliamento. Ma comprende un modo di parlare, un modo di stare con gli altri, un modo di lavorare, anche un modo di guardare al mondo e partecipare alla vita, che è frutto di tante scelte, piccole e grandi.

Allora guardando indietro all'anno che è passato, al mio personale 2015 ma anche a tutti gli accadimenti, alle cose successe agli amici e ai conoscenti, a quello che è stato postato sui social network, a quel che i giornali hanno selezionato per noi, per il 2016 vi propongo queste cinque parole:

SCEGLIERE. Che vuol dire anche rinunciare. Non essere ingordi. Non solo non volere tutto, ma soprattutto non voler fare tutto. Questa è una malattia tipicamente femminile, temo. Però cominciare a decidere che cosa conta per noi è il primo passo. Scegliere che cosa è importante e lasciar perdere quello che lo è meno. Perché sappiamo qual è il rischio di non scegliere: che il tempo, il caso e la necessità decidano per noi. Invece fermarsi un attimo, che sia di fronte alle troppe incombenze per trascurarne alcune, o alle troppe opportunità per rinunciare a qualcuna, sarà una buona scuola.

CURARE. Mettere attenzione in quello che si fa, qualunque cosa sia. Smettere di credere che il multitasking sia una cosa naturale, opportuna, redditizia. Rendersi conto che fare una cosa alla volta fa bene e funziona. Se faremo qualcosa di meno pazienza. Ci saremo rese conto di tutto quello che abbiamo fatto e di come l'abbiamo fatto, in compenso. Ma ovviamente dobbiamo aver abbandonato la pretesa di fare tutto. Se si comincia scegliendo quello che si vuole fare, poi lo si può fare con cura. E fa un gran bene all'animo.

APPREZZARE. Elizabeth Gilbert, la scrittrice di Mangia, prega, ama, da cui è stato tratto l'omonimo film con Julia Roberts) ha cominciato qualche anno a trascrivere, ogni giorno su un bigliettino, un piccolo momento di gioia, e poi a mettere il bigliettino in un barattolo. Per essere sicura di ricordarsi, alla fine di un anno ma anche oltre, quanti sono i momenti di piccola felicità che abbiamo nella vita. Anche senza bigliettini e barattoli, credo che apprezzare le piccole gioie di ogni giornata non solo sia fondamentale (e lo ha scritto anche papa Francesco nella sua bellissima lettera di fine anno), ma ci dia anche la dimensione di quanto spesso ci lamentiamo inutilmente. E se non sopportiamo i lamenti altrui, come possiamo tollerare i nostri?

FARE LA PROPRIA PARTE. Ovvero guardare a quello che facciamo noi invece che a quello che fanno gli altri. Dai, siamo onesti e diciamocelo: quante volte invece di guardare se abbiamo fatto bene il nostro lavoro ci occupiamo di quello che hanno fatto gli altri? Quante volte usiamo il fatto che qualcuno non abbia fatto il suo dovere per giustificare di non aver fatto il nostro? Quante volte ci lamentiamo del successo altrui invece di guardare se abbiamo davvero fatto tutto quel che potevamo? Le ingiustizie esistono, come no. Ma se facciamo bene la nostra parte, gli altri diventano secondari. C'è un benessere che ci invade, quando abbiamo fatto bene quel che dovevamo e volevamo fare. Non vorremo privarcene, no?

LASCIARE. Questa è forse la parola più difficile. Eppure. Tutto deve finire per fare posto ad altro, nel divenire continuo che è la vita. Conservare tutto, le cose materiali e quelle immateriali soprattutto, ci rende pesanti e meno pronti. Il mondo è veloce e più zavorre abbiamo più siamo lenti. Lasciare richiede che si scelga, prima. Lasciare richiede che ci sia allenati a concentrare gli appoggi, le certezze. le convinzioni, le sicurezze, dentro di noi e non fuori. Richiede che abbiamo accettato i rischi, i "termini e condizioni" che vivere appieno implica. Ma siamo signore around fifty, mica principianti...

E sarebbe chic, tutto questo? Ma certo che sì! Fascino ed eleganza non vengono forse dalla scelta, dalla cura, dalla misura, dal sapere stare al proprio posto, dal godere delle piccole belle cose, dal saper rinunciare a quello che non ci fa bene?


Che ne pensate?

Io come sempre aspetto i vostri commenti.

E intanto vi auguro che il 2016 sia il vostro anno migliore!

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